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07/08/2020

Slitta la legge elettorale, spaccato anche il Pd Leu attacca sugli appalti

Il Sole 24 Ore - Barbara Fiammeri

RIFORME
Il governatore Pd Bonaccini: il sistema di voto non preoccupa gli italiani
Tutti contro tutti. Sulla legge elettore si spacca il Pd mentre al Senato Leu si è messa sulle barricate contro le norme sulle semplificazioni degli appalti. A guidare la rivolta è la stessa capogruppo Loredana De Petris che dalla sua ha in parte anche i Cinquestelle. La tensione è altissima, tant'è che ieri il premier Giuseppe Conte ha convocato una riunione di maggioranza. Nel frattempo si apre la crepa nel Pd sulla legge elettorale. «Sinceramente non lo so, capisco l'importanza della legge elettorale, ma in questo momento l'apprensione degli italiani è sulla ripresa economica dovuta alla crisi della pandemia». A parlare è Stefano Bonaccini. Il Governatore dell'E milia Romagna non ci va certo leggero. Anche perché chi in questi giorni ripetutamente chiede una accelerazione sulla legge elettorale è il segretario del suo partito, ovvero Nicola Zingaretti, che solo due giorni fa ha dato una sorta di aut aut agli alleati della maggioranza chiedendo che entro il 20 settembre arrivi almeno un primo sì da parte del Parlamento. In caso contrario il sì dei dem al referendum sul taglio dei parlamentari non è più scontato visto che senza una riforma elettorale in senso proporzionale non vi sarebbero adeguate garanzie di rappresentanza e di equilibrio istituzionale. Bonaccini però non sembra altrettanto preoccupato e si schiera apertamente per il sì fin da ora: «Penso che si può fare anche con meno di mille parlamentari in questo Paese» ma «non mi pare il problema che attanaglia le preoccupazioni degli italiani». Una posizione quella del Governatore emiliano-romagnolo che non è affatto isolata. Alzare la voce, su un tema tradizionalmente di scarsissimo appeal come la legge elettorale, per di più in un momento come questo, rischia di trasformarsi in un vero e proprio boomerang. Così come la "minaccia" di votare al referendum "No" al taglio dei parlamentari, che sarebbe difficilmente comprensibile e per di più perdente. «Gli alleati confermino la loro vo - lontà adesso, poi sulla legge elettorale vediamoci il 22 settembre, dopo le elezioni regionali», suggerisce Andrea Marcucci, presidente dei senatori dem, contraddicendo così il suo omologo alla Camera Graziano Delrio, che aveva invece sollecitato l'intervento dello stesso premier Giuseppe Conte. Per Marcucci il rinvio a dopo il 21 settembre a questo punto è scontato. Anche perchè il risultato che arriverà dalle urne non sarà ininfluente sulle scelte (non solo per la legge elettorale) tanto all'interno della maggioranza che nell'opposizione. La (ri)apertura di Matteo Renzi al proporzionale così come la disponbilità manifestata dal forzista Renato Brunetta «possono far sperare - insiste Marcucci - in una nuova consapevolezza sul sistema elettorale». Cioè in una maggioranza più ampia di quella che sostiene il Governo. Si vedrà. Certo è che non è solo con legge elettorale che si può garantire il riequilibrio fatto saltare dal taglio dei parlamentari. Il leghista Roberto Calderoli, dopo aver definito una «follia» intervenire sulla legge elettorale senza conoscere l'esito del voto referendario, ha avvertito che se non si interviene per tempo sui regolamenti di Camera e Senato all'indomani del taglio dei parlamentari il Parlamento non sarebbe in grado di funzionare.