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10/04/2020

«Slancio all’economia se riparte l’edilizia»

La Gazzetta Del Mezzogiorno

CORONAVIRUS L'ITALIA CHE VUOLE RIALZARSI
Giudizio ancora sospeso sui provvedimenti di emergenza
MICHELE DE FEUDIS l «Sostenere il settore delle costruzioni significa dare linfa ad uno degli ambiti produttivi che da maggiore slancio al Pil italiano. Ma bisogna farlo evitando le criticità presenti negli ultimi provvedimenti»: l'architetto barese Beppe Fragasso, presidente di Ance Bari e Bat, spiega alla Gazzetta le difficoltà del mondo dei costruttori e le aspettative per interventi correttivi del governo al fine di rendere più efficace la ripartenza delle aziende. Architetto Fragasso, come affrontano questa crisi le aziende dell'edilizia? «Il 90 per cento delle imprese d'Italia è fermo per il codice Ateco, salvo le ditte che fanno manutenzioni su asset strategici come ospedali, strade o istituzioni. C'è molta tensione tra gli imprenditori perché le spese generali aumentano e non ci sono ricavi». Quali le maggiori difficoltà dopo i provvedimenti governativi? «Con il decreto del Covid, l'Inail - già interpellata - continua a sostenere che il dipendente che si ammala va messo in malattia da parte dell'im presa. Questa fattispecie non ci convince e ci fa tremare: è legittima la malattia di un lavoratore che ha un incidente in un cantiere, ma nel caso del Covid il lavoratore passa da noi 8 ore su 24 e 5 giorni su sette. Non si capisce perché l'impresa debba essere responsabile della malattia del dipendente. Noi auspichiamo che, a meno del dolo, non venga imputata come malattia professionale ma come pandemia. Al riguardo la posizione dei sindacati è ostile, ma noi abbiamo tutto l'interesse ad assistere i lavoratori dotandoli di tutti i Dpi previsti». I decreti prevedono la sanificazione dei luoghi di lavoro. «È facile sanificare un ufficio, quasi impossibile fare questa operazione su un cantiere. Poi nell'edilizia si lavora almeno in due. E tante operazioni si svolgono a distanza inferiore al metro... Allo stato non abbiamo protocolli che normano queste attività». Sul piano fiscale che aspettative avete? «Riscontriamo come le imprese che effettuano lavori pubblici non ricevono più l'iva non compensata da Stato e enti pubblici. Ci sono tre miliardi di iva in pancia allo stato. Dobbiamo indebitarci con il decreto liquidità, vorremmo almeno aver indietro i soldi nostri...». Il decreto "liquidità" vi soddisfa? «Per il momento si parla di cifre solo accennate, non ancora stanziate. E ci sono problematiche evidenti: con la garanzia del 100% l'erogazione può essere rapida, seppure si tratti di prestiti che possono avere come massimo il 25% del fatturato dell'anno precedente. E sono da restituire in 6 anni. Se la copertura è del 90% tutto cambia: per il restante 10% l'azienda deve essere affidabile dal punto di vista bancario. In caso contrario, e può accedere anche per le sofferenze del momento, si ferma la procedura. Temiamo così che si siano annunciate misure per il settore, ma le imprese avranno difficoltà a beneficiarne». Non convince in pieno? «Il nostro settore dovrebbe essere privilegiato in questa fase di crisi: è trainante e trasversale e muove insieme per ogni euro speso nell'edilizia, altri tre negli altri settori. Mettere soldi nell'edilizia, come ha capito il governo italiano ma soprattutto quelli europei, significa dare fiato a tutta l'eco nomia. Vediamo poca attenzione al settore, spesso vera Cenerentola dell'industria». Il settore privato ha richieste specifiche? «L'edilizia privata propone che l'ac quisto della prima casa sia equiparato nelle detrazioni all'ecobonus o al sismabonus, aumentando l'appeal per queste operazioni. Nel settore dei lavori pubblici chiediamo procedure velocizzate, rispetto all'attuale codice degli appalti. La stessa Anci ha chiesto procedure rapide per appaltare con facilità». Alla ripresa nelle prossime settimane c'è rischio licenziamenti nel settore? «Molte imprese potrebbero non riaprire se non si interviene in tempo. Chiediamo agli enti locali di fare pressione. Emiliano ha invitato le stazioni appaltanti a pagare gli stati di avanzamento lavori. Ma non c'è una sola stazione appaltante che abbia risposto all'appello del presidente. I funzionari pubblici prima avevano il timore della firma, ora lo hanno ancora di più...».

Foto: BEPPE FRAGASSO (ANCE) Credito, previdenza, malattia: misure ancora parziali. «Eppure un euro nelle costruzioni ne muove tre in altri settori»


Foto: COSTRUTTORI L'arch. Beppe Fragasso


Foto: CANTIERI E CRISI Molte imprese a rischio chiusura dopo la ripresa