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11/07/2020

«Sistema legislativo datato ecco il flop decreti attuativi»

Il Mattino

«Il bicameralismo paritario va corretto però il taglio dei parlamentari non aiuterà»
Gigi Di Fiore
Luciano Violante, già magistrato e docente di diritto penale, parlamentare dal 1979 con il Pci, poi nel Pds e nei Ds, è stato presidente della Commissione parlamentare antimafia e presidente della Camera dei deputati dal 1996 al 2001. Da poco più di un anno, è presidente della Fondazione Leonardo.
Presidente Violante, sono troppi i decreti attuativi che mancano per avviare gli interventi previsti dai decreti legge del governo sull'emergenza coronavirus?
«Ne mancano molti e ne sono stati fatti molti. Il ritardo c'è, spesso determinato dalla scarsa chiarezza delle norme da applicare. Ma la questione centrale riguarda l'inadeguatezza del nostro meccanismo legislativo pensato a metà degli anni Quaranta del secolo scorso».
Pensa che sia ormai un meccanismo superato?
«Credo di sì. Per applicare le norme, in relazione a differenti materie e tempi, passiamo attraverso decreti legge, decreti legislativi, leggi delega al governo, conversioni in legge, maxi-emendamenti e fiducie, che rendono molti interventi sempre precari e temporanei».
Significa che le norme da attuare restano troppo tempo indeterminate e finiscono per non essere quelle annunciate all'inizio?
«Proprio così, e anche questo è uno dei motivi per cui chi nei Ministeri deve farlo, prima di scrivere i decreti attuativi, attende di conoscere quale sia la norma definitiva da rendere applicabile e quale sia il significato che a quella norma il Parlamento ha deciso di dare».
Per paradosso, sembra quasi che i decreti legge, che dovrebbero assicurare più rapidità, siano quasi meno tempestivi delle leggi ordinarie. È così?
«Non proprio, sicuramente la legge ordinaria ha tempi di attuazione molto più lunghi. È il procedimento legislativo in sé, come dicevo all'inizio, che mostra le sue crepe dopo tanti anni».
La riforma sulla composizione del Parlamento, sottoposta a referendum, migliorerà le cose?
«Non credo. Anzi, se nel referendum prevarrà il SI, il Senato si troverà in gravi difficoltà».
Perché?
«Quello che in Senato fanno 315 parlamentari dovranno farlo 200. E gli adempimenti resteranno invariati. La riforma risulterà invece meno gravosa per i deputati che si ridurranno da 630 a 400. A mio avviso se vogliamo che il Parlamento funzioni, si dovrà correggere il bicameralismo paritario, con le due Camere che fanno le stesse cose. ».
Cosa si dovrebbe fare per migliorare il nostro sistema legislativo?
«Il voto finale su tutte le leggi, tranne quelle costituzionali e i Trattati internazionali, spetterebbe sempre alla Camera; alla Camera spetterebbe anche il voto di fiducia; il Senato potrebbe entro termini brevi richiamare le leggi approvate dalla Camera e proporre emendamenti. Dovrebbe inoltre esercitare le funzioni che oggi spettano alla Commissione Stato-Regioni e svolgere funzioni di controllo sulla spesa pubblica».
Meglio intervenire con la nomina di commissari e l'utilizzo di norme eccezionali?
«In alcuni casi può essere indispensabile, ma bisogna sapere che, terminata la fase di eccezionalità, si ritornerebbe alla normalità. Il vecchio assorbe sempre il nuovo. Basti ricordare quello che è avvenuto per la riforma del processo del lavoro».
Cosa è avvenuto?
«Le nuove regole son state via via divorate dalle vecchie».
Neanche intervenire sul codice degli appalti può servire?
«Il codice degli appalti è frutto di un'altra stagione, quella del sospetto su tutti e per tutti. Che sia migliorabile è un'illusione. Sicuramente, una strada sarebbe non semplificare ciò che è complesso; ma accantonarlo e varare nuove regole ispirate non più al sospetto, ma alla fiducia. I nostri concorrenti in Europa hanno processi decisionali più rapidi e meno vincoli burocratici. Questo ci penalizza. Sono sempre più convinto che si debba abbandonare la cultura delle diffidenza. Lo Stato diffida dei cittadini e i cittadini dello Stato e o tra loro; così le procedure si complicano e agire diventa un rischio».
Anche nell'esperienza dell'emergenza coronavirus questo è stato un limite?
«Era ed è una condizione che non ha precedenti. Abbiamo certamente fatto degli errori, come era inevitabile. Ma siamo stati tra i Paesi che hanno reagito meglio e i cittadini nella loro maggioranza sono stati un esempio di responsabilità civile».
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