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18/11/2020

Sisma, appalti e minacce Giovanardi va a processo

La Repubblica - Rosario Di Raimondo

Il caso
Pressioni, minacce, una «illegittima e martellante attività intimidatoria», per far togliere l'interdittiva antimafia che impediva a due aziende in odor di 'ndrangheta di partecipare agli appalti post-terremoto in Emilia. L'ex senatore Carlo Giovanardi va a processo con le accuse di minacce a corpo politico, amministrativo e giudiziario dello Stato e rivelazione di segreti d'ufficio. ● a pagina 11 Una «illegittima e martellante attività intimidatoria» nei confronti delle Istituzioni per abbattere il muro dell'interdittiva antimafia che impediva a due aziende in odor di 'ndrangheta di partecipare agli appalti post-terremoto in Emilia. L'ex senatore Carlo Giovanardi va a processo con le accuse di minacce a corpo politico, amministrativo e giudiziario dello Stato e rivelazione di segreti d'ufficio. Lo ha deciso il tribunale di Modena, che ha accolto la richiesta di giudizio immediato della procura. Prima udienza il 15 dicembre.
Questa storia, ricostruita dai pm Giuseppe Amara e Monica Bombana proseguendo il lavoro della Dda di Bologna, comincia il 17 giugno 2013. Il "Gruppo interforze" che si riunisce in prefettura a Modena ritiene valido il pericolo di infiltrazioni che possono condizionare la Bianchini Costruzioni S.r.l.: niente accesso alla "white list", l'elenco delle imprese pulite per partecipare agli appalti. Augusto Bianchini e la moglie Bruna Braga giocano un'altra carta: fare entrare nella lista la ditta "Ios", con a capo il figlio Alessandro. L'escamotage non riesce. Comincia così una lunga catena di pressioni che s'interrompe solo nel 2015, quando vengono arrestati, tra gli altri, i vertici della famiglia Bianchini nell'ambito dell'inchiesta "Aemilia". Parte anche un altro filone d'indagine, coordinato dalla pm Beatrice Ronchi, sulle «talpe in prefettura» a Modena, che vede già a processo 11 persone fra cui l'ex viceprefetto Mario Venturi. In questo contesto emerge il ruolo di Giovanardi. L'ex senatore, secondo le accuse, si prodiga per fare ammettere Bianchini nella "white list". Grazie a funzionari infedeli ottiene accesso ad atti segreti. Presenta interrogazioni parlamentari. Minaccia alti ufficiali. Il 17 ottobre 2014, in un bar di Modena, incontra il comandante provinciale dei Carabinieri Stefano Savo e il capo del Reparto operativo Domenico Cristaldi. Racconterà Savo: «Ha detto espressamente che qualcuno avrebbe dovuto rispondere dei danni derivanti da questi interventi». Davanti ai Bianchini, Giovanardi assicura di aver avuto una «rissa» con questore e prefetto: «Gli ho detto: "Guardate, ragazzi... à la guerre comme à la guerre, io questa roba faccio tutta una interrogazione. Con Bianchini, io se fossi in lui, verrei qua con la rivoltella vi ammazzo tutti così do un precedente". Gli ho detto così. "Vi rendete conto che state facendo delle robe folli, folli!"». Il 28 ottobre Giovanardi ha scritto alla presidenza del Senato per chiedere un intervento. «Nessuno mi accusa di aver preso un centesimo o di conoscere qualcuno della 'ndrangheta - dice a Repubblica -. La mia accusa sarebbe che con la mia attività avrei intralciato e violato segreti. La legge dice che i parlamentari hanno una funzione ispettiva, la mia funzione era anche quella di interessarmi della vita e della morte delle aziende. Così viene criminalizzata l'attività parlamentare. Chiederò che tutto vada alla Corte costituzionale». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: kA giudizio Carlo Giovanardi


Foto: kEx senatore Carlo Giovanardi