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12/09/2018

«Sigillo di Stato» sul ponte, lo scoglio Ue

Avvenire - EUGENIO FATIGANTE

Toninelli punta su Fincantieri, pronto "decretone". Ancora lite con gli enti locali Il Cdm in settimana. Si valuta anche procedura ristretta a 3-5 soggetti. Più utili reinvestiti per la manutenzione. Non c'è per ora il tema nazionalizzazione
l decreto per Genova è quasi pronto e andrà in Consiglio dei ministri venerdì, o forse già domani. Ma il nodo principale per il via libera è ancora da sciogliere e dipende dal confronto avviato con la Commissione Europea: se affidare direttamente o no la ricostruzione del ponte di Genova a Fincantieri possa costituire o no un "aiuto di Stato". È da questa trattativa che dipende la versione finale dell'atteso provvedimento per aiutare il capoluogo ligure a rialzarsi dopo il crollo di un mese fa, il 14 agosto. Il testo sarà un cosiddetto "decretone": in esso confluiranno non solo gli aiuti alle famiglie e quelli fiscali alle imprese, ma anche una serie di misure per le infrastrutture, a partire appunto dalla deroga per procedere con Fincantieri. Una decisione, quella di escludere Autostrade dalla ricostruzione, su cui il governo va avanti compatto, ma su cui si riaccende la contrapposizione con gli enti locali. I contenuti del decreto in arrivo sono stati illustrati ieri dal ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, in un'audizione alla Camera. Mentre il governatore ligure Giovanni Toti ha smorzato con una battuta la polemica sulla nomina del commissario per la ricostruzione: senza un ulteriore decreto, ha detto, rimane una «figura mitologica come l'ippogrifo». Il decreto preannunciato da Toninelli, cui stanno lavorando 4 ministeri (oltre a Infrastrutture, anche Economia, Sviluppo e Lavoro) e che si punta ad approvare in settimana, ha l'obiettivo di «far ripartire una delle città economicamente più strategiche del Paese». Ma conterrà anche nuovi strumenti per tutte le infrastrutture, dalla mappatura ai sensori. E, soprattutto, intende sciogliere il nodo della ricostruzione del ponte. Il governo vuole il «sigillo dello Stato» (e su questo è «compatto», assicura Toninelli) e intende procedere con l'affidamento senza gara a Fincantieri, società controllata dal Tesoro tramite Fintecna: per farlo inserirà nel decreto una deroga al Codice degli appalti del 2014, ora al vaglio di Bruxelles, da dove fanno sapere che l'esecutivo Ue valuterà le richieste italiane. Ma si sta già studiando anche una contromossa: una procedura ristretta a 3-5 soggetti. Ma sul punto le istituzioni locali continuano a pensarla diversamente. «È scritto nel contratto di concessione che Aspi deve ricostruire le infrastrutture danneggiate durante la sua gestione, a meno che dal governo non venga un decreto preciso», avverte il sindaco di Genova, Marco Bucci. E Toti si interroga su quali vantaggi avremmo se il governo anticipa i soldi per il nuovo ponte, rivalendosi poi su Autostrade. Più cauto, il sottosegretario leghista Rixi puntualizza che «Autostrade non ha mai costruito un viadotto o ponte di quel tipo». Nel mirino del governo resta intanto tutto il sistema delle concessioni autostradali su cui Toninelli prepara «un segnale di svolta ben preciso»: d'ora in avanti tutti i concessionari saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nella manutenzione, annuncia il ministro che nei prossimi giorni convocherà tutti i concessionari chiedendo un programma degli interventi. Nello specifico di Autostrade, si va avanti con il procedimento di revoca della concessione. La società, comunque, replica sulla manutenzione: «Sull'intera rete dal 2000 al 2017 la società ha speso 5,141 miliardi di euro, più degli impegni previsti dalla concessione»; e sul solo ponte Morandi, tra il 2015 e il '18 c'è una media di 5 giornicantiere su 7 giorni. Ma i dossier caldi non si fermano a Genova. A Venezia c'è il Mose, su cui si assiste ad una «sorta di paralisi» da parte del "Consorzio Venezia Nuova" che deve realizzare l'opera per conto dello Stato: «Inadempienza - avverte Toninelli - ingiustificata e pericolosa, che rischia di aggravare le condizioni di manutenzione». Infine, il tema Fs-Anas (fusione voluta da Gentiloni): le due società non staranno più insieme, si sta studiando se procedere con una scissione interna alla holding Fs o per decreto.

Foto: Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, durante la visita dopo il crollo del ponte Morandi.


Foto: (Ansa/ Alessandro Di Marco)