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30/11/2018

Sicurezza, mezzi ok ma usati male

ItaliaOggi - DOMENICO CACOPARDO

La percentuale delle forze di polizia sugli abitanti è superiore a quella dei paesi civili
Si punta sulla punizione anziché sulla prevenzione
Con 36 defezioni a 5Stelle, la camera ha approvato in via definitiva il cosiddetto «decreto sicurezza», il provvedimento cioè voluto da Matteo Salvini, ministro dell'interno e vicepresidente del consiglio dei ministri, per attuare la svolta più volte annunciata sul tema immigrazione e lotta alla criminalità. Punti signifi cativi da sottolineare sono: -l'abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e la sua sostituzione con un permesso speciale e temporaneo per motivi di salute, per calamità naturale o per particolare valore civile. In sostanza, la norma si discosta dalla nozione di diritti umani di cui alla dichiarazione 10 dicembre 1948 dell'Assemblea delle Nazioni Unite nella quale, all'art. 1 è stabilito: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti ...». Le ragioni umanitarie, di cui alla precedente stesura legislativa, quindi sono un concetto molto più ampio, giacché riguarda ogni lesione di quest'art. 1: - il passaggio da 3 a 6 mesi del trattenimento degli stranieri nei centri di permanenza per il rimpatrio; - la revoca della protezione a chi commette reati; - l'allungamento dei tempi per la concessione della cittadinanza italiana (per la quale è condizione indispensabile la conoscenza della lingua italiana); - l'estensione del braccialetto elettronico agli stalker; - la notifi ca alla autorità di P.S. dei noleggi di furgoni e camion e degli affi tti brevi (meno di un mese, in funzione antiterrorismo, ma anche anti-Airbnb, il sistema internazionale di locazione breve, nel quale l'evasione fi scale è quasi totale e che penalizza il sistema degli alberghi, delle pensioni e dei B&B); - la dotazione della pistola elettrica anche alla polizia locale; - norme antioccupazioni abusive; - arresto ai parcheggiatori abusivi recidivi. Questo passo legislativo completa il proprio iter in contemporanea con il caso di Monte San Savino (Arezzo): qui il titolare di un'azienda di gomme per auto e biciclette, Fredy Pacini, 57, ha ucciso un ladro che vi si era introdotto. Pacini da 4 anni e dopo 38 furti aveva deciso di dormire in azienda per tutelarla da possibili nuovi attacchi. Ai Carabinieri, in realtà, risultavano due furti nel 2014 e quattro tentativi successivamente. In proposito, il gommista ha dichiarato di avere smesso di denunciare vista l'assenza di risultati. Una risposta convincente e per ragioni note a chi ha avuto esperienze analoghe. La procura della repubblica di Arezzo ha aperto un fascicolo d'inchiesta in relazione all'ipotesi di eccesso di legittima difesa. Il ministro dell'interno Salvini, invece, ha chiamato l'interessato per manifestargli direttamente la solidarietà che aveva già pubblicamente affermato: «Io sto con chi si difende». Non c'è dubbio che i due eventi (decreto-legge e posizione del ministro) incideranno positivamente sugli indici di popolarità di Salvini e della Lega, conducendola oltre i dati da primato già ottenuti. E il mal di pancia di 36 deputati a 5Stelle accentuerà addirittura il travaso di consensi già in corso tra i soci di governo. Non c'è che da prenderne atto e aspettare gli effetti delle nuove norme, non senza riproporre qualche rilievo di merito. Con il decreto-sicurezza si conferma una linea che ha prodotto già molti, troppi errori. Quella di privilegiare la repressione rispetto alla prevenzione. Una scelta che va al di là dell'orizzonte di questo governo, visto che risale, addirittura, a Matteo Renzi che mise alla testa dell'Autorità anticorruzione (una superfetazione amministrativa, foglia di fi co della cattiva coscienza del mondo politico) un magistrato penale ( Raffaele Cantone) e non un esperto di procedure, e al suo collaboratore Graziano Delrio che (con la collaborazione del medesimo Cantone) ha licenziato un nuovo codice degli appalti il cui unico effetto visibile è stato quello di bloccare il mondo delle costruzioni. Abbiamo sempre sostenuto e sosteniamo ancora che, anche in materia di pubblica sicurezza, la prevenzione vale molto di più della repressione. E non per motivi teorici o ideologici. Ma per motivi concreti e pratici. Benché il numero degli addetti (dai magistrati all'ultimo agente) al comparto sicurezza sia il più alto d'Europa (per abitante) 278 mila (59 milioni), contro i 243 mila della Germania (80 milioni) e i 203 mila della Francia (65 milioni) il che significa che in termini percentuali nel nostro paese ci sono molti più operatori per mille abitati di quanti non ce ne siano altrove in Europa - e poi il dato italiano non comprende le polizie municipali (60 mila uomini), i vigili del fuoco (altre 31 mila unità) e la polizia penitenziaria (38 mila) - non c'è maggiore sicurezza in Italia, anche perché il passaggio dei casi dalla Polizia all'autorità giudiziaria costituisce una strozzatura del sistema. La durata media di un grado del processo penale collegiale è di 707 giorni, monocratico di 534. Se moltiplichiamo per tre gradi di giudizio andiamo oltre i 6 anni nel primo caso oltre i 4 nel secondo. Per carità di patria non andiamo avanti nel fornire in numeri del disastro, rispetto al quale la corporazione (magistratura) non riesce a esprimere una posizione coerente all'interesse del servizio da fornire alla comunità nazionale, rimanendo ancorata ai piccoli problemi, appunto, corporativi e alla difesa della condizione di predominanza generale dei pubblici ministeri che, però, non ha portato il sistema da nessuna parte. Rimane questo uno dei buchi neri che pesano sulla competitività nazionale, sul prestigio del Paese e sui condizionamenti di una presenza criminale unica e singolare. È questa la ragione per la quale il governo dovrebbe proporsi di trasformare il buco nero in una normale amministrazione dedita a fornire il «servizio giustizia» in tempi comparabili con quanto avviene nelle altre nazioni, sotto questo profi lo, più civili. Aspettarsi qualcosa dal ministro Alfonso Bonafede è inutile: si tratta di colui che, di fronte alla malattia (la lunghezza dei processi) ha proposto la sua cronicizzazione (cioè l'abolizione della prescrizione). Ma rimane in campo, tuttavia, la possibilità di intervenire sul fronte forze di polizia. Non parliamo di abolire due dei tre corpi (Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza) che sarebbe l'unica misura di reale razionalizzazione. Ma parliamo di integrazione di personale e strumenti, al di là del già compiuto. C'è dell'altro, ma, purtroppo, non c'è tempo e spazio per parlarne oggi. Anche se la casa brucia. www.cacopardo.it © Riproduzione riservata Con il decreto-sicurezza si conferma una linea che ha prodotto già molti, troppi errori. Quella di privilegiare la repressione rispetto alla prevenzione. Una scelta che va al di là dell'orizzonte di questo governo, visto che risale, addirittura, a Matteo Renzi che mise alla testa dell'Autorità anticorruzione (una superfetazione amministrativa, foglia di fi co della cattiva coscienza del mondo politico) un magistrato penale (Raffaele Cantone) e non un esperto di procedure

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