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16/06/2020

«Si torni in classe senza mascherina dal 14 settembre L’election day il 6»

La Nuova Venezia - Albino Salmaso

Zaia critica i ministri D'Incà e Azzolina: confusi e inconcludenti Le Regioni stanno elaborando la linee guida per riaprire le scuole
Albino Salmaso / veneziaSegnatevi la data del 15 luglio: tutti i vincoli del Covid cancellati perché la pandemia è dissolta. Sarà così? Si ridiventa liberi ma resta un interrogativo: e a scuola quando si torna? «Se dipendesse dal Veneto, il 14 settembre sarebbe la data ideale a patto di votare la domenica prima. Il governo trovi il coraggio di fissare l'election day il 6 settembre e non il 20. Così evitiamo di bloccare le lezioni per insediare i seggi. Sia chiaro, è un insulto dire che io tengo in ostaggio il presidente Mattarella per la cerimonia di Vo': nessuna Regione ha fissato il calendario scolastico perché tutti attendono l'election day. Chissà che entro domani venga deciso». Luca Zaia ormai ci ha preso gusto: anticipa sempre le mosse di Palazzo Chigi con un mix di pragmatismo. Sul cibo take-away, sulle discoteche e anche sulla scuola il Veneto ha dettato le linee guida d'intesa con Bonaccini. E al ministro D'Incà che critica il "caos delle ordinanze" ribatte: «È vero, buttiamo il cuore oltre l'ostacolo ma in perfetta sintonia con i Dpcm. Il ministro dovrebbe sapere che la stessa ordinanza del Veneto l'hanno adottata il Friuli, l'Emilia, la Liguria, la Toscana. Toti ha aperto le sagre prima di tutti. Qui si vuole solo parlare male del Veneto. Se D'Incà non è d'accordo impugni l'ordinanza alla Consulta».L'orizzonte poi si allarga alla riapertura delle scuole: le linee guida le stanno elaborando le Regioni, pronte a giocare d'anticipo di fronte «alla assoluta inerzia del ministro Azzolina». Il Veneto ha escluso le barriere di plexiglas e intende abolire la mascherina in classe: basterà il distanziamento di un metro come nei ristoranti, sale di cinema e teatri. Con il gel igienizzante e il ricambio d'aria. Il fronte delle Regioni marcia compatto convinto di piegare la burocrazia romana del Cts, che non ne ha azzeccata una: la ripresa dei contagi dopo la fine del lockdown non c'è stata. «Se quello che passa il convento porta la firma di Azzolina, la scuola non si apre più: faremo da soli» dice Zaia .A sostegno della sua analisi sottolinea due dati: il 4 maggio 1 milione e 200 mila veneti sono tornati al lavoro e gli scienziati avevano previsto una forte ripresa dei contagi, ma si sono sbagliati. Il 4 maggio c'erano 1.056 ricoverati, oggi sono scesi a 271 e le terapie intensive si sono svuotate da 99 a 13 pazienti». Ultima questione:gli Stati Generali di Villa Pamphili. Zaia non è stato invitato ma dal suo tg web snocciola 5 consigli al premier per far ripartire il Paese. Primo: l'autonomia del Veneto. Secondo: distruggere l'Ufficio complicazione affari semplici, che incasina la vita ai cittadini. Terzo: iniettare risorse fresche nell'economia. Quarto: agevolare il più grande committente delle opere, che è lo Stato, accantonando il codice degli appalti e adottando il modello Ponte Morandi. Con questa procedura il nuovo policlinico di Padova da 650 milioni può essere realizzato in 4 anni e non in dieci. Quinto: non andare col cappello di paglia in Europa. Ve lo dice uno che è andato ha trattato le quote latte a Bruxelles. Non dico di fare gli arroganti, ma essere consapevoli che l'Italia ha fondato l'Ue ed è contribuente netto: quindi non possiamo stare tutto il giorno sullo zerbino della porta». Conte lo inviterà? © RIPRODUZIONE RISERVATA