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09/07/2020

Si deve fare in modo che le decisioni siano prese più celermente, facilitando i lavori pubblici

MF

#RIPARTITALIA | PA
Occorre intervenire sulle semplificazioni, abbattere i tempi morti e le lungaggini burocratiche, accelerare le procedure decisionali. Serve un impatto diverso anche con la Pubblica amministrazione. In tema di formazione della PA, la questione più drammatica è che, non solamente abbiamo personale non formato, ma spesso non abbiamo personale. La proposta sulla modifica del codice dei contratti è irricevibile
GABRIELE BUIA Presidente Ance L'Anac sia controllore, non regolatore «Sono anni che denunciamo l'inerzia nell'utilizzo delle risorse pubbliche. Una legge di bilancio che non utilizza in tempi rapidi gli investimenti programmati è una legge che ha poco effetto sulla crescita, sull'economia e sui diversi problemi che attanagliano questo Paese oramai da anni. Il settore delle infrastrutture è purtroppo in difficoltà da quasi 11 anni in maniera continuativa. In tal senso la nostra preoccupazione è al massimo. Abbiamo chiesto al governo da quasi due anni di poter intervenire sulle semplifi cazioni, ovvero sulla macchina procedurale che impedisce che in poco tempo si possano utilizzare delle risorse facendole diventare investimenti, cioè cantieri. Per fare un'opera pubblica in Italia superiore ai 100 milioni di euro ci si impiega 16 anni e il 55% dei tempi sono i cosiddetti tempi morti, di lungaggini burocratiche. È un tempo biblico, un tempo inaccettabile, ancor più in quelle opere di poche centinaia di migliaia di euro che impiegano 4 anni in media in Italia. Non è possibile continuare in questo modo. Dobbiamo semplifi care e accelerare le procedure decisionali. Noi abbiamo sottoposto al legislatore la possibilità di avere un impatto diverso anche con la pubblica amministrazione. La macchina pubblica è un altro anello di congiunzione tra la volontà politica di un governo che vuole rilanciare il paese e il benefi cio che può arrivare ai cittadini e alle imprese. Ed è chiaro che se la pubblica amministrazione non è effi ciente o va in black-out, tale anello viene a mancare. Abbiamo più volte sottolineato che non sono i tempi necessari per una gara di appalto che allungano i tempi di un'opera pubblica. E nel decreto che leggiamo, se il testo verrà mantenuto, non possiamo concordare sulle accelerazioni sulle procedure fino a 5 milioni di euro, perché questo passaggio toglie la possibilità di concorrenza, toglie la possibilità di partecipazione. Non si possono ammettere a partecipare solo cinque aziende. Dobbiamo essere più disponibili alla concorrenza e a far partecipare più imprese. Occorre semplifi care e accelerare, ma il problema non è la gara di appaltoprocedure a monte che non vediamo però prese in considerazione in questo decreto. La richiesta che faremo al governo è di intervenire sulle procedure a monte . Ci siamo sempre lamentati del codice sugli appalti: è farraginoso, di scarsa comprensione e ha bloccato la pubblica amministrazione; va certamente semplifi cato, ma non possiamo pensare di gettarlo dalla fi nestra, perché bloccheremo ulteriormente la pubblica amministrazione. Chiediamo all'Anac di essere controllore e non regolatore, per pensare poi di accelerare con l'Anac al nostro fi anco che controlla tutte le partecipazioni. Oggi pensare di prendere il codice e passare immediatamente al codice europeo vorrebbe dire bloccare tutta la pubblica amministrazione. È impensabile. Il codice va rivisto, va semplifi cato. Il codice italiano ha al suo interno quasi l'80% dei contenuti del codice europeo. Dobbiamo sicuramente regolare le progettazioni e tutte le gare al di sotto dei 5 milioni di euro perché nel codice non sono regolamentate: possiamo riprenderlo, lavorarci, semplifi care le cose che non vanno bene, ma non buttiamo via tutto, perché in questo momento non possiamo permettercelo. Genova insegna: vogliamo regole semplici, ma uguali per tutti». FRANCESCO MERLONI Presidente Anac Appalti, impossibile un mix con il codice europeo «Non ci sono dubbi che si corrano dei rischi nel momento in cui si adottano misure di carattere derogatorio rispetto a regole, soprattutto nel settore degli appalti, dove è nota la capacità di penetrazione di organizzazioni di tipo criminale. L'Autorità però ha sottolineato che già nel codice dei contratti esistono norme che consentono misure emergenziali, che non sono derogatorie del codice ma sono norme previste nel codice che consentono determinate procedure accelerate, per esempio per la scelta del contraente. Sono misure che tuttavia devono avere un carattere temporaneo e devono essere accompagnate da misure di tracciabilità e di trasparenza. In realtà si può benissimo raggiungere l'obiettivo della semplifi cazione e della accelerazione, mantenendo anche un sistema di controlli, un sistema magari più moderno. Parlando di digitalizzazione, si possono ipotizzare delle stazioni appaltanti che sono in grado di gestire tutti gli atti della gara in via informatica e quindi tutte le decisioni sono tracciabili, controllabili ex post a campione in maniera rapida e soprattutto immediatamente trasparenti, quindi conoscibili anche dai cittadini. Lo squilibrio che possiamo temere è quello per cui si chieda una deroga generalizzata a tutte le norme di legge, e questo può essere più insidioso e preoccupante. In tema di formazione della Pubblica amministrazione, la questione più drammatica è che, non solamente abbiamo personale non formato, ma spesso non abbiamo personale: c'è un problema di quantità di personale ad elevato contenuto tecnico. Le pubbliche amministrazioni negli ultimi venti anni si sono impoverite, ci sono dati che dimostrano che, nonostante quanto si dica, siamo sotto a Germania e Francia di un milione e mezzo di pubblici dipendenti. E questa sarebbe un'ottima occasione, non per ripartire con le vecchie pratiche clientelari di assunzione di personale non qualifi cato, ma di fare una grande operazione di potenziamento di un numero ristretto di stazioni appaltanti con funzionari di elevata qualità. Quello che abbiamo proposto è di prendere i migliori ingegneri, architetti, economisti, che escono dall'Università, anche giovani. E questo imporrebbe una immediata formazione al ruolo da svolgere. E' chiaro che c'è da fare un lavoro e non si può rinviare a un secondo tempo. Quello che lamentiamo è che quando si parla di stazioni appaltanti tutti rispondono positivamente, ma rimandano a un secondo tempo. Io dico sempre: invertiamo l'ordine, mentre semplifi chiamo, impostiamo subito una politica di forte immissione di capacità tecnica nelle amministrazioni. Questo è il punto dolente: si va a colpi di presunte semplifi cazioni, ignorando che il tema di fondo sia l'incapacità strutturale (non una colpa soggettiva) delle stazioni appaltanti di gestire bene le regole assumendosene anche la responsabilità. Sono queste le amministrazioni che vogliamo? Io credo che sarebbe un passo indietro drammatico. Per quanto riguarda il codice dei contratti, i tempi li decide la politica e non noi. Chi dice di sospenderlo e applicare direttamente le direttive comunitarie sa che queste non riguardano né la progettazione, né la programmazione, nè l'esecuzione del contratto. Ma la proposta di un mix con il codice europeo è irricevibile, non semplifi ca nulla, anzi sostanzialmente lascia le amministrazioni nella paralisi della conoscenza della nuova normativa». SABINO CASSESE Giurista Ecco i «mali» della burocrazia «La priorità per il Paese postvirus? Il governo ha fatto dapprima una legge rilancio che consta di 266 articoli e adesso si accinge a varare un testo, di cui al momento conosciamo solo le bozze, ma la semplifi cazione non si poteva fare in modo tale che il decreto rilancio avesse la semplifi cazione al suo interno. Questo è solo un esempio di un male che deriva da una forza esterna al tema della burocrazia, e cioè deriva dai lunghi anni nei quali si è spesso affermato che essa è tutta corrotta e quindi si è pensato di farne a meno. Per farne a meno, si sono regolate le procedure passo dopo passo, successivamente si è fermata tutta l'attività dello Stato. E quindi si può quindi a ragion veduta sottolineare che la prima causa di quella che viene chiamata burocrazia sia esterna a essa: deriva cioè dal modo in cui sono confermate le leggi. Poi c'è una seconda causa, interna alla burocrazia stessa, ovvero che essa è ferma alla data precedente alla nascita di FrederickTaylor, inventore dell'industria moderna. Il nostro Paese ha una struttura burocratica che purtroppo, anche col digitale, tende ad adattare il digitale all'amministrazione, invece di fare in modo di adattare l'amministrazione a ciò che il digitale offre. Si ripete così un vecchio errore: è possibile che tutte le nostre procedure vengano ordinate in sequenza anziché in parallelo? Se tutte si avviassero sempre insieme ci sarebbe un guadagno di tempo. E poi c'è un ultimo fattore: abbiamo un meccanismo di incentivi che invita al «non fare». Se tutta la struttura legislativa dell'amministrazione è fatta in modo da incentivare l'inerzia piuttosto che incentivare il fare, è chiaro che ci si lamenta poi dell'amministrazione. Queste cause producono come risultato un blocco che stiamo constatando tutti i giorni nell'amministrazione italiana. Un decreto semplificazione è un lavore grosso, e può arrivare a toccare l'uno per mille di tutto quello che sto dicendo. In tal senso occorre operare su due fronti: quello interno dell'amministrazione per valorizzare i capaci, e quello esterno della politica per farsi ascoltare dal Parlamento. Parlamento e governo, con tutti i decreti legge approvati negli ultimi mesi, non hanno fatto altro che complicare la vita degli italiani, per arrivare in ultima analisi a un decreto legge di semplifi cazione: un modo un po' barocco di procedere. Ci vuole molta pazienza. Se semplifichiamo per venti e complichiamo per 80 il saldo è negativo; l'obiettivo è invece invertire il rapporto. Bisogna cercare di semplifi care regolando, e quindi si eviterà l'errore che ha fatto l'attuale governo di riempirci di decreti legge e di norme, per arrivare alla fi ne con il decreto di semplifi cazione. Perché non ci hanno pensato due anni fa? Perché ci si accorge così in ritardo di questo? Sono due anni perduti». G. PALMIERI SANDULLI Avvocato Generale dello Stato Abbiamo accelerato il processo di digitalizzazione «Il lavoro dell'Avvocatura di Stato è molto particolare, è a metà tra il magistrato e l'amministrazione e spesso non siamo ben noti a tutti. In pratica siamo gli avvocati del governo, delle pubbliche amministrazioni e delle autorità indipendenti, davanti a tutte le giurisdizioni. Siamo sostanzialmente anche il back office della giustizia civile, penale, amministrativa e costituzionale del sistema italiano. Vediamo quindi le problematiche sia dal punto di vista degli avvocati, perché anche loro durante il lockdown hanno avuto grossi problemi, dovuti ad esempio alla sospensione delle udienze e alla possibilità di svolgere le cause solo in forma scritta; questo ha creato non pochi problemi organizzativi, ma anche di amministrazione della giustizia alla quale eravamo abituati. Noi abbiamo anche un'altra caratteristica, ovvero che siamo strutturati con una doppia anima: quella degli avvocati e procuratori dello Stato, assimilabile a quella dei magistrati, e la parte dei funzionari amministrativi che invece sono funzionari pubblici dipendenti a tutti gli effetti. Qualche anno fa abbiamo avviato un progetto, denominato Avvocatura 2020, per arrivare alla completa digitalizzazione e dematerializzazione degli atti all'interno dell'Avvocatura. La pandemia ha avuto un effetto estremamente positivo, perché ha accelerato il processo di digitalizzazione, per il quale avevamo qualche resistenza soprattutto nel personale togato più anziano; abbiamo effettuato una sorta di stress test, per cui abbiamo dovuto organizzare, in pochi giorni, il lavoro in modalità agile e lo abbiamo fatto anche coinvolgendo il personale. Abbiamo avuto una risposta molto positiva. Abbiamo sperimentato un cambio di mentalità; ho costretto tutti a usare la mail e non più la carta. Questo ci ha permesso di riconvertire alcune fi gure professionali, come quella dei commessi, che invece di passare nei corridoi con dei carrelli pieni di carta, adesso possono essere utilizzati per altre attività. Sulle liti tributarie, il core business di una parte del nostro lavoro, a gennaio ho dato conto di una diminuzione quasi del 40% perché siamo riusciti ad avere udienze tematiche in Cassazione, ad individuare dei trend giurisprudenziali che poi abbiamo fatto consolidare in un dialogo operativo e cooperativo con l'Agenzia delle entrate. Il nostro lavoro è diventato diverso, più centrato sulla prevenzione ma soprattutto sul supporto. Il modello Genova ci rende particolarmente orgogliosi, non solo per il risultato, ma perché c'è stata una collaborazione fortissima dei miei colleghi dell'avvocatura distrettuale di Genova che sono stati sempre vicini al commissario straordinario e al ministro delle Infrastrutture, al fine di anticipare e di sminaretutte quelle controversie che avrebbero potuto appesantire o comunque prolungare i tempi». ROBERTO DIPIAZZA Sindaco di Trieste Sentenza D'Agostino, ha vinto il paese intero «Sono molto soddisfatto di tutti i miei 19 anni da sindaco; in tutto questo periodo non ho mai avuto nemmeno un caso di abuso di atti d'ufficio. Siamo soliti criticare tutti, ma se puntiamo a far osservare le leggi, alla fi ne vediamo che lo Stato funziona. In tutti questi anni, io non ho mai avuto problemi. Certamente se riuscissimo a semplifi care almeno in qualche aspetto il codice degli appalti ed eliminare alcune lungaggini burocratiche, sarebbe un buon risultato. Abbiamo 600700 cantieri miliardari in Italia che sono fermi, è un peccato. Sono molto soddisfatto della decisione del Tar del Lazio che ha accolto il ricorso dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale e ha restituito Zeno D'Agostino alla presidenza del Porto di Trieste in un momento così importante (La sentenza ha scritto in una nota il Porto - ha accolto soprattutto il primo motivo di ricorso, quello cioè nel quale veniva affermata la non applicabilità del divieto di conferire incarichi quando l'Ente che nomina (nella specie il Mit) è diverso da quello (l'AdSP) che aveva nominato Zeno D'Agostino quale presidente senza poteri di società partecipata dall'Autorità (la concessionaria Ttp). Il Tar ha escluso, smentendo l'Anac, che la norma sull'inconferibilità possa essere applicata estensivamente, confermando così le tesi sostenute dagli avvocati dell'Autorità). D'Agostino ha fatto un grandissimo lavoro, la città si è rivoltata con il sindaco in testa, è stata annullata l'ordinanza, non è mai stato rimosso dalla sua carica di presidente e questo mi fa piacere. Posso dire che abbiamo dimostrato a tutti che osservando le leggi le cose funzionano. Zeno D'Agostino è ritornato presidente, continueremo a lavorare, ha fatto diventare il porto di Trieste il primo porto di Italia e continueremo a mantenere questo primato. (L'Autorità ha subito ricostituito l'assetto organizzativo precedente alla decisione dell'Anac, con Zeno D'Agostino quale presidente e Mario Sommariva segretario generale, il quale, così, cesserà dalla carica di commissario straordinario dell'ente, che era stato nominato dal ministro De Micheli poche ore dopo la decisione annullata dal Tar del Lazio). I lavoratori del porto sono scesi in piazza, tutta la politica - di destra e di sinistra - è scesa in piazza a favore di Zeno D'Agostino e questi sono i risultati. Si possono fare le cose bene facendo osservare le leggi. In questo caso l'Anac (che aveva decretato l'inconferibilità dell'incarico di presidente del porto di Trieste, adottato a favore di D'Agostino nel 2016, ndr) aveva svolto il suo compito e il suo ruolo, ma alla fine il Tar del Lazio ha annullato tutto, per cui abbiamo vinto. Ha vinto il Paese, ha vinto la legalità, hanno vinto tutti».