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17/02/2021

Sfratti, sempre più allarme «Da luglio 130 al mese»

QN - La Nazione

FIRENZE Sono 80mila le famiglie toscane che hanno problemi legati all'affitto. Un numero in crescita, visto che negli ultimi mesi sono tantissime le persone che si stanno rivolgendo ai sindacati per ricevere un aiuto, perché hanno perso il lavoro o sono in cassa integrazione e non riescono più a sostenere il costo della locazione. Al momento esiste il blocco degli sfratti per morosità, fino a giugno, ma il Parlamento, che sta lavorando alla conversione in legge del decreto 183 del 2021, potrebbe modificare il provvedimento di sospensione. Di qui l'allarme di Cgil, Cisl, Sicet, Uil, Sunia, Uniat e Unione Inquilini, che hanno richiesto ai gruppi parlamentari di confermare questa norma che, »se cancellata, determinerebbe una situazione insostenibile per le città colpite, oltre che dagli effetti molteplici e le restrizioni della pandemia, dal dilagare di un crescente numero di famiglie che rischiano di essere messe 'in mezzo alla strada' senza alcuna alternativa». Contemporaneamente i sindacati chiedono alla Regione l'apertura di un tavolo per il disagio abitativo, che, insieme a loro, coinvolga prefetti, sindaci ed assessori delle aree ad alta tensione abitativa, per prepararsi alla riapertura delle esecuzioni con forza pubblica a partire dal 1° luglio e per avere una omogeneità di procedure nei vari territori. Secondo le stime del Sunia, da luglio a Firenze si potrebbero avere una media di 130-150 esecuzioni con forza pubblica al mese, perché alle 5mila già emesse prima della pandemia e congelate, se ne aggiungeranno presumibilmente almeno altre mille. «Nei nostri uffici - spiega la segretaria del Sunia Toscana, Laura Grandi - da gennaio stiamo ricevendo tantissime persone che non riescono più a pagare l'affitto. Almeno 300 e siamo preoccupati». A breve usciranno i tanto attesi bandi dei comuni, tra cui quello di Firenze, per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Ma anche in questo caso i sindacati sono preoccupati. L'Unione Inquilini, che chiede che non venga inserito come requisito la residenza o il lavoro da cinque anni nel comune per il quale si chiede l'alloggio, come prevede la legge della Regione Toscana. Ciò «escluderebbe molte centinaia di famiglie dall'accesso all'alloggio popolare» e i bandi potrebbero essere invalidati per il pronunciamento della Corte Costituzionale che ha bocciato la legge della Regione Lombardia, contenete esattamente lo stesso requisito dei cinque anni». L'Unione Inquilini invita perciò a «modificare radicalmente» la legge regionale toscana sull'edilizia residenziale pubblica, la numero 2 del 2009. Monica Pieraccini