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09/07/2020

Sforbiciata alla burocrazia Conte: così il Paese riparte

La Nuova Sardegna

Via libera dal Cdm al decreto semplificazioni e all'assestamento di bilancio Molti i distinguo nella maggioranza, la palla passa adesso al Parlamento
ROMA Dopo una discussione lunga più di quattro ore in Consiglio dei ministri è arrivato «salvo intese» il via libera al decreto semplificazioni. Fino all'ultimo, però, hanno tenuto banco le divergenze sulle deroghe alle norme sugli appalti e anche sulle opere pubbliche da affidare a commissari, nonché sull'abuso d'ufficio, su cui Iv esprime la sua riserva, e su norme come quella dell'interoperabilità dei dati, su cui discutono i ministri Pisano e Gualtieri. I grandi nodi, alla fine, vengono sciolti: il «salvo intese» riguarda pochi aspetti «tecnici, non politici» spiega in conferenza stampa Giuseppe Contepa. Ma la discussione sulle opere da sbloccare sembra destinata a tenere ancora banco, anche perché l'elenco - che dovrebbe includere tra le 40 e le 50 opere - non entra nel testo del decreto e ci sarà comunque tempo fino a fine anno per nominare i commissari.Il Cdm notturno ha dato il via libera al Programma nazionale di riforma, con le direttrici che il governo seguirà nei prossimi mesi, e anche al ddl di assestamento di bilancio e al rendiconto dello Stato. Ma è sul testo del dl semplificazioni, di una cinquantina di articoli e lungo quasi 100 pagine, che il premier e i suoi ministri hanno fatto nottata: quattro ore di discussione articolo su articolo. Conte ottiene il via libera a quella che considera «la madre di tutte le riforme» e che nei prossimi giorni illustrerà ai partner europei nei contatti in vista del Consiglio Ue sul Recovery fund. Ma la discussione promette già di riaprirsi in Parlamento. Il dibattito nel consiglio dei ministri è stato acceso, racconta più di un presente, in particolare sulla possibilità non solo per i commissari ma anche per le stazioni appaltanti di agire, per far fronte agli effetti negativi dell'emergenza Covid, in deroga a tutte le norme, tranne quelle penali, antimafia e quelle sulla sicurezza sul lavoro. Restano infatti le perplessità di Pd e Leu sulle deroghe, introdotte sul «modello Genova». Una prima intesa ci sarebbe sull'elenco delle grandi opere considerate prioritarie e che saranno affidate a commissari ma la lista non entra nel testo del decreto ma nel piano Italia veloce del ministero delle Infrastrutture, che è un allegato al Programma nazionale delle riforme e comunque per la nomina dei commissari dovrebbe esserci tempo fino a fine anno. Il Consiglio dei ministri trova un accordo anche sul Durc, ma viene stralciata, su richiesta di Roberto Speranza, la norma che aumentava le percentuali di subappalti. Quanto a uno degli altri nodi sul tavolo, la modifica del reato di abuso d'ufficio, l'intesa arriva nonostante Iv metta a verbale la sua riserva. Oggi incorre nell'abuso d'ufficio chi si procuri un vantaggio violando «norme di legge o di regolamento». Con la nuova modifica sarà punibile chi violi «specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali residuino margini di discrezionalità». Alla fine il premier si dichiara soddisfatto del risultato raggiunto: «il decreto semplificazioni - ha detto è il trampolino di lancio di cui l'Italia ha bisogno in questo momento». Di diverso avviso le opposizioni che parlano di "parole al vento di chi non ha nulla da dire" e di "dati drammatici per la nostra economia".