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20/05/2020

Sfiducia a Bonafede, domani il Senato vota Renzi alza il prezzo: alta tensione con il Pd

Il Messaggero - Emilio Pucci

LO SCONTRO
ITALIA VIVA CHIEDE A PALAZZO CHIGI UN IMPEGNO SULLO SBLOCCA CANTIERI E MINACCIA DI USCIRE DALL'AULA
ROMA Zingaretti considera le mozioni contro Bonafede strumentali («va respinta», dice), anche se il Pd chiede comunque passi avanti sul tema della giustizia e dei tempi del processo, Crimi per M5s invoca unità e Renzi per ora fa il pompiere: «A me interessa il piano shock sulle infrastrutture», fa sapere. Stando così le cose la maggioranza non dovrebbe aver problemi domani sulle richieste di dimissioni al Guardasigilli. Ma il caso è tutt'altro che chiuso. L'attacco al responsabile di via Arenula è frontale e potrebbe esserci un voto unico che inglobi sia il documento depositato da Salvini che quello che porta la prima firma della Bonino. Il voto di oggi a palazzo Madama sul ministro della Giustizia viene considerato il vero "stress test" per i rosso-gialli. I numeri sono ballerini. La delegazione di Iv dovrebbe vedere oggi il premier Conte (ieri l'incontro tra Boschi e il capo gabinetto del presidente del Consiglio, Goracci, è saltato). Un documento di richieste è già stato consegnato, la principale è sullo sblocca-cantieri. Senza una risposta chiara i renziani minacciano di uscire dall'emiciclo, lasciando a Pd e al M5s l'incarico di superare la prova dell'Aula. Lo scontro sul piano shock è soprattutto con il Pd. «Noi non inseguiamo Renzi, andiamo per la nostra strada», spiegano dal Nazareno. Da Iv fanno presente che anche il vice ministro pentastellato Cancelleri ha presentato una proposta simile alla loro. Lavori per 109 miliardi (Renzi chiede un via libera per 120 miliardi di opere) «ma il ministro De Micheli ha bloccato tutto». Questione di merito, visto che i dem - questa la denuncia dei fedelissimi dell'ex premier - non vorrebbero toccare neanche il codice appalti. E di metodo: «La verità - altra denuncia - è che non vogliono farci intestare nulla, ci trattano come alleati di serie B. Dal governo ci hanno inviato un messaggio: la discussione sui cantieri ci sarà più avanti. Ma noi non vogliamo più perdere tempo». Ed ecco quindi che la tensione resta altissima. Il Pd al Senato ha spedito un alert ai vertici dem, affinché non sottovalutino la situazione e lo stesso presidente della Repubblica Mattarella è in allarme. Perché le fibrillazioni nella maggioranza potrebbero portare ad un incidente che risulterebbe drammatico in questa fase di ripartenza degli italiani. ROTTURA O NO Al Quirinale non si vagliano ancora eventuali scenari ma tra i renziani c'è chi invita Bonafede a farsi bene i conti, «se non ha la copertura è meglio che si faccia da parte di sua sponte», osserva un senatore. Ovviamente in Italia viva c'è agitazione e tanti non vorrebbero lo strappo. Altri però spingono sulla rottura. Per ora Renzi ai suoi dice che è tutto aperto, che Conte ha dato dei segnali importanti nelle ultime ore: dalla cancellazione dell'Irap alla regolarizzazione dei lavoratori irregolari per finire con il decreto legge per anticipare la riapertura. «Iv potrebbe essere decisiva. Voi che idea vi siete fatti?», il sondaggio che ha fatto partire. Sarà lo stesso ex presidente del Consiglio a prendere la parola dopo il Guardasigilli e a chiedere, tra l'altro, la ridiscussione della riforma della prescrizione. Poi riunirà il gruppo. «Vogliamo - insiste Renzi - un cambio di passo per una giustizia giusta». Le manovre al Senato sono in corso, «a questo punto - spiega un esponente azzurro - sarebbe meglio convergere tutti sulla mozione della Bonino». In realtà si tratta di due documenti diversi: quello del centrodestra parte dalla "querelle" tra Bonafede e Di Matteo, l'altro di +Europa, firmata anche da pezzi di FI e della Lega, è più generico. IL RIMPASTO Una mano alla maggioranza potrebbe darla Forza Italia, qualora venissero a mancare dei voti in Aula. Dietro le quinte tornano a circolare pure voci di rimpasto con Iv - questo il sospetto Pd e del Movimento 5 stelle - che chiederebbe un dicastero di spesa e punterebbe proprio al Mit. Conte per ora tace. «Confronto sì ma niente giochi di palazzo. Chi vota contro Bonafede dovrà metterci la faccia», ha spiegato ieri ad un "big" della maggioranza.

Foto: Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede


Foto: (foto ANSA)