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14/04/2020

sette strade per la rivoluzione produttiva

Il Sole 24 Ore - Francesco Delzio

OLTRE LA CRISI
«Quando tutto sembra andar male, ricorda che gli aerei decollano contro vento, non con il vento a favore» diceva Henry Ford.

Ma oggi in Italia non sembra esserci consapevolezza della grande opportunità che, paradossalmente, la tragedia causata dal Covid-19 potrebbe offrirci: superare le rigidità e le superfetazioni normative e amministrative, nonché gli anacronismi culturali che negli ultimi 20 anni ci hanno relegato in coda al treno dello sviluppo occidentale.

Nel nostro Paese non basta stanziare risorse: bisogna (soprattutto) "liberarle". In quest'ottica, se l'Italia del day after sarà identica a quella che è entrata in guerra contro il Covid-19, il suo destino di declino è già scritto. A meno che questo tempo di sospensione non sia affrontato dal governo e dall'intero ceto dirigente con un approccio game changer, gettando le basi per una "rivoluzione produttiva": un radicale ripensamento dell'ambiente nel quale operano le imprese - da realizzare in parallelo con la gestione dell'emergenza (i cui provvedimenti non sono oggetto di questa analisi) e non in sequenza - per semplificare brutalmente il rapporto pubblico-privato e liberare energie imprenditoriali. Unendo le migliori analisi italiane e internazionali, si possono individuare sette strade principali da percorrere. Solo un'utopia? No, anche perché molto si può fare a costo zero.

Ci sono sette strade per una "rivoluzione produttiva":

1 Rovesciare il regime autorizzativo, sostituendo in via ordinaria lo strumento dell'autorizzazione con quello dell'auto-certificazione, accompagnato da un rigoroso sistema di controlli ex post. Lo strumento "autorizzativo" verrebbe tenuto in vita solo quando è in gioco la tutela della salute e della sicurezza pubblica.

2 Battere il virus "opzione zero" che immobilizza le Pubbliche Amministrazioni sospendendo immediatamente l'iper-restrittivo Codice Appalti (per applicare alle stazioni appaltanti la Direttiva UE 24/2014, in attesa d'una riforma del settore) e affidando le Grandi opere a Commissari dotati di uno "scudo civile-amministrativo", fatta salva la responsabilità penale.

3 Disboscare la "selva normativa" attraverso l'istituzione presso la Presidenza del Consiglio di una "Task force per la qualità delle norme" sul modello dell'Office of Information and Regulatory Affairs, creato negli Stati Uniti da Reagan nel 1980 e rivitalizzato durante la presidenza Obama. Obiettivo della Task force è di individuare leggi, regolamenti e decreti attuativi da abrogare, perché fonte di sovrapposizioni e incertezze interpretative, e di fornire de iure condendo un nulla osta preventivo a ogni nuovo obbligo di adempimenti posto a carico di cittadini e imprese.

4 Dotare l'Italia di una vera politica industriale con l'adozione di un "Piano strategico Industria 2030", sul modello del Piano Altmaier «Nationale Industriestrategie 2030». Potremmo mutuare in Italia gran parte della strategia tedesca, adattandola alle nostre esigenze: i due punti d'attacco del Piano - la crescita dimensionale e il salto tecnologico - rappresentano le due questioni vitali da affrontare anche (ancor di più) per il sistema industriale italiano.

5 Superare la trappola dimensionale delle nostre Pmi. Finora i tentativi di favorire l'aggregazione tra imprese, da ultimo il bonus ad hoc del Decreto crescita, hanno dato risultati deludenti. Non è un caso: la strategia più efficace è in realtà la crescita patrimoniale per "via interna". In questa logica serve un boost fiscale che incentivi l'imprenditore a scommettere sulla sua impresa: l'Ace dev'essere rafforzato, triplicando la percentuale dell'incremento patrimoniale deducibile dal reddito d'impresa, reso più conveniente per le piccole imprese e stabile per i prossimi 5 anni.

6 Favorire la "rigenerazione imprenditoriale" attraverso la nascita di nuove imprese e di nuovi imprenditori. A questo scopo occorre quadruplicare nel 2020 le risorse stanziate a supporto delle startup, avvicinando l'Italia al livello delle risorse impegnate da Germania e Francia.

7 Proteggere le opportunità di lavoro per i giovani. I primi dati sul mercato del lavoro post-Covid, contenuti nel Job Report Usa, fanno temere che l'impatto sull'occupazione dei Paesi occidentali sarà più grave delle attuali stime. Il prossimo Decreto, dunque, dovrà abbattere il cuneo fiscale concentrandolo sulle assunzioni di under 35. Diversamente, i nostri giovani rischiano di trovare di fronte a sé (non solo nel 2020) un desolante "deserto delle opportunità".

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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ANSA


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