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06/03/2021

“Servono quindici anni per finire un’opera una svolta o sprechiamo metà dei fondi Ue”

La Stampa - MAURIZIO TROPEANO

GABRIELE BUIA Il presidente dell'Ance: il modello Genova non è replicabile, Recovery a rischio L'INTERVISTA
TORINO L'annunciato sprint per aprire i cantieri del nuovo ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, è stato accolto con soddisfazione da Gabriele Buia, il presidente dei costruttori italiani (Ance): «Ci piace il richiamo alla celerità e la volontà di rompere il tabù che la macchina dello Stato sia intoccabile». Negli ultimi anni tutti i governi hanno annunciato la volontà di semplificare la burocrazia... "Ha ragione. L'Italia è piena di burocrazia, il problema è ammesso da tutti, tutti fanno proposte ma è stato fatto poco o nulla. Questa volta potrebbe essere diverso: ci sono a disposizione risorse inimmaginabili e si percepisce la volontà di chi governa di far parlare i fatti. Noi ci aspettiamo che in tempi brevi si concretizzi la volontà di abbattere quel tabù e siamo pronti a collaborare"». Come si passa ai fatti? «Nella lista dei cantieri prioritari ci sono opere previste dalla legge Obiettivo del 2001. Con le norme e le procedure attuali si potranno spendere solo il 48% dei fondi del recovery destinati alle infrastrutture perché in Italia ci vogliono in media 15 anni percompletarle.Senon cambiano le cose è difficile rendicontaretutto entroil 2026». E applicare il modello Ponte di Genova? « È un modello non più replicabile. L'opera è stata realizzata senza risorse dello Stato, il progetto è stato donato da un grande architetto e soprattutto ha mantenuto lo stesso tracciato. Con una piccola modifica del tracciato, magari solo di un metro, il progetto avrebbe dovuto essere sottoposto a una serie di autorizzazioni. Una su tutti: la valutazione d'impatto ambientale che, in genere, si porta via almeno due anni. Al ministero dell'Ambiente adesso ci sono centinaia di progetti fermi in attesa di quella valutazione». Nel governo si è aperto lo scontro tra Salvini e il Pd sul codice degli appalti.... «La necessità di semplificare il codice degli appalti è evidente ma non è il caso di riaprire vecchie polemiche. Certo va snellito e rivisto in ampie parti ma i problemiprincipalioggi sonoaltri: il 70% dei ritardi nasce dalle procedure a monte delle gare d'appalto.Unprogettopresentato da Anas impiega in media 5 anni prima di essere messo a gara. Questo è il collo di bottiglia daeliminare.La propostadelministro Giovannini di uno stretto coordinamento tra i ministeri delleinfrastrutture, dei beniculturali e dell'ambiente è un buon puntodipartenza.Maitempisono stretti». Che cosa si dovrebbe fare? «Servono tempi perentori entro cui concedere le autorizzazioni. La nostra proposta? Si preveda una durata massima di 120 giorni per la conferenza dei servizi con la regola del silenzio-assenso». Già, ma chi controlla? «Si renda efficiente la pubblica amministrazione. L'Anas ha cantieri bloccati per svariati miliardi di euro perché dice di non avere personale per seguire la direzione dei lavori. È necessario controllare i vari passaggi prima di arrivare all'apertura di un cantiere. Non basta aumentare il numero dei bandi senza avere garanzie sull'effettiva assegnazione dei lavori e poi sull'apertura dei cantieri». Gli edili della Cgil propongono un patto con imprenditori e governo per garantire la sicurezza nei cantieri e fare ripartire l'edilizia. Ance ci sta? «Sì, sui temi dove è indispensabile lavorare insieme. Noi siamo i primi a puntare su formazione e sicurezza ma questo non può tradursi in nuovi vincoli per le le imprese». - © RIPRODUZIONE RISERVATA .

GABRIELE BUIA PRESIDENTE DELL'ANCE

Salvini? La necessità di semplificare il codice degli appalti è evidente ma non è il caso di fare polemiche