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11/09/2021

Servizi in appalto, la protesta di piazza «Per mense e pulizie paghe da fame»

Il Secolo XIX - Matteo Politanò

Matteo Politanò «Il settore degli appalti è composto al 90% da donne con stipendi che spesso non arrivano neanche a 500 euro lordi al mese. Molte sono divorziate o monoreddito e gran parte di queste persone ha contratti da 15 ore settimanali. In nome del risparmio le imprese portano avanti una politica di sconti che poi si ripercuote sui lavoratori, sfruttati e vessati da un mercato continuamente al ribasso». Simona Nieddu è la segretaria regionale della Filcams Cgil. Stringe in mano il megafono e si rivolge ai lavoratori degli appalti di servizi, riuniti in largo Eros Lanfranco per manifestare contro lo sfruttamento derivato dal degrado delle gare d'appalto pubbliche e private, accusate di far ricadere la logica degli sconti sulla pelle di chi lavora. Davanti alla prefettura si sono dati appuntamento gli operatori nel mondo della ristorazione, della pulizia e della vigilanza. Bandiere e maglie rosse, come quelle dei rappresentanti di Fiom, presenti per dimostrare solidarietà a un settore martoriato. «In questo ultimo anno e mezzo di pandemia i lavoratori degli appalti hanno vissuto un impoverimento brutale delle loro vite. Nella ristorazione scolastica così come nelle pulizie: si è caduti nella retorica degli eroi che pulivano gli ospedali quando non c'erano ancora le mascherine per tutti; eroi che poi sono stati abbandonati - spiega Nicola Poli, funzionario di Filcams - Siamo scesi in piazza per chiedere allo Stato un'attenzione maggiore nella costruzione delle gare d'appalto che stanno diventando un modo per strappare ore di lavoro e salari, spesso a persone monoreddito». Nel mirino c'è la logica dello sconto, quella che trasforma i bandi per i lavori in gare al massimo ribasso. Una tendenza che secondo la piazza strizza l'occhio alla speculazione, portando a sconti insostenibili che ricadono sempre sui lavoratori. Davanti alla prefettura le addette e gli addetti ai servizi di ristorazione, pulizia e vigilanza hanno chiesto maggior tutela, a partire dalla costruzione delle gare da parte delle committenze. «Prima di ogni gara è necessario il confronto preventivo con le organizzazioni sindacali di categoria, per arrivare a un sistema sanzionatorio che sappia penalizzare davvero le imprese scorrette; chiediamo dignità, rispetto e lavoro - hanno fatto sapere i portavoce di Filcams - Con la pandemia, la situazione sta ulteriormente degenerando per via di uno smart working ancora molto spinto, che non lascia scampo agli appalti di servizi. Uno smart working che va normato affinché non diventi anche elemento di sfruttamento e isolamento per i lavoratori stessi». Dopo la manifestazione una delegazione di Filcams è stata ricevuta in Prefettura. «La prefettura ci ha informato che oggi (ieri per chi legge, ndr) invierà una relazione al Governo sulla nostra situazione. Questo incontro deve essere da stimolo a tutte le segreterie nazionali, per ricominciare a parlare seriamente di lavoro nel mondo degli appalti. Se è vero che non bisogna limitare la libertà di impresa è anche vero che bisogna creare un meccanismo che renda il lavoro degli appalti sostenibile e dignitoso - continua Simona Nieddu - La prima città ad aver iniziato questa protesta è la nostra, speriamo che sia un piccolo sasso nello stagno che da Genova faccia allargare l'onda in tutta Italia. Se ci sarà un miglioramento delle condizioni questa potrebbe essere stata l'ultima manifestazione del nostro settore, altrimenti torneremo in piazza al più presto, finché qualcosa non cambierà. Non molliamo di un centimetro». --© RIPRODUZIONE RISERVATA