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22/08/2020

Servizi all’esterno: 1,2 milioni in 4 anni Scontro in Comune

Il Piccolo di Trieste - Tiziana Carpinelli

La sinistra con Morsolin sull'appalto: «Meglio le assunzioni» Ma il sindaco Cisint replica: «Prende lucciole per lanterne»
Tiziana CarpinelliL'eterna contrapposizione tra i fautori delle esternalizzazioni e i supporter a oltranza della gestione pubblica s'infiamma regalando a Monfalcone un nuovo capitolo. È stavolta Cristiana Morsolin, consigliere all'opposizione con La Sinistra, già assessore alle Politiche sociali nella seconda tornata del sindaco Pizzolitto nonché del primo (e unico) mandato Altran, a insorgere dopo aver appreso, sfogliando l'albo pretorio e "inciampando" nella determinazione dirigenziale numero 1364 dello scorso 4 agosto, dove si illustra la procedura aperta per la conclusione di un accordo quadro sull'affidamento dei servizi front e back office (con il pubblico e interni) comunali, dell'«appaltone». «Appaltone», proprio così, l'ha definito ieri il consigliere perché con quei soldi - la bellezza di 1.195.737 euro e 60 centesimi - «l'ente avrebbe potuto invece procedere ad assunzioni, visto che oggi, a differenza della passata amministrazione, non c'è il blocco del turnover e i Comuni infatti dappertutto indicono concorsi». I bandi qui si sono aperti, ma in linea con gli atti di programmazione dell'ente si è reso necessario procedere prevedendo un rapporto contrattuale quadriennale, a decorrere presumibilmente dal 1° settembre fino al 31 agosto 2024. Le attività oggetto dell'accordo quadro andranno a supportare l'ufficio di Gabinetto, quello demografico, la stamperia, l'Urp, le relazioni internazionali, la promozione del territorio e media, la contabilità e altre aree «in base alle necessità che potranno appalesarsi». Di più, nella determinazione, non è specificato. Ma stando all'amministrazione, che ha replicato con una nota, si tratta invece di «posizioni che per le loro caratteristiche non possono avere una collocazione funzionale nell'organico». Una figura dovrà d'estate «aprire e chiudere la Rocca al sabato e domenica»; un'altra dovrà «supportare lo sportello per la lingua slovena», prevista in un progetto regionale triennale; una coadiuverà l'anagrafe in qualità di interprete della lingua bengalese, una potenzierà la stamperia e un'altra la rendicontazione dei fondi europei. Dunque «casi assolutamente limitati e specifici che possono essere attivati o meno a seconda delle esigenze, dei finanziamenti ricevuti e dei programmi straordinari da svolgere, anche in orario limitato e in periodi stagionali». «Morsolin prende lucciole per lanterne», sentenzia il sindaco Anna Cisint, che rileva come «questa giunta abbia sistemato una situazione disastrosa dell'organico municipale, fatta di precariato diffuso, comprese alcune situazioni di vertice e di organici carenti, per la quale l'ente non aveva fatto alcun concorso». Ma c'era il blocco del patto di stabilità (e valeva per tutti).Al bando, nei termini previsti, sono pervenute - nella modalità d'accesso alla piattaforma telematica eAppaltiFvg - tre offerte: da Ali integrazione soc. coop. Sociale, da Socioculturale Coop. Soc. Onlus e dal Consorzio Cosm. Il Rup, cioè il responsabile unico del procedimento, ha svolto una ricognizione sui "plichi digitali", li ha aperti il 7 luglio e ha ammesso a partecipare alla gara i legali rappresentanti. Quindi l'apertura della busta amministrativa con le offerte telematiche. Il Rup ha ammesso tutti e tre i soggetti alla fase successiva, dopo che la stazione appaltante ha svolto approfondimenti. Tra i requisiti si richiedeva di aver svolto, nel triennio, servizi "affini" a quelli in oggetto. «Vergognoso che in un momento di difficoltà come questo per i lavoratori, invece di intervenire con assunzioni dirette il Comune ricorra a un appalto così massiccio. Quando il pubblico dovrebbe avere un ruolo forte, di traino e garanzia, l'amministrazione non trova di meglio che privatizzare i servizi - tuona Morsolin -. Ha un bel dire la sindaca Cisint che Fincantieri dovrebbe ridurre l'appalto se poi lei stessa ne ricorre, per più di un milione». «E che dire poi - prosegue - delle sguaiate invettive contro il governo che non fa abbastanza: siamo ancora in attesa di sapere il destino della cinquantina di educatrici delle cooperative per le quali l'amministrazione non ha avuto alcun riguardo». Si riferisce al fatto che sulla base del Cura Italia gli enti, riproponendo progetti rimodulati alla luce della pandemia e della chiusura degli spazi, avrebbero potuto chiedere fondi con i quali dare ossigeno alla categoria, per consentirle di lavorare e non restare a spasso. Gli educatori hanno inoltrato cartoline per sensibilizzare i municipi «e Gorizia ha in parte attinto a quei fondi, recependo l'istanza, mentre Monfalcone non ha fatto niente».«Pezzo dopo pezzo - conclude - l'amministrazione leghista sta distruggendo tutto il sistema pubblico costruito negli anni dalla sinistra a fronte di un sistema privato che guarda al profitto». --© RIPRODUZIONE RISERVATA