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02/02/2021

«Serve meno burocrazia negli appalti ma con maggiori controlli delle opere»

La Gazzetta Del Mezzogiorno - GINO DATO

L'INTERVISTA DEL LUNEDÌ
Michele Corradino racconta «L'Italia immobile» e traccia la sua diagnosi
Centosettanta miliardi di euro... il mercato degli appalti è quota rilevante dell'economia del Paese, eppure le imprese chiudono, i cantieri si rarefano e non si riesce ad arginare mali quali criminalità e corruzione, che fioriscono in settori come l'economia verde, la gestione dei rifiuti o la sanità. Ne parliamo con Michele Corradino, presidente di sezione del Consiglio di Stato. È stato commissario dell'Autorità nazionale anticorruzione, capo di gabinetto di diversi ministeri, autore di numerosi saggi e pamphlet. L'ultimo, apparso per chiarelettere (pp. 218, euro 16,00), con il titolo L'Italia immobile , s'interroga sullo stretto legame tra «appalti, burocrazia, corruzione», prospettando «quanto valgono, come si svolgono, perché spesso si bloccano» e indicando «i rimedi per ripartire». Corradino, nonostante la pandemia, o proprio grazie alla stessa? Insomma, che ruolo ha giocato il Coronavirus nel perpetuare se non aggravare un sistema di lentezze burocratiche, di lacci e lacciuoli e di corruzione? «La pandemia è una situazione di emergenza, e come in ogni situazione di emergenza, c'è la necessità di affrettarsi. Per questo motivo, bisognerebbe avere una normativa che semplifichi ogni vincolo burocratico: ben venga dunque l'ipotesi del commissariamento di alcuni appalti. In questo periodo, si parla molto spesso del cosiddetto "modello Genova", che ha velocizzato la costruzione del ponte e che potrebbe essere utilizzato in maniera circoscritta. Accanto a questa legislazione d'emergenza, c'è il bisogno di facilitare la legislazione ordinaria, in modo tale che permanga una normativa in grado di accompagnare le pubbliche amministrazioni e le imprese in un'importante fase di ricostruzione del Paese». Che cosa pesa di più: la burocrazia, la disposizione a delinquere, o l'economia delle catastrofi? «Io penso che, nel settore degli appalti, pesi più di tutto una normativa confusa e in continuo cambiamento. Il codice degli appalti è del 2016, ma prima che entrasse in vigore è stato modificato più di duecento volte. Ogni governo che s'insedia, al di là del proprio colore politico, ci mette mano e modifica le regole del gioco, creando un clima di instabilità normativa che non consente alle imprese di avere delle strategie di crescita ordinate. Inoltre, non permette alle stesse pubbliche amministrazioni di dedicarsi allo sviluppo, perché si è fermi allo studio della nuova regolamentazione - spesso incompleta a causa dei nuovi provvedimenti attuativi Quello che non è chiaro è se sia il sistema instabile a presentare falle o la fantasia speculativa della criminalità in guanti gialli a inventarsi nuove strade. «Le inchieste di questi ultimi anni hanno mostrato come la criminalità sia riuscita a infiltrarsi nel settore degli appalti, nonostante la presenza di una legislazione che disciplini nel dettaglio la fase di aggiudicazione della gara. Spesso si è notato come il comportamento di questi soggetti criminali sia perfettamente legittimo dal punto di vista formale. Questo ci dimostra che probabilmente la strada per evitare questo tipo di penetrazione non è quella di rendere più complessi la legislazione o il meccanismo di aggiudicazione degli appalti, quanto piuttosto di modificare o aumentare il livello di sorveglianza. Inoltre, bisogna tener presente che il processo di digitalizzazione non è stato ancora completato nel nostro Paese: uno studio dell'ANAC dimostra che un terzo degli appalti italiani è realizzato in forma cartacea e ciò limita i controlli». E negli altri Paesi? «In altri Paesi - ma anche nel nostro settore bancario e finanziario - le verifiche sono realizzate per mezzo di modalità statistiche in grado di far emergere anomalie rispetto alla media del sistema. Io sono dell'opinione che sia fondamentale mimare questa strategia di contrasto alla criminalità al fine di ridurre i vincoli burocratici e aumentare la crescita finanziaria». La cattiva economia è una costante nella storia del Paese e delle sue emergenze... «Gli appalti pubblici possono rappresentare una leva di progresso economico molto importante del nostro Paese, sono quasi il 10% del PIL italiano. E allora come mai le loro assegnazioni sono cresciute così rapidamente negli ultimi anni, ma non si sono tradotte in sviluppo e occupazione? Perché Il legislatore si è concentrato solo sulla fase dell'aggiudi cazione, senza guardare alle fasi di progettazione, programmazione e esecuzione». E l'Europa può aiutarci? «Credo sia molto importante sfruttare le possibilità che derivano dalle direttive comunitarie, le quali esigono che ci sia un dialogo tra amministrazione e imprese. Molti Paesi europei infatti stanno cominciando a cambiare il loro approccio agli appalti servendosi di quest'oppor tunità, a differenza della cara Penisola italiana che ha deciso di utilizzare questi contratti innovativi solo quattro volte». Qual è il livello di sensibilità dell'opi nione pubblica per questo filone che percorre la vita civile del Paese? «C'è una grande attenzione da parte dell'opinione pubblica in materia e lo dimostra un dato relativo agli accessi dei cittadini sui siti di pubbliche amministrazioni, rivolti in particolare all'area degli appalti. Questo è rilevante, perché le organizzazioni internazionali raccomandano l'importanza del controllo sociale diffuso in merito all'attività dei propri governanti. Ciò è possibile solo se si realizza un sistema trasparente, che sia in grado di dare ai cittadini un'immagine chiara di ciò che fa la pubblica amministrazione. Un controllo che proviene direttamente dal basso è significativo non solo in termini di lotta alla delinquenza, ma anche in termini di accountability, ovvero la responsabilizzazione di come gli amministratori impiegano le risorse finanziarie in modo regolare ed efficace».

Foto: MODELLO GENOVA? Il Ponte Morandi e, in alto, Michele Corradino del Consiglio di Stato