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05/06/2020

Serve innovazione sociale

MF - Carlo Lo Re

L'ECONOMIA REGIONALE OLTRE L'EMERGENZA SANITARIA/23
La visione di Enisie, la partnership che fa da ponte fra Italia e Malta. Parla Rosario Sapienza (Impact Hub): collaborazione tra pubblico e privato per superare il momento in corso. E sinergie fra pmi per fare fronte comune
Ventitreesima puntata del viaggio di MF Sicilia nell'economia regionale al tempo del coronavirus. Continua il dialogo con esperti, professionisti e associazioni su come superare l'emergenza e fare rinascere la produzione regionale, dopo anni di recessione e il recente lungo lockdown che ha peggiorato di molto il quadro complessivo. Enisie (Enabling Networ kbased Innovation through Services and Institutional Engagement, Programma Interreg VA Italia Malta) è parte dell'accordo di cooperazione transfrontaliera fra Italia e Malta che vede fra i partner le realtà siciliane Tree di Catania e Impact Hub di Siracusa (Malta Life Sciences e Malta Council for the Voluntary Sector sono i partner maltesi). Enisie supporta micro, piccole e medie imprese a vocazione sociale, nel tentativo di mantenere l'equilibrio tra impresa e sociale con strumenti di open innovation e design thinking. Supportare la competitività dell'area transfrontaliera (asse prioritario 2) è la sua mission. Obiettivo: favorire la creazione e crescita intelligente, sostenibile e inclusiva delle imprese e dell'occupazione nei settori determinanti un impatto positivo in ambito sociale ed ambientale. Fra le aree chiave, sicuramente la mobilità circolare di giovani qualificati e i processi di internazionalizzazione e consolidamento delle pmi innovative dei due versanti dei territori transfrontalieri. Del resto, il successo del progetto si basa sulla capacità di sfruttare le asimmetrie e complementarietà ancora poco valorizzate dai territori di confine, per accelerare l'innovazione in ambiti nevralgici quali Food, Digital health e turimo sostenibile. L'approccio al progetto è principalmente l'innovazione di processo, non solo nella sua prevalente materia di intervento, l'innovazione sociale, ma anche nella modernità del suo approccio, che risulta quattro volte innovativo: bottom-up (derivato dall'esperienza diretta di practitioners); mirato (a incubatori di impresa e innovazione sociale); differenziato (nel suo occuparsi tanto di politiche, quanto di pratiche e fattori abilitanti); olistico. L'innovazione come servizio, insomma. Attraverso l'«impollinazione incrociata», come viene definita, tra pratiche di innovazione sociale, servizi di Open Innovation per le imprese e spazi di innovazione. Per fare un esempio pratico, basti pensare alla fornitura sperimentale di servizi alle imprese che promuovono l'impatto sociale anche attraverso pratiche di innovazione. Ma pure il supporto al miglioramento, aggiornamento e connessione di spazi volti ad accogliere l'innovazione sociale (spazi di co-working e Fab-Lab) e la creazione di una piattaforma che supporti e promuova un sistema stabile di networking, di scambi di servizi e buone pratiche, di sinergie transfrontaliere, di internazionalizzazione nello spazio EU-Med tra le realtà portatrici del mantra «innovazione sociale». Ovvio come la crisi improvvisa dovuta all'emergenza sanitaria abbia un minimo rallentato anche il programma, ma non più di tanto, tutto sommato, anzi, il momento di surreale blocco di ogni attività ha favorito il rafforzamento del dibattito in Sicilia e a Malta sulla legislazione sull'impresa sociale e sul terzo settore volto al miglioramento legislativo e alla consapevolezza istituzionale. Per esempio, oggi è previsto un incontro online sulla cosiddetta Fase 2 tra esponenti del terzo settore provenienti da diverse aree d'Italia su «Coprogettazione: opportunità per la ripartenza. Pubblico e privato insieme per il terzo settore». Come evidenziano gli organizzatori, «incontrarsi e scambiarsi idee e buone pratiche in queste prime settimane di ripartenza, significa fare fronte comune per raggiungere obiettivi necessari». Cooperative da Canicattini Bagni (Sr), Lecco, Ragusa, Scicli e Siracusa illustreranno i propri casi. Anche le imprese sociali fanno i conti con la Fase 2, si può dire, e con le sfide anti Covid, scegliendo di guardare alle più riuscite esperienze di collaborazione tra pubblico e privato per superare il difficile momento in corso: «La coprogettazione tra enti pubblici ed enti del terzo settore non è solo un'azione prevista dalle norme, ma è una modalità di realizzazione di interventi sociali fondamentali per un buon welfare. Incontrarsi e scambiarsi idee e buone pratiche in queste prime settimane di ripartenza significa fare fronte comune per raggiungere obiettivi necessari. La tenuta del sistema sociale, da nord a sud della Penisola, è davvero prioritaria per il buon esito della Fase 2». «Perché parlare adesso di partenariato pubblico-privato», si chiede Rosario Sapienza, direttore di Impact Hub, «tirando in ballo l'impresa, la riforma de terzo settore, a valle di questa esperienza molto peculiare che abbiamo avuto e ancora abbiamo con il Covid-19? La risposta è molto semplice: quando abbiamo iniziato il progetto Enisie, l'obiettivo era quello di esplorare le dimensioni dell'innovazione sociale in salsa mediterranea. Lo facciamo all'interno del programma Italia-Malta con dei partner maltesi alla ricerca di risposte in un territorio sicuramente simile a quello siciliano. Con l'esperienza del Covid-19 ci siamo poi resi conto che i servizi innovativi a cui pensavamo prima tornano ancora più pertinenti, ancora più urgenti: promuovere l'innovazione sociale è l'unica strada, lì dove le vecchie risposte non riescono più a funzionare, non vanno, non funzionano rispetto alle vecchie esigenze che sono rimaste sul tappeto. Il coronavirus ha reso evidente che il sistema pubblico da solo non può farcela. L'abbiamo visto nel settore sanitario, ma anche nell'esercizio dell'educazione, con le famiglie mobilitate. I cittadini devono scommettersi insieme al pubblico. Insomma, il partenariato pubblico-privato non è una opzione, ma è un «must», una strada obbligata. Il come praticare questo è una riflessione che bisogna fare. Del resto, gli strumenti ci sono stati dati. Abbiamo un nuovo codice degli appalti, abbiamo una riforma del terzo settore organica e nuova di zecca. Adesso in Sicilia ci dobbiamo mettere a lavorare. Per fortuna non partiamo da zero, abbiamo in Italia tante esperienze già esistenti in cui si co-progetta una governance partecipata dei territori, partendo sì dal pubblico, ma partendo anche dal settore privato. Vedremo che cosa ne verrà fuori». (riproduzione riservata)