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30/03/2021

Serlenga “Dal Tar una forte spinta: procedimenti veloci”

La Repubblica - Isabella Maselli

L'intervista
"Se potessimo con una bacchetta magica cancellare tutto l'arretrato, teoricamente i Tar potrebbero dare una risposta al cittadino in tempo reale. E questo sarebbe un risultato, in termini di risposta di giustizia, incredibile. Lo abbiamo già dimostrato nell'anno della pandemia, decidendo più ricorsi di quelli pervenuti nel settore degli appalti, ma con celerità nelle decisioni anche in edilizia e urbanistica, ambiente, sanità, ottemperanze. I numeri hanno un loro peso oggettivo e ci dicono che la giustizia amministrativa pedala".
Sono le parole di Gia Serlenga, giudice del Tar Puglia e presidente dell'Associazione nazionale magistrati amministrativi.
Di quali numeri parla? "Nel settore degli appalti abbiamo avuto nel 2020 un tempo di decisione sotto la media nazionale, di circa 100 giorni rispetto ai 150 della media nazionale. Ma il dato interessante è che si decidono più ricorsi di quelli che entrano. Se proiettato nel futuro, questo dato ha un suo senso. E' chiaro che nel 2020 c'è stato un decremento dei ricorsi a causa del Covid, tuttavia abbiamo questa risposta di produttività superiore". Una risposta di giustizia non solo al cittadino che chiede tutela, ma anche all'amministrazione che chiede certezza, giusto? "Esattamente. Non ci dimentichiamo che le nostre decisioni sono destinate ad avere un effetto conformativo sulle scelte della pubblica amministrazione. E' qui tutta la querelle politica, perché in qualche modo si percepisce una funzione di supplenza del giudice amministrativo rispetto alle decisioni politiche. In realtà non la vedo proprio così. Il giudice amministrativo lo trovo anzi abbastanza timido alle volte, per una sorta di mal interpretato rispetto della decisione amministrativa. Il potere politico si sente accerchiato ma così non è".
Nell'anno della pandemia il Tar, come evidenziato nell'inaugurazione del vostro anno in remoto, ha dimostrato di essere "non solo giudice dell'economia ma anche giudice dei diritti fondamentali". Ci spiega questa affermazione? "Abbiamo avuto il campo di battaglia nella comparazione tra diritto all'istruzione e diritto alla salute.
Parliamo di due diritti fondamentali per il cittadino. Ma dobbiamo fare un piccolo passo indietro".
Prego "Il riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo è tra tutela dei diritti e tutela degli interessi. Per quanto, cioè, il giudice fisiologico dei diritti sia quello ordinario, in realtà tante volte il potere politico incide sui diritti fondamentali e in quest'anno di pandemia lo abbiamo visto. Al giudice amministrativo è stato di fatto demandato decidere se andare a scuola, quindi se il diritto all'istruzione ha una tutela e in che modo ce l'ha, o cedere a fronte della tutela del diritto alla salute".
Su questo tema ci sono state decisioni contrastanti sul territorio.
"E questo ha creato un dibattito forte che dimostra la delicatezza della materia dove entrano in gioco probabilmente anche sensibilità diverse. Non è solo un problema strettamente giuridico. Siccome poi i provvedimenti dei governatori avevano una durata di 15 giorni, non c'era tempo per arrivare alla decisione collegiale perché i provvedimenti avevano nel frattempo esaurito i propri effetti.
Quindi i presidenti si sono sentiti in dovere di usare il decreto cautelare.
Il sistema ha saputo reagito prontamente". E ci siete riusciti grazie al processo da remoto.
"Senza la completa digitalizzazione del processo non ce l'avremmo fatta a concepire nel 2020 in 45 giorni il processo da remoto, anche grazie alla grande collaborazione del foro.
Ma dobbiamo tornare assolutamente alla sacralità dell'udienza in presenza, perché le forme hanno un senso quando si parla di amministrazione della giustizia". Quali sono le sfide per il futuro della giustizia amministrativa? "Svecchiare il sistema e articolare territorialmente il secondo grado per andare incontro ai cittadini.
Penso cioè che sia arrivato il momento di un piccolo decentramento del Consiglio di Stato nella sua funzione giurisdizionale ma anche consultiva per dare un supporto alle Regioni. E poi accelerare su certe materie".
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Nel settore degli appalti abbiamo avuto nel 2020 un tempo di decisione sotto la media nazionale: circa 100 giorni