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06/03/2021

SERETTI Vetroarchitetture: la carica dei 201 …anni!

Realtà Industriale - Carlo Tomaso Parmegiani

CASE HISTORY
Pocenia era da poco entrata, con tutto il Friuli, nel Regno Lombardo-Veneto, quando, nel 1820, Girolamo Seretti, presi incudine e martello, avviò la sua attività da maniscalco nella stalla di famiglia. Oggi, sei generazioni e duecentouno anni dopo, la Seretti Srl di San Giorgio di Nogaro è una delle principali realtà di realizzazione di serramenti e facciate del Triveneto, nota internazionalmente per la capacità di portare a termine i progetti più complessi soddisfacendo le esigenze dei clienti e degli architetti più esigenti. Dopo anni e generazioni di mascalcia, negli anni '50 del secolo scorso, Guglielmo Seretti, oggi 90enne e padre dell'attuale titolare, iniziò la produzione di serramenti, prima in ferro e poi in alluminio, iscrivendo l'azienda in Camera di Commercio nel 1955. Attualmente, guidata da Alviero, cui si sono affiancate nei primi anni 2000 la sorella Fulvia e la figlia Lisa, l'azienda ha 20 dipendenti (più altri 26 nella collegata vetreria Serex Multivitrum di Torviscosa, diretta dalla moglie Norma) e ha avviato un importante processo di internazionalizzazione con l'apertura di Seretti France a Parigi. ALVIERO SERETTI, COME SIETE ARRIVATI DALLA MASCALCIA ALLE VETROARCHITETTURE E LE SOLUZIONI STUDIATE PER ALCUNI FRA I PROGETTI EDILIZI PIÙ ALL'AVANGUARDIA DEGLI ULTIMI DECENNI? La nostra storia moderna, dopo generazioni di maniscalchi, è iniziata per merito di mio padre che, accortosi che il lavoro del maniscalco era sempre meno richiesto visto la progressiva sostituzione dei carri trainati dai cavalli con i mezzi a motore, negli anni '50 acquistò una saldatrice e cominciò a produrre i primi manufatti in ferro come ringhiere e cancelli. Nel '55 iscrisse l'attività in Camera di Commercio e avviò una prima produzione di serramenti in ferro comune. Successivamente ci furono alcuni miglioramenti produttivi che portarono all'uso dei trafilati in ferro pre-verniciati. A fine anni '60 e negli anni '70 cominciarono a diffondersi i serramenti in alluminio (tipicamente quelli color bronzo-dorati che si vedono oggi su tante case) e mio padre, nonostante il costo allora fosse ancora molto alto, fu fra i primi a crederci. Si trattò di un'attività pionieristica, tant'è che doveva rivolgersi a un fornitore di Milano che era fra i pochissimi in Italia ad avere quel tipo di prodotto. Un po' alla volta, però, l'alluminio, grazie al miglioramento delle tecniche di anodizzazione e verniciatura, nonché alla riduzione dei costi, prese piede, e l'azienda cominciò a realizzare lavori importanti, vincendo appalti per interi condomini. Il lavoro si sviluppò ulteriormente grazie alla crisi energetica dei primi anni '70 che indusse a introdurre i primi serramenti con vetrocamera e profili a taglio termico. Tutto ciò fece partire una progressiva crescita del settore dei serramenti in alluminio che ci portò ad avviare un'ulteriore evoluzione della nostra azienda. IN COSA CONSISTETTE QUELL'EVOLUZIONE? Quando cominciammo a usare la vetrocamera e realizzare serramenti isolanti, sentimmo l'esigenza di poter offrire qualcosa di più ai clienti. Io ero entrato da qualche anno in azienda, nel 1973, e, insieme a mio padre, fra non poche discussioni, ci interrogammo sul futuro e comprendemmo che il vetro stava assumendo un'importanza sempre maggiore all'interno del serramento. Decidemmo, quindi, di dare vita a una vetreria, realizzandola a fianco dello stabilimento attuale dove ci eravamo trasferiti nel 1966. Erano anni in cui si lavorava molto a seguito della costruzione post terremoto, che fece sentire i suoi effetti fino a inizio anni '80. Andai a Milano a una fiera del vetro e tornammo a casa con un impianto per realizzare vetrocamere. Non sapevamo neanche tagliare il vetro ... ma trovammo un ragazzo che aveva lavorato per qualche tempo in una vetreria artigiana e partimmo "senza rete". Pur avendo fatturati ancora modesti, ci iscrivemmo all'albo nazionale costruttori per poter partecipare agli appalti pubblici. Di lì a poco, vincemmo la gara d'appalto dell'allora padiglione materno infantile dell'ospedale di Udine per un importo di 789 milioni di lire (il doppio del nostro fatturato del tempo). L'appalto prevedeva la realizzazione di 632 finestre tutte uguali, per le quali usammo uno dei primi tagli termici italiani, e un chilometro di pareti interne in vetro, oltre ad altri lavori complementari. Quelle finestre sono ancora tutte al loro posto, mentre le pareti sono state eliminate in una successiva ristrutturazione dello stabile. Così cominciammo a farci conoscere, ottenemmo altri lavori importanti e capimmo che ci serviva una vetreria con tutti i crismi. Nel gennaio 1986, infatti, dopo una visita alla fiera di Düsseldorf, avevamo acquistato uno dei primi impianti di taglio automatico del vetro installati in Italia, tant'è che molti vetrai "veri" venivano a visitarci per vedere il nuovo macchinario. Proprio in quel periodo, inoltre, fallì una grossa vetreria di Brescia, con una sede produttiva nella ZIU di Udine, che realizzava circa 500 pannelli di vetri isolanti al giorno, che lasciò, quindi, un grosso buco sul mercato che noi potemmo contribuire a riempire proponendoci come fornitori di vetri ai serramentisti. Nel 1990 decidemmo, dunque, di separare le due aziende e di dare vita alla Serex Multivitrum di Torviscosa. Si trattava, infatti, di due attività diverse e avevamo la necessità di proporci come produttori di vetri con un nome differente rispetto a quello che utilizzavamo per la produzione di serramenti. IL "CONFLITTO DI INTERESSE" CON I VOSTRI COLLEGHI/ CONCORRENTI SERRAMENTISTI NON VI CREÒ PROBLEMI? In realtà non molto perché decidemmo quasi subito di dedicare l'azienda di serramenti più a progetti particolari, complessi e non comuni, evitando di fare concorrenza agli altri serramentisti sulla produzione e vendita di serramenti standard. Eravamo un'azienda decisamente giovane con collaboratori bravi e innovativi e riuscimmo a farci conoscere nella realizzazione di soluzioni architettoniche evolute, occupandoci non solo dei serramenti, ma anche di facciate in vetro, vetrate appese (abbiamo realizzato la prima facciata appesa in Fvg), rivestimenti vari, lavori di carpenteria, ecc., avviando anche importanti collaborazioni con designer, architetti, ingegneri e costruttori e distinguendoci così dai serramentisti classici. QUALI SONO STATI I VOSTRI MERCATI DI RIFERIMENTO? Principalmente la nostra Regione, dove abbiamo realizzato lavori davvero importanti, fra i quali, alcune note concessionarie automobilistiche, diverse banche e la sede della C.C.I.A.A. di Udine, la sede ENEL di Viale Venezia, svariati palazzi residenziali moderni a Lignano, Grado e Trieste, alcune sedi di importanti aziende della regione, diversi centri commerciali in tutto il Friuli, la scuola della Fondazione Renati a Udine e le Terme di Arta, nonché alcuni palazzi pubblici, ville private e negozi di prestigio. In anni più recenti, però, visto che il mercato nostrano si è via via ristretto, abbiamo cercato e trovato diverse occasioni all'estero. In particolare, abbiamo portato a termine alcuni importanti lavori in Camerun, Guinea Equatoriale e Tagikistan. L'INTERNAZIONALIZZAZIONE, DUNQUE, STA DIVENTANDO UNA STRADA NECESSARIA PER IL FUTURO? Indubbiamente. I lavori speciali come quelli che facciamo noi vanno, infatti, cercati là dove ci sono. Come è noto, i grandi lavori sono piuttosto fermi, gli appalti pubblici, che in passato per noi erano molto importanti, da una decina d'anni sono diventati poco appetibili perché legati a gare al massimo ribasso e anche il mercato privato, a seguito della crisi del 2008-9, per una decina d'anni ha rallentato molto. Tutto ciò ci ha portato ad avere alcuni anni abbastanza difficili. Per fortuna, però, da tempo ci stiamo muovendo per cogliere le occasioni che si presentano all'estero e, a fine 2020, abbiamo acquisito alcune rilevanti commesse, tra le quali un importante lavoro in Francia, da 6 milioni di euro, che ci apre nuove speranze per il futuro. Questa grande commessa ci ha indotto a creare una società francese, la Seretti France, che ci permette di lavorare più facilmente sul quel mercato, che è decisamente più vivace e attivo del nostro. In particolare, a Parigi c'è un progetto da qui al 2030 che prevede molti lavori notevoli e di qualità in tutta la città; il che per un'azienda come la nostra può rappresentare un'importanti opportunità. QUALI SONO LE PROSPETTIVE PER IL FUTURO? Dopo alcuni anni difficili, pensiamo di poter tornare a fatturati apprezzabili in entrambe le aziende, superando i 9-10 milioni aggregati a fine 2021, e stiamo pensando di fondere le due società in un gruppo unico anche per poterci presentare sul mercato con una dimensione più significativa, fatto che all'estero talvolta è decisivo per poter acquisire i lavori.

Foto: Alviero Seretti


Foto: La sede della Seretti a San Giorgio di Nogaro