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26/05/2020

Sequestrati appartamenti di esponenti vicini ai Casalesi

Il Tirreno

l'operazione della finanza
luccaCi sono anche appartamenti nella Piana fra i beni che sono stati sequestrati, come misura di prevenzione antimafia, a un imprenditore 53enne residente a Caserta, già operante tra la Toscana e la Campania, e al coniuge. Oltre agli immobili (diversi dei quali si trovano a Caserta), sono stati sequestrati beni mobili e società per un valore di circa 7 milioni di euro.Il sequestro nasce dall'operazione "Ghost Tender", condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Lucca, che, nel marzo 2018, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, aveva portato, oltre che a primi sequestri di beni, all'arresto di cinque persone tra la Toscana e la Campania e alla denuncia a piede libero di ulteriori responsabili, in quanto appartenenti o fiancheggiatori di un'associazione a delinquere operativa dal luglio 2013, con base a Lucca e contigua ad un clan camorristico ("Casalesi", fazione "Zagaria") radicato nel casertano, dedita all'illecita aggiudicazione di appalti, alle frodi in pubbliche forniture e al riciclaggio. In particolare era stato individuato un gruppo criminale che ruotava attorno a imprenditori edili residenti in Provincia di Lucca e Caserta i quali, utilizzando prestanome e società compiacenti, molte delle quali "apri e chiudi", si aggiudicavano decine di appalti della Asl 3 - Napoli Sud (con sede a Torre del Greco), per milioni di euro, in relazione a commesse per lavori edili, banditi per importi inferiori ai valori soglia oltre i quali sarebbe stato necessario ricorrere alle procedure ordinarie di affidamento. A tale scopo, il sodalizio aveva stabilito rapporti corruttivi con un dirigente dell'Asl, il quale non solo aveva aggiudicato l'appalto in violazione delle norme di trasparenza, correttezza e imparzialità, ma aveva consentito al sodalizio di conseguirne il pagamento pur in assenza di qualsivoglia esecuzione dei lavori. In questo modo, le imprese riconducibili al gruppo criminale erano risultate, a turno, aggiudicatarie di numerosi appalti per lavori falsamente attestati come avvenuti, ma di fatto in gran parte non eseguiti. Per questa vicenda il procedimento penale è in fase di udienza preliminare.Più recenti indagini patrimoniali, hanno evidenziato la "pericolosità" dei soggetti sottoposti ad indagini, e appurato la "sproporzione" del patrimonio disponibile rispetto al proprio reddito. Per questo è stato emesso il provvedimento "ablatorio" dei beni: 25 conti correnti, 8 società, 18 locali ad uso commerciale, 32 abitazioni, 7 autorimesse e 4 terreni che saranno gestiti dagli amministratori giudiziari nominati dal tribunale di Firenze. Dopo l'operazione del 2018 la prefettura di Lucca aveva inoltre spiccato tre interdittive antimafia: una di queste era stata impugnata in sede amministrativa, ma il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso e dato ragione all'ufficio del Governo di Lucca. --