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14/04/2020

Senza l’aiuto dell’Europa il nostro Paese non ce la farebbe

Il Mattino di Padova - Gilberto muraro

È probabile che il documento approvato ieri dall'Eurogruppo sia studiato in futuro come prova di abilità diplomatica, oltre che come ricettario di politica economica. Il confronto svolto a nervi tesi, sulla scia di accuse tra Paesi di insolita asprezza, ha infatti dovuto porre attenzione al lessico non meno che al contenuto. La bozza di accordo diffusa con le correzioni ancora evidenti (errore organizzativo senza precedenti) mostra ad esempio il termine condizione sostituito dal termine requisito: stessa cosa, ma detta con più garbo. Si spreca poi il richiamo alla solidarietà ma subito attenuato da quello alla responsabilità, nello sforzo di accontentare tutti. Gli interventi deliberati sono già significativi: la flessibilità del bilancio pubblico, sopprimendo temporaneamente i limiti di deficit; l'allargamento del sostegno pubblico alle imprese, in deroga alla dottrina contro gli aiuti di Stato; la politica monetaria accomodante, con un capacità di acquisto di titoli pubblici e privati, anche quelli di non eccelsa qualità, fino a 750 miliardi di euro; l'attenuazione dei vincoli patrimoniali negli enti finanziari; lo stanziamento di quasi 38 miliardi sul budget dell'Ue per contrastare i danni della pandemia. Si aggiungono gli impegni previsti nell'accordo: fra l'altro l'apertura di nuova linea di credito agli Stati richiedenti, fino al 2% del rispettivo Pil, sotto l'egida del Meccanismo Europeo di Stabilità. Quest'ultimo è il punto cruciale: l'odiato Mes, e per un credito temporaneo fino a 36 miliardi, al posto dei coronabond garantiti dall'Europa che il nostro Governo richiedeva. Molti saranno delusi ma non è un aiuto insignificante e in questo caso esso non ha le stigmate della libertà vigilata che lo rendono inviso al beneficiario. Nessuna condizione, infatti, è posta sul suo uso, tranne quella della destinazione che deve limitarsi al sostegno dei costi legati alla cura e prevenzione dell'epidemia. Questo è il cuore del compromesso e sta ad indicare il livello di diffidenza che circonda l'Italia. Lo si vede anche dal ripetuto richiamo alla temporaneità delle deroghe concesse. Finita la pandemia, infatti, vanno rafforzati i fondamentali della finanza pubblica. Con un impegno comune, tuttavia, che potrebbe essere di grande portata: l'istituzione di un Fondo per la Ripresa, che accompagni tutti gli Stati membri al rilancio dopo la crisi. Ognuno potrà giudicare se nell'insieme si tratti di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Tre certezze voglio tuttavia condividere: senza l'aiuto europeo, non ce la faremmo; pur con l'aiuto europeo, rimane da compiere per l'Italia uno sforzo eccezionale; dobbiamo subito prepararci a usare bene i fondi europei, e penso in particolare al programma di investimenti Bei di cui potremmo essere larghi beneficiari, ma non con l'attuale codice degli appalti. --© RIPRODUZIONE RISERVATA