scarica l'app
MENU
Chiudi
09/07/2020

Semplificazioni in Cdm l’ultimo duello su appalti e lista delle grandi opere

Il Gazzettino

`Consiglio dei ministri nella notte, Conte tenta di evitare l'approvazione salvo intese
LA GIORNATA
ROMA Il decreto semplificazioni, la «madre di tutte le riforme» come la chiama Giuseppe Conte, è un parto difficile. La prova: il mese abbondante di rinvii e il fatto che fino all'ultimo momento, fino a pochi minuti prima dell'inizio del Consiglio dei ministri in notturna, tecnici, delegati dei partiti di maggioranza e ministri si sono accapigliati nell'ennesimo lunghissimo vertice. Tant'è, che probabilmente il decreto dovrebbe essere approvato con la formula salvo intese. In modo da sciogliere, prima della pubblicazione in gazzetta ufficiale, i nodi ancora irrisolti e per dare al Parlamento più tempo, fino a metà settembre, per la conversione in legge del provvedimento.
Da palazzo Chigi - dove sono stati limati prima del via libera notturno anche il Piano nazionale di riforme, il rendiconto generale e il disegno di legge di assestamento di bilancio - per tutto il giorno hanno gettato acqua sul fuoco: «Gran parte delle questioni sono risolte. E' vero, si sta ancora limando il testo, ma politicamente non ci sono grandi problemi o particolari criticità. Tant'è, che non è detto che il decreto verrà varato salvo intese. Si spera di no».
Eppure, da ciò che è filtrato dal carosello di riunioni che hanno preceduto il Cdm, è andato avanti per tutto il giorno il braccio di ferro su come velocizzazione gli appalti delle opere pubbliche. Da una parte Conte, Italia Viva, i 5Stelle, determinati a semplificare quanto più possibile le procedure cancellando la nuova soglia di 20 milioni per le stazioni appaltanti semplificate, dall'altra il Pd schierato in difesa del Codice degli appalti e contro il modello Genova erga ommes.
Trovata invece la mediazione sulla questione della lista di opere da sbloccare richiesta a gran voce da Italia Viva con Matteo Renzi, Raffaele Paita e Davide Faraone. Italia Viva voleva un Dpcm ad hoc, invece dopo lo stop del Pd è stato deciso di allegare al decreto la lista delle opere da sbloccare con il commissario. Saranno in tutto 50, cui si potranno aggiungere altri cantieri inseriti nell'allegato infrastrutture. «Una bella vittoria», per la Paita.
C'è stata battaglia però anche su questo fronte, in quanto i renziani hanno chiesto di inserire nell'elenco pure porti e aeroporti da realizzare. E il Pd anche qui ha frenato.
IL NODO DELL'ELENCO
Ad andare allo scontro è stato anche il ministro 5Stelle all'Ambiente, Sergio Costa, che difende la Valutazione d'impatto ambientale (Via). Conte, sostenuto da Italia viva e dai 5Stelle, si è impuntato per avere procedure semplificate che limitavano o addirittura escludono la Via per le opere fino a 5 milioni di euro. Ma Costa si è fatto scudo del parere dell'Anac che nei giorni scorsi ha avvertito del rischio di infiltrazioni della criminalità. E, soprattutto, ha preteso che venisse confermata, forte di un parere della Consulta firmato a suo tempo da Sabino Cassese, la necessità della firma da parte del ministro dell'Ambiente per il via libera finale.
Sembrano invece evaporate le nubi che si erano addensate sulla riforma del reato di abuso d'ufficio per superare quella che Conte chiama «paura della firma» e che frena il lavoro dei dirigenti pubblici. Con due novità legate alla discrezionalità e all'interesse pubblico. L'amministratore o il dirigente che segue pedissequamente le indicazioni della legge e dunque non può compiere alcun atto discrezionale, non potrà più essere perseguito per abuso d'ufficio. Insomma, quando non c'è discrezionalità, non ci può essere abuso. Lo stesso vale per l'amministratore o il dirigente che compie un atto nell'interesse pubblico che, ad esempio, può essere un esproprio di un terreno per realizzare una strada. Anche in questo caso non ci potrà essere abuso d'ufficio.
Chi già canta vittoria è Renzi: «Nelle prossime ore daremo il via libera al piano choc per opere pubbliche da 120 miliardi. Il rischio di corruzione c'è sempre anche con i codici e le leggi. Il punto è che non bisogna fare come la Raggi con le Olimpiadi. Allora io dico modello Expo non modello Raggi: le cose si devono fare sennò si muore di fame». Ancora: «Bisogna sbloccare le opere e semplificare le regole del gioco. È una filosofia sbagliata quella che blocca 60 milioni di persone. Senza posti di lavoro l'Italia è finita e questo fa felice proprio la criminalità organizzata». s
Se la nottata andrà bene, Conte questa mattina illustrerà il decreto prima di partire per il tour europeo che lo porterà a Lisbona e a Madrid.
Alberto Gentili
© RIPRODUZIONE RISERVATA