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25/05/2021

Semplificazioni, governo diviso Domani vertice a Palazzo Chigi

La Repubblica - Annalisa Cuzzocrea

Molte reazioni negative da sinistra alle norme sulle opere pubbliche, si tratta sul decreto da approvare la settimana prossima La governance del Piano per il Recovery vedrà Draghi unica presenza fissa: gli altri ministri ruoteranno a seconda delle competenze Paola De Micheli (Pd) "Non si può tornare al massimo ribasso perché nelle pieghe entreranno le mafie" Cingolani spinge invece per procedure più rapide Il Movimento 5 Stelle non si schiera
Roma - Un "punto politico" sul decreto semplificazioni a Palazzo Chigi già domani mattina. Con tutti i ministri coinvolti e con una rappresentanza delle forze politiche che sulla legge hanno idee molto diverse, a partire dalla questione della proroga delle deroghe al codice degli appalti e dell'innalzamento del tetto dei subappalti per le grandi opere. La bozza discussa venerdì mattina e circolata in queste ore quella che ha suscitato l'allarme di sindacati e associazioni che lottano per la legalità - non è affatto chiusa, fanno sapere dal governo.
Il lavoro continua e gli articoli incriminati sono evidenziati in giallo, vanno rivisti, concordati.
Federico Fornaro, capogruppo di Leu alla Camera, dice che «liberalizzare l'utilizzo senza limiti dei subappalti per velocizzare le opere pubbliche è un rimedio ben peggiore del male». Il Partito democratico sembra della stessa idea. L'ex ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli dice: «Il Pd non può consentire il ritorno del massimo ribasso negli appalti, perché in quelle pieghe si inseriscono le mafie. Bisogna proteggere il lavoro, i cantieri della criminalità organizzata». I 5 Stelle, che pure su questo un tempo agitavano grandi battaglie, non sono pervenuti. Anzi, un ministro che è loro espressione come Roberto Cingolani parla soprattutto della necessità di velocizzare le procedure, di correre, e per questo si è già scontrato con il titolare dei Beni culturali Dario Franceschini riguardo alla necessità di saltare alcuni passaggi per i nuovi impianti di energie rinnovabili.
A far rumore sono i sindacati, perché è anche e soprattutto una questione di sicurezza sul lavoro, e associazioni come Libera, secondo cui il ritorno nella bozza del «cosiddetto appalto integrato, in cui progettazione ed esecuzione dei lavori sono oggetto della stessa gara e quindi affidati allo stesso aggiudicatario, crea una pericolosa commistione di ruoli che depotenzia la funzione pubblica di programmazione e controllo». E poi, il massimo ribasso ha conseguenze precise: «deresponsabilizzazione delle stazioni appaltanti da un lato, incentivi per le imprese a recuperare sui costi con accordi collusivi, perizie suppletive e varianti d'opera, oppure allentando le tutele alla sicurezza dei lavoratori». Parla di un "liberi tutti" per mafie e corruzione", Libera. Ma dal ministero delle Infrastrutture di Enrico Giovannini, l'unica replica che arriva per ora è «stiamo lavorando». Oltre al decreto semplificazioni, il Consiglio dei ministri dovrebbe esaminare sempre questa settimana quello su governance e reclutamento del Recovery. La struttura di esecuzione e controllo del Pnrr prevede in cima una cabina di regia politica che, per non creare nuove tensioni, Mario Draghi prevede a composizione variabile. Ci sarà, sempre presente, il presidente del Consiglio. E a seconda del tema si coinvolgeranno gli attori istituzionali interessati. Mentre la segreteria tecnica della presidenza del Consiglio prevista come secondo anello della catena, di raccordo con le due strutture che nascono al Mef, sarò fatta da funzionari in parte distaccati dalle altre amministrazioni in parte assunti. Del decreto governance dovrebbe fare parte infatti anche il piano di reclutamento delle risorse necessarie a Palazzo Chigi, nei vari ministeri, ma anche a livello territoriale.
I numeri in chiaro nel Pnrr sono tre: 1000 esperti per le Regioni da smistare tra comuni e altri soggetti attuatori per supportarli nella gestione delle procedure complesse, nella semplificazione dei colli di bottiglia e nell'arretrato; 300 da assumere nelle amministrazioni centrali per la rendicontazione finanziaria (non dovrebbe essere niente di simile alla task force prevista dal governo di Giuseppe Conte, perché si tratta di tecnici del Mef che servono a irrobustire la Ragioneria, il cui ruolo sarà cruciale); infine, 16mila funzionari dell'Ufficio del processo per aiutare i giudici nello smaltimento dell'arretrato. Il tavolo permanente dei rappresentanti delle parti sociali è previsto in fondo alla piramide. Sempre possibile, la segnalazione - da parte del ministero dell'Economia - della necessità di ricorrere al potere sostitutivo se alcuni progetti strategici restano indietro. In quel caso a intervenire sarà il Consiglio dei ministri. ©RIPRODUZIONE RISERVATApunti Cosa cambierà con il decreto 1
Opere pubbliche Via la soglia del 40% per affidare i lavori in subappalto, non ci sarà più il limite.
L'aggiudicazione delle opere può avvenire sulla base del criterio del prezzo più basso Ristrutturazioni Diventa più semplice il superbonus 110%. Il beneficio viene esteso alle società per azioni, alle srl, alle cooperative e ai trust, nonché altri enti pubblici e privati Certificazioni Sono stati ridotti i tempi per avere le risposte dalla pubblica amministrazione. Ad esempio per la "Via" la valutazione dell'impatto ambientale, si aspetterà al massimo 30 giorni In regia Il presidente del Consiglio Mario Draghi, qui a destra, e Daniele Franco, titolare ell'Economia ALBERTO PIZZOLI/AFP