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21/07/2020

SEMPLIFICAZIONE E DEREGULATION: DUE COSE DIVERSE

La Nuova Sardegna

Uno Stato senza burocrazia non può esistere. Uno Stato con troppa burocrazia può morire. La burocrazia è costituita dai funzionari pubblici assunti per concorso che lavorano in uffici precostituiti per legge in modo da assicurare imparzialità e buon andamento dell'amministrazione pubblica, come dice la Costituzione. Sono disciplinati competenze, attribuzioni e responsabilità. Tutto questo perché "i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione", non possono né lavorare per sé, né favorire estranei alla cosa pubblica. Tutte le energie dei funzionari devono essere dedicate al corretto servizio della cosa pubblica. Ognuno vede che in questo quadro costituzionale, se tutti i funzionari pubblici obbedissero al giuramento fatto allo Stato, le cose andrebbero infinitamente meglio. Come succede altrove, ove il senso del dovere e dello Stato sono radicati. Da noi si parla di semplificazione da sempre. L'ultima volta organicamente con i quattro poderosi provvedimenti legislativi noti come leggi Bassanini dal 1997 in poi. Si voleva sostituire un'amministrazione obsoleta, inefficiente e costosa con una efficiente; contrastare il potere della burocrazia e talora il suo "remare contro"; ridurre le 35mila leggi ad un centinaio di testi unici e a poche leggi speciali; far funzionare i controlli interni. Quei provvedimenti sono rimasti attuati solo in piccola parte. Le buone intenzioni si sono infrante dietro le resistenze di un potere che è parso costituirsi come tale, al quale si deve la redazione di quasi tutte le leggi, comprese le loro distonie. È rimasta la moltiplicazione dei passaggi delle pratiche, si è accresciuto il numero di chi esercitava un potere sulla loro definizione, è rimasta diluita la responsabilità, è cresciuto il rischio di corruzione. Se si fa tesoro della storia italiana è difficile pensare che un ulteriore provvedimento normativo (come l'ultimo approvato "salvo intese" ma non depositato) possa dare vita ad una amministrazione veloce, efficiente ed esente da corruzione. In attesa del testo, si possono solo fare alcune considerazioni. Primo: speriamo che non sia l'ennesimo maxi-testo che aggiunge problemi interpretativi al già grande monte leggi da attuare. Secondo: dalle notizie di stampa sembra che la semplificazione consista soprattutto nell'esenzione da controlli sugli appalti, in deroga al codice degli appalti e alla legge Severino sull'anticorruzione. Terzo: non c'è notizia di meccanismi di accelerazione dei tempi di approvazione delle centinaia di decreti attuativi delle leggi rimasti non approvati e delle molte leggi da sopprimere o da accorpare in testi unici. Se semplificare significa aumentare gli affidamenti diretti dei lavori senza passare per regolari appalti pubblici, c'è più di una ragione di preoccupazione. Certe forze politiche e un'imprenditoria corsara vogliono la deregulation. Ma ci vuole altro. Si deve accrescere la responsabilizzazione indicando a priori un responsabile unico dell'amministrazione più interessata, accrescere la responsabilizzazione della catena gerarchica (contabile ed anche penale, se è il caso), costituire un ufficio per la legislazione incaricato della redazione delle leggi con potere di acquisire le notizie dalle amministrazioni e con il dovere di queste di fornirle fulmineamente. Non si può morire di burocrazia, me nemmeno di corruzione. Solo questo si può dire ora in assenza del testo. Non vorrei essere considerato nemico a priori della burocrazia. Da presidente della Regione trovai la spesa regionale a 4.500 miliardi (di lire), cosa che rallentava l'economia reale essendo il bilancio regionale di 9mila miliardi. A fine legislatura lo portai a 9.500, più delle entrate disponibili, proprio con l'aiuto della tanto bistrattata burocrazia regionale che, immedesimandosi nelle finalità dell'istituzione e adeguatamente sostenuta in frequenti riunioni, riuscì ad accelerare la spesa eliminando le strozzature, a beneficio dell'economia reale: che crebbe in tutte le sue componenti.