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02/07/2020

Semplificare, alla Hemingway

La Repubblica - Paola Severino

Come dare fiducia ai cittadini
Tra bozze più o meno "consolidate" e rivelazioni più o meno attendibili, cresce l'aspettativa per conoscere i contenuti del decreto Semplificazione, nell'aspettativa che si tratti di una regolamentazione innovativa nei rapporti tra Pubblica Amministrazione e cittadino. Una disciplina capace di stimolare nei soggetti pubblici il potere-dovere di decidere e che responsabilizzi il cittadino come parte indispensabile del rapporto con le istituzioni.
Il primo pensiero va al codice degli appalti, finora strutturato, in via prevalente, nella prospettiva della possibile commissione di illeciti. Questo approccio andrebbe completamente innovato, per dar luogo ad una legislazione che, basandosi sulla fisiologia e non sulla patologia del fenomeno degli appalti, si proponga di assicurare che "vinca il migliore". Se si esce dalla logica del sospetto e della "panpenalizzazione", ci si potrà concentrare su processi di selezione che consentano di scegliere l'offerta migliore e di evitare il ricorso a quegli escamotage, da tutti deprecati, del prezzo più basso, ma con condizioni contrattuali incomplete e a volte predisposte per poter sfruttare il meccanismo della revisione prezzi. Per assicurare ai concorrenti una competizione leale, la trasparenza e la tracciabilità rappresentano la vera garanzia di una decisione tempestiva e imparziale da parte del soggetto pubblico e di una piena visibilità dei presupposti della delibera per il cittadino. Se poi si accelerano la digitalizzazione del Paese e lo scambio di dati tra organi dello Stato, sollecitati anche dall'esperienza della pandemia, il risultato di semplificazione e accelerazione dei procedimenti può diventare ancora più evidente.
Un altro tema cruciale attiene all'equilibrio tra tutela ambientale, tutela degli investimenti e tempi dei procedimenti amministrativi. Qui l'intervento deve essere davvero radicale, per ridurre la durata record delle valutazioni di impatto ambientale, che possono raggiungere il decennio, nonostante la presenza di una direttiva e di una comparazione europea connotate da ben maggiore celerità. Questo sconfortante risultato è spesso dovuto alla tendenza di inglobare nella via anche aspetti valutativi che nulla hanno a che vedere con la specificità del fine, nonché la prassi di istituire tavoli di consultazione e conferenze di servizi in successione, anziché in allineamento tra di loro. Si dovrebbero invece creare meccanismi decisori, volti a blindare via via le varie fasi del procedimento complesso, in modo da dare certezze sulla possibilità di procedere oltre ed evitare che solo al termine di una lunga catena di valutazioni interlocutorie si arrivi ad un esito che potrebbe essere anche negativo, dopo aver lungamente e inutilmente impegnato soggetti pubblici e privati.
Un ulteriore aspetto riguarda la possibilità di estendere la pratica dell'autocertificazione ad ambiti più ampi rispetto a quelli finora considerati dal decreto Rilancio. Si tratterebbe di uno strumento di grande importanza che, unito alla sollecitazione per lo scambio di dati tra i vari settori della Pubblica Amministrazione, potrebbe davvero modificare non solo i tempi di conclusione delle pratiche amministrative, ma anche il modo di concepire i rapporti tra il cittadino e l'apparato burocratico. Si darebbe fiducia al soggetto privato che assume la responsabilità di fornire dati e informazioni veritiere al soggetto deliberante. Si consoliderebbe poi la legittimità del provvedimento con la previsione di controlli successivi sui contenuti della dichiarazione. Si procederebbe infine, in caso di esito negativo, alla revoca del provvedimento o alla risoluzione del contratto. Si attiverebbe, in sintesi, uno strumento di snellimento delle procedure e di formazione di un nuovo sistema di valori sociali, nel quale verità e trasparenza assumano un valore preponderante rispetto alla furbizia e alla opacità con cui oggi si affrontano i rapporti tra cittadino e amministrazione pubblica.
Diceva Hemingway che «il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è di dargli fiducia».
Una fiducia che gli italiani si sono meritati durante la prova più difficile dal dopoguerra ad oggi, affrontando con maturità e consapevolezza la sfida della pandemia. Questa fiducia si deve oggi trasformare in un mezzo giuridico innovativo, che però - almeno nelle bozze disponibili - sembrerebbe essere applicabile per un solo anno. La limitazione può trovare una giustificazione solo nella necessità di mettere a punto e monitorare il funzionamento dell'autocertificazione, ma non può rappresentare un limite invalicabile per il consolidamento dell'istituto. La fiducia infatti non è un valore che si possa concedere e revocare con un interruttore a tempo.
Se l'esperimento dovesse dare i risultati auspicati, occorrerebbe prevedere la possibilità di renderlo permanente, in modo da consolidare il patto di fiducia verso i cittadini che meritano e rendere più efficace il sistema delle sanzioni nei confronti di chi tradisce.