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17/07/2021

SEI MESI PER RINASCERE

Business People - Anna Tortora

RECOVERY
La seconda metà del 2021 sarà cruciale perché le promesse di ripresa del piano Next Generation UE si trasformino in realtà. Ecco quali saranno le frecce al nostro arco e quali i rischi cui fare attenzione per non sprecare un'occasione epocale
Agognato e sospirato per tutto l'arco del 2020, il Recovery Pian italiano ha fatto il suo ingresso in società, un debutto salutato da Bruxelles, e illuminato da previsioni di crescita che mai si sono viste in Italia. Sono 248 miliardi di euro divisi tra prestiti a fondo perduto, finanziamenti agevolati, fondi di spesa nazionali, da applicare ai settori strategici per il rilancio economico. Quali siano lo aveva già chiarito l'Europa con il Next Generation EU e se ne è parlato un po' ovunque, anche perché l'emergenza sanitaria ne ha manifestato l'urgenza. Arrotondando, la maggior parte dei fondi andrà per la transizione ecologica (circa 70 mld), a scalare digitalizzazione e innovazione (50 mld), istruzione e ricerca (34 mld), mobilità sostenibile (31,5 mld), politiche per il lavoro e infrastrutture sociali (30 mld) e naturalmente politiche sanitarie (20 mld). Ma chi ben comincia stavolta è ancora molto lontano dalla proverbiale metà dell'opera, perché dalle intenzioni passare alla realizzazione degli interventi non è affatto scontato. Abbiamo una direzione, ma i mezzi, i tempi e la governance per percorrere la distanza che ci separa dal traguardo continuano a essere fonte di discussione. Le 2.487 pagine di schede progetto che compongono il piano, infatti, vanno calate nella realtà del Paese, provato dall'epidemia, sfiancato da una recessione ipodermica che lo infetta almeno dal 2008, un Paese che arranca e al quale si chiede di aumentare gli sforzi e i ritmi. Naturale, quindi, che gli entusiasmi iniziali comincino a vacillare e a condizionare la risalita dei prossimi sei mesi sono apparsi molti "se" e "ma". PRIMA DI TUTTO, IL VACCINO Bankitalia è stata molto chiara al riguardo. Il trend di crescita è positivo e incoraggiante, le stime del +4,1 per l'anno in corso e del +4,3 per il 2022 sul Pil sono coerenti con le analisi degli esperti (l'Istat prevede addirittura un +4,7% per l'anno in corso e un +4,4% per il prossimo), ma sono comunque condizionate dai risultati della campagna vaccinale. Sarà l'andamento dei contagi il fattore principale a influire sulla curva del Pil, se diminuiranno, come da previsioni del Governo, potranno ripartire nella seconda metà del 2021 anche quelle attività che ancora stentano, nonostante la percepibile ripresa del primo trimestre di quest'anno. Sono i settori che hanno risentito di più delle restrizioni alla libertà individuale, dei timori del contagio, dell'incertezza del futuro lavorativo, principalmente concentrati nel comparto turistico, del commercio al dettaglio, dei servizi. L'indagine sui consumi delle famiglie, condotta dall'istituto a febbraio 2021, segnala che il 25% del campione pensa di tagliare spese in beni non durevoli nel successivo trimestre, il 40% ha risparmiato più dell'anno precedente, e le somme accantonate verranno investite o usate per saldare debiti, non per acquistare beni di consumo. Sarà quindi fondamentale che insieme agli interventi delineati nel Recovery Pian, vengano mantenute anche quelle forme di assistenza economica e fiscale alle famiglie e alle imprese varate durante i mesi dell'emergenza sanitaria, per scongiurare ulteriori stalli di mercato. MANTENERE LA PRUDENZA Anche la Corte dei Conti condivide le riserve di Bankitalia sul lungo periodo, l'ha espresso con chiari termini nel resoconto sul Pnrr presentato a fine maggio. Ci sono ottime prospettive per il prossimo futuro, che però per diventare durature dovranno essere sostenute da riforme che vadano a sanare settori tradizionalmente critici della nostra economia. L'aumento della ricchezza del Paese infatti, dovrà comunque rapportarsi alla necessità di rientrare del debito che il Pnrr comporta, oltre a migliorare una situazione di partenza non esattamente gloriosa. In questo senso, è impensabile puntare su un piano di interventi che non vadano a riformare il sistema fiscale e tributario, solo apparentemente secondario rispetto a innovazione e tecnologie. In particolare, il nostro sistema è caratterizzato da una grande varietà di composizione dei tributi, di incentivi, eccezioni, che allo stato attuale genera pesanti inefficienze, e l'alto tasso di evasione fiscale ne è prova evidente. Semplificazione normativa, rispetto alla base imponibile, aliquote, alle spese, ai procedimenti e al rapporto con l'utenza significa garantire sostenibilità a una spesa pubblica che non diminuirà nel breve periodo: a causa della crisi economica solo nel 2020 sono stati spesi 399,4 miliardi in prestazioni sociali e 123,5 miliardi in sanità (+6,7% rispetto al 2019). DIGITALIZZAZIONE E LAVORO Sempre il Cnel traccia, nelle sue note, un ritratto abbastanza impietoso dell'imprenditoria italiana, quando dichiara che «la depressione che ha caratterizzato l'ultimo decennio, ha spesso condotto a strategie aziendali di sopravvivenza, basate sulla riduzione dei costi, operata sia attraverso la flessibilità nell'uso della forza lavoro, sia con la rinuncia agli investimenti». Diretta conseguenza è stato un calo costante non solo nel numero degli occupati ma anche del reddito medio da lavoro, dei posti più qualificati e lo stallo della mobilità sociale. Indietro non si torna, su questo sono tutti d'accordo, ma le correzioni sono urgenti: l'innovazione e la digitalizzazione rappresentano le vie maestre affinché il mondo del lavoro possa riprendere vitalità, con le pmi e le startup in prima linea, ma senza dimenticare la Pubblica amministrazione. Paolo Gentiloni, commissario Ue all'Economia, l'ha detto chiaramente in occasione dell'evento Reshape the Web organizzato da II Sole 24 Ore , l'innovazione è la leva principale per recuperare competitività, l'Europa i fondi per gli investimenti li ha messi sul piatto, ma sta al tessuto produttivo farli fruttare. Attraverso il potenziamento della ricerca, come ribadisce la neoeletta presidente del CNR, Maria Chiara Marrozza, cui fa eco Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano, quando osserva che per alcuni la pandemia è stata un acceleratore, ha innescato la trasformazione dei servizi e dei prodotti. Tra i case study, l'italiana Yoox che è riuscita a fare il salto di qualità e oggi è tra i leader dell'e-fashion in Europa, o un gigante come Enel, che con strumenti digitali quali app e chatbot è riuscita a stabilire un contatto più diretto con il suo mercato di riferimento. FORMAZIONE E TRASFORMAZIONE Sull'argomento è intervenuto il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che in un'intervista al quotidiano II Messaggero ha espresso le sue riserve su un certo "dirigismo" che non aiuta il dialogo con l'imprenditoria e quindi rappresenta un ostacolo per la ripresa. Il fatto scatenante è stata la proroga dei licenziamenti dal 31 luglio al 28 agosto decisa unilateralmente dal Governo. Non deve passare il concetto - sostiene Bonomi - che Confindustria voglia licenziare. Tutt'altro. Questa è una fase delicata per il mondo industriale, un momento in cui vanno ripensati processi produttivi, metodi e competenze proprio per garantire la competitività di cui tanto si parla. Da un lato, quindi bisogna mettere al primo posto l'occupabilità delle persone, lavorare sulle capacità che vanno aggiornate o acquisite, cosa che non è possibile per legge per il personale che usufruisce di trattamenti di cassa integrazione. Dall'altro, è urgente velocizzare e semplificare le procedure per l'assegnazione delle grandi opere, e la riforma del codice degli appalti è un'occasione importante. Come importante, però, è preservare la legalità nelle assegnazioni e l'effettiva capacità delle aziende vincitrici di realizzarle. Per il nostro Paese non è un nodo da poco, in quanto rischiamo, per l'accelerazione che viene richiesta dal cronoprogramma, di cadere nell'eccesso opposto rispetto alla burocrazia che ha frenato per anni. Dei rìschi del decreto Semplificazioni ha parlato sul Fatto Quotidiano Gustavo Piga, docente di Economia politica all'ateneo di Tor Vergata di Roma: quella del codice degli appalti è la «madre di tutte le riforme» secondo il professore, ma non può realizzarsi in modo efficace senza mettere mano a tre pilastri, ovvero la competenza della PA nello scegliere le imprese, l'istituzione di profili di carriera con responsabilità ed emolumenti proporzionati, e la costruzione di un sistema per la valutazione delle performance. RICONQUISTARE LE FAMIGLIE Perché le manovre del Pnrr siano davvero efficaci, oltre all'implementazione di innovazione ed efficientamento, lo sviluppo dell'Italia dei prossimi mesi dovrà puntare sull'inclusione, da più direzioni indicata come l'innesco per una modernizzazione duratura. L'iniquità sociale infatti pesa in modo sostanziale sui conti del Paese. I numeri li ha indicati lo stesso Palazzo Chigi, quando dichiara che la coesione territoriale conta per ben 16 punti percentuali del Pil (24 se si considera solo l'economia del Mezzogiorno). Eppure, nonostante l'impegno per il risanamento delle periferie, il sostegno alle vulnerabilità, gli incentivi all'inserimento nel mercato del lavoro delle categorie rimaste ai margini o particolarmente segnate dalla crisi economica (22 mld nelle politiche attive e nell'imprenditorialità femminile, con la creazione del Fondo Impresa Donna), il sentiment del pubblico resta la cautela. Secondo il rapporto Gli Italiani: risparmio e investimento realizzato da Euromedia Research e Banca Mediolanum, il 34,3% del campione ritiene che il Pnrr non avrà alcun effetto sulla propria situazione economica. A dichiararsi ottimista è solo il 21% degli italiani, mentre la sfiducia sulla capacità del Governo a realizzare effettivamente il programma di riforme ammonta a un significativo 18%. Esiste, dunque, un problema di credibilità della leadership, come è stato manifestato a più riprese anche in sede europea, che per garantire l'avverarsi delle prospettive di ripresa sarà invece fondamentale. Il Cnel nelle note al Pnrr pubblicate a febbraio 2021 denuncia proprio una certa carenza nella governance. Si legge: «Non sfugge infatti agli osservatori che il punto debole del Piano non sta nell'impostazione politica, la quale risulta pienamente convergente con gli orientamenti europei, ma piuttosto nella difficile gestione applicativa dei progetti». Sarà determinante garantire il corretto ed efficace utilizzo dei fondi messi a disposizione dell'Italia, per l'attuazione di un piano che lo stesso Draghi ha definito «epocale» durante la presentazione alle Camere. In occasione dell'evento Pnrr e non solo; le leve per il rilancio dell'economia italiana, lo ribadisce anche Gregorio De Felice, Chief Economist e Head of Research Lavoro e occupazione di Intesa Sanpaolo, secondo cui gli occhi di tutti saranno puntati sulla capacità di seguire il piano, con riforme strutturali che diano slancio alla produttività e un segnale forte al Paese ma anche all'Europa. Non arriva allora inaspettata la nomina di Dario Scannapieco al vertice di Cassa Depositi e Prestiti, uomo di fiducia del premier ed esperto di Corporate Governance, che aveva già ribadito la sua posizione riguardo al Recovery Pian e alla sua attuazione: «[Rappresenta] l'ultima grande occasione per l'Italia di realizzare riforme che permettano di raggiungere un tasso di crescita dell'economia allineato agli altri Paesi europei». Ma solo a patto di evitare i ritardi e le inefficienze del passato. D
70 mld I fondi del Next Generation EU che andranno alla transizione ecologica 50 mld Le risorse destinate a digitalizzazione e innovazione 34 mld La somma stanziata per istruzione e ricerca 31,5 mld I fondi per promuovere la mobilità sostenibile
30 mld La cifra destinata a politiche per il lavoro e infrastrutture sociali 20 mld Le risorse stanziate per le politiche sanitarie +4,1% Le stime di crescita del Pil per l'anno in corso di Bankitalia. Per il 2022 prevede un +4,3% 399,4 I miliardi spesi in prestazioni sociali solo nel 2020 a causa della crisi economica

Foto: Secondo il Cnel, innovazione e la digitalizzazione rappresentano le vie maestre affinché il mondo del lavoro possa riprendere vitalità, con le pmi e le startup in prima linea, ma senza dimenticare la Pubblica amministrazione


Foto: In questa fase delicata per il mondo industriale vanno ripensati processi produttivi, metodi e competenze per garantire la competitività. In tale ottica, bisogna mettere al primo posto Poccupabilità delle persone, lavorare sulle capacità che vanno aggiornate o acquisite. Perché le manovre del Pnrr siano davvero efficaci, poi, lo sviluppo dell'Italia dei prossimi mesi dovrà puntare sull'inclusione, da più direzioni indicata come l'innesco per una modernizzazione duratura


Foto: Sarà l'andamento dei contagi il fattore principale a influire sul Pil