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03/11/2020

segue dalla prima

La Nuova Sardegna - di LUCA DEIDDA

IL SOGNO DI UN PAESE CHE FUNZIONA
di LUCA DEIDDAA creare lavoro ci pensa la società civile, ci pensano i giovani; con le loro competenze, con la loro energia. Con la loro voglia di creare imprese e servizi innovativi, green, ecosostenibili. La politica si dovrebbe preoccupare di organizzare le cose perché il Paese funzioni; altro che creare lavoro! L'obbiettivo principale dei vari parlamenti del Paese, incluso quello popolato dae sos onorevoleddos, è molto più semplice. Organizzare i processi relativi agli stanziamenti già decisi per le infrastrutture in maniera tale che si riesca a spendere i denari e a realizzare le opere in tempi non biblici. Ironia della sorte, questo grido, questa priorità, emerge nero su bianco dal rapporto (https://www.camera.it/leg18/1014) dell'Osservatorio sulle infrastrutture strategiche del Servizio Studi della Camera, che da metà degli anni 2000 svolge una attività di monitoraggio sul programma delle infrastrutture strategiche. Dal rapporto risulta che l'implementazione del sistema di infrastrutture previsto, che prevede una spesa pari a 273 miliardi di euro, costituirebbe un elemento trainante per l'economia del Paese. Ma a oggi, solo l'11% del programma risulta completato e circa 200 miliardi già stanziati sono fermi; come i 4 miliardi dell'Anas per la Sardegna. Parliamo di dare ossigeno alle imprese, creare lavoro. La realtà è che non riusciamo neanche a usare le risorse che già abbiamo disponibili. E se il danno maggiore è di lungo periodo, in termini di mancata crescita dovuta al mancato aumento di produttività dovuto all'incapacità di dotarsi di un sistema di infrastrutture al passo con i tempi, c'è anche un danno di breve periodo. Più che mai tangibile oggi, considerata la recessione dovuta alla pandemia. Una recessione patita in primavera e che adesso torna ad affacciarsi. Perché 200 miliardi di cantieri stimolerebbero una domanda immediata di beni e servizi con considerevoli effetti moltiplicativi. Qual'è la causa? L'incompetenza. Di chi? Innanzitutto di chi ha scritto le leggi che regolano il sistema degli appalti. L'obiettivo della regolamentazione del sistema degli appalti pubblici deve essere quello di riuscire a spendere tempestivamente e in maniera efficiente, cioè per opere pubbliche utili, i denari stanziati. Per ciò serve che i soggetti decisori, in base al sistema di norme, abbiano i giusti incentivi. Mentre in realtà spesso per il burocrate l'incentivo è solo quello di non incorrere in ricorsi o in atti illegittimi. E la miglior gara d'appalto diventa quella che va deserta; perché non ci saranno ricorsi né inchieste per infiltrazioni mafiose. Ma a noi non serve solo la legittimità e la trasparenza dell'azione amministrativa, cose sacrosante per carità (!), serve anche la strada! Perché se la strada non si fa, lo Stato avrà perso, e le organizzazioni criminali avranno vinto comunque. E' la stessa Corte dei Conti a sezioni riunite in sede di controllo sul tema a segnalare l'iper-regolamentazione del settore, che si traduce in ritardi nell'aggiudicazione, difetti di programmazione, dovuti anche alle difficoltà che le stazioni appaltanti incontrano nell'applicazione della norma. Lo stato critica se stesso; si costerna, si indigna, si impegna e poi getta la spugna, direbbe De André. Occorre razionalizzare le norme, riscriverle, certo. Ma richiede tempo. Nel frattempo occorrerebbe sfruttare adeguatamente le procedure semplificate previste dal codice degli appalti e dalla legislazione speciale. Che consentono per esempio di accelerare le procedure di aggiudicazione con la riduzione dei termini per le offerte. Che consentono, più in generale, il ricorso a procedure semplificate che in Italia vengono usate molto meno che nel resto d'Europa. Per farlo serve dare i giusti incentivi ai soggetti decisori. E assicurarsi che siano competenti.