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04/10/2018

[SEGUE DALLA PRIMA] OLTRE CHE il rilancio del Paes…

QN - Il Resto del Carlino

IL COMMENTO
[SEGUE DALLA PRIMA] OLTRE CHE il rilancio del Paese e della sua economia reale. Ma sappiamo anche che in un'Italia avviluppata in mille lacci e lacciuoli, vincoli e limiti, barriere e ostacoli, fare impresa, e, dunque, fare Pil è una pia illusione. E la prospettiva non cambia neanche se si mettono in campo miliardi e miliardi di euro di investimenti pubblici: con la burocrazia e i Tar del Belpaese, le regole del codice degli appalti attuale e le resistenze dei mille comitati «no qualcosa», è impossibile anche solo immaginare una svolta keynesiana non da Piano Marshall ma neppure da Piano Fanfani degli anni Cinquanta. Insomma, se si parte dalla fine, dai risultati attesi e non dalle premesse per renderli possibili e raggiungibili, verrebbe da concludere che mai come in questa occasione «i sogni son desideri». E così anche la nuova puntata o il nuovo step del Documento di economia e finanza del governo rischia di rivelarsi né più né meno che una ulteriore grande scommessa sul futuro. Una scommessa che, però, in questo caso rivela palesemente un intento politico prioritario: puntare tutte le carte spendibili elettoralmente sul 2019, per incassare il massimo consenso ottenibile nelle elezioni europee della tarda primavera. E dopo? Dopo si vedrà. Da qui l'interesse primario se non esclusivo di Luigi Di Maio e Matteo Salvini per i prossimi nove-dieci mesi e per quel che riusciranno a far partire in questo periodo: reddito di cittadinanza, flat tax per le partite Iva, quota 100 per le pensioni, tutte bandiere per il voto. Mentre quel che verrà in seguito a loro, a loro due importa relativamente poco: soprattutto perché ritengono che l'Europa che uscirà dalla tornata elettorale prossima esprimerà una Commissione orientata maggiormente a sostenere politiche espansive. Peccato, però, che, come abbiamo visto anche nei recenti avvisi giunti dall'Austria, la vittoria di partiti sovranisti o nazionalisti non significa favore per politiche di manica larga nella gestione della finanza pubblica. Un po' come è accaduto con l'ungherese Orban per l'immigrazione: tutti alleati e amici nell'internazionale sovranista, ma poi ognuno si tiene i suoi immigrati e ognuno piange i suoi conti e i suoi debiti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Aumento dell'Iva evitato per il 2019, ma negli altri due anni si dovranno trovare 19-20 miliardi

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