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05/06/2021

SEGUE DALLA PRIMA

La Nuova Sardegna - di LUCA DEIDDA

UNA RIFORMA LAMPO PER GLI APPALTI
di LUCA DEIDDARiforma che ha nella semplificazione e nello sviluppo del capitale umano impiegato nel pubblico i pilastri. E ancora, lo si evince dalla struttura di governance prevista dal PNRR. Andiamo con ordine. Necessità di semplificare. È sacrosanta. Iper-regolamentazione e crescente complessità della materia dei contratti pubblici hanno un peso significativo nel rallentare la spesa, specie quella per investimenti. A dirlo è la stessa Corte dei Conti. Così la frammentazione delle stazioni appaltanti, che sono oltre 30.000. Un numero troppo elevato perché venga garantita la qualità del processo di aggiudicazione ed esecuzione di un'opera pubblica. A partire dalla scrittura dell'appalto. In ogni stazione appaltante devi avere competenze adeguate per poter garantire la qualità del processo in tutte le fasi. Se ne hai 30.000, diventa difficile. Così come diventa difficile il monitoraggio. Guardando alle migliori pratiche, dovremmo ridurle di un fattore 100, passando a 300. Si può pensare di farlo entro settembre? Ardito. E quindi si capisce anche la volontà di introdurre una serie di semplificazioni per decreto. Quanto queste semplificazioni saranno efficaci e quanti effetti indesiderati produrranno difficile dirlo. C'è la preoccupazione che la sospensione del codice degli appalti possa compromettere la qualità delle opere pubbliche che verranno realizzate e alimentare le infiltrazioni del malaffare organizzato. Non che con il codice in vigore la qualità delle opere sia sempre eccellente o esente da infiltrazioni criminali, dati alla mano. In ogni caso, per ridurre tali rischi sarebbero necessari competenze autonome di alto livello diffuse nelle stazioni appaltanti e un sistema di monitoraggio molto efficiente. Nell'immediato, le competenze sono date e non modificabili; ancorché il piano preveda investimenti in tal senso, gli effetti non saranno immediati. Dell'impossibilità di ridurre significativamente il numero di stazioni appaltanti, ciò che semplificherebbe il problema di monitorare, si è già detto. E allora, nell'immediato, si capisce che la figura del commissario, der kommissar geht um oh, oh, oh, ti terrà d'occhio e tu lo sai perché, cantava Falco, acquisterà peso. Del resto, la scelta di commissariare è già stata resa esplicita per numerose opere ricomprese nel piano e già previste da piani precedenti. E la stessa campagna vaccinale è commissariata. C'è dunque un altro rischio, oltre a quelli relativi alla qualità delle opere e ai rischi di infiltrazione criminale, che dovrebbe preoccupare innanzitutto le regioni e gli altri enti territoriali che saranno chiamati a proporre, progettare ed eseguire le opere nell'ambito del Piano. E che dovrebbe quindi preoccupare i politici. Il rischio che regioni ed enti locali diventino spettatori anziché protagonisti del PNRR. Si perché con scadenze draconiane da rispettare, pena la restituzione di risorse ingenti, è facile intuire che il governo centrale avrà una notevole forza politica per implementare commissariamenti de facto laddove le amministrazioni periferiche dovessero fare le tartarughe. Del resto questa soluzione è prevista esplicitamente dallo schema di governance del PNRR. Per una volta, forse, gli incentivi dei politici, spesso distorti verso il breve periodo causa rielezione, sono allineati con quelli di più lungo periodo, della next generation. Per farsi rieleggere, devono avere il pallino della spesa, cioè sfuggire al commissariamento. Ma allora, gli può convenire impegnarsi per varare la riforma della pubblica amministrazione che servirebbe per spendere bene e velocemente senza commissari. La politica ha una chance per riappropriarsi del proprio insostituibile ruolo; ci riuscirà?