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10/02/2021

Se Salvini si traveste da acqua santa

La Repubblica - Francesco Merlo

Il personaggio
Anche se oggi si presenterà a Mario Draghi come ci si presenta alla Prima Comunione o, se preferite, all'esame per la patente di guida, Matteo Salvini già da tempo aveva smesso le felpe di combattimento perché, quando le indossava, nessuno se ne accorgeva più.
● a pagina 11 Anche se oggi si presenterà a Mario Draghi come ci si presenta alla Prima Comunione o, se preferite, all'esame per la patente di guida - «con lui andremo in Europa a testa alta» - Matteo Salvini già da tempo aveva smesso le felpe di combattimento perché, quando le indossava, nessuno se ne accorgeva più.
C'è dunque il solito tratto di commedia nella grande questione di teologia politica che sta appassionando l'Italia: quando il diavolo si traveste da angelo - si chiedeva Sant'Antonio lasciandosi tentare nel deserto - diventa buono o resta diavolo? Di sicuro Salvini sembra il lupo con la cuffia della nonna ancora abbassata sulla faccia quando promette: «Col Pd avremo frequentazioni assidue». E probabilmente ha, come modelli, quei due malandrini maneschi e ubriaconi di Bud Spencer e Terence Hill che, costretti a frequentare i coloni pacifisti, si misero a bere solo acqua e addirittura insegnarono loro a difendersi non porgendo più l'altra guancia: «Perché il Signore dice che c'è un tempo per combattere». Né Trinità né Gringo avevano però promesso, come fece Salvini, di radere al suolo i campi rom, sparare sui barconi dei disperati e castrare i delinquenti. Oggi invece dice: «Difenderemo i confini nazionali che coincidono con quelli europei». E si intuisce la bile mortificata e si percepisce la fatica di essere un altro proprio come in quegli stralunati cinquanta secondi di silenzio davanti alla Gruber che gli aveva chiesto dell'Europa e del suo assenteismo di parlamentare: "un silenzio cantatore", si dice a Napoli, e dall'altra parte il coro muto della Butterfly di Lilli e degli altri suoi ospiti, 50 secondi di televisione alla John Cage, la conferma che il silenzio non esiste.
E va bene che siamo nel paese delle mille identità, ma più che il solito, abusato Machiavelli ci vuole un comico per accreditare un capitan Salvini in combattimento contro se stesso.
Insomma Salvini si illude. Gli italiani non gli credono quando, atteggiandosi a Churchill, dice: «Sono pragmatico». Non è necessario avere studiato Isaiah Berlin per capire che il pragmatismo a cui si ispira non è la filosofia politica anglosassone ma è la furbizia politica meridiana, la destrezza di mano del terrone padano: «Sono pragmatico - ripete -, sono un uomo concreto, lascio agli altri le etichette: fascista, comunista, europeista. A me interessa che taglieremo le tasse con l'aiuto del professor Draghi».
Ma gli italiani non gli credono perché davvero e molto lo hanno amato ruvido e irsuto nelle dirette Instagram all'una di notte, quando si presentava in calzoncini del Milan e infradito ai piedi e diceva «Scusate la maglietta da baseball e la braga corta, io a casa mi vesto così». Gli italiani non credono al dramma del Salvini buono che si batte a duello con il Salvini cattivo come nel William Wilson di Edgar Allan Poe (al cinema lo interpretava Alain Delon), al Salvini che parla sui soffiati «noi siamo con il cuore e con il cervello dentro l'Europa» contro quell'altro che arrivò a coprire di bile nera persino Claudio Baglioni che lo aveva invitato a non isolare e a non incattivire l'Italia. Il Salvini che ora dice, «a noi va bene che l'immigrazione venga trattata con la legislazione europea» è ancora e sempre quello che nel potere italiano fu davvero Superman e l'Uomo Ragno.
E si sente bene che si sforza di reprimersi quando si spiega: «Se qualche potere forte dell'Europa aiuta l'Italia a curarsi, evviva. Io sono per l'adozione del codice degli appalti europeo al posto di quello italiano che è una bufala.
Ripeto: se c'è qualcosa che arriva dall'Europa,perché no?» La verità, intuitiva, è che Salvini da molti mesi ha rinunziato alle insolenze perché è in preda a uno smarrimento non facile da esprimere. Studia i codici della moderazione da quando a Bologna lo sconfissero - ricordate? - le sardine. Altro che diavolo in riposo a Ponte Lungo! In questi lunghissimi mesi si è accorto che in Italia non c'è pietà per il vincitore bastonato, sa che al superpotente in caduta gli italiani non preparano mai la ghigliottina, ma lo decapitano con la pernacchia. Ecco dunque cos'è Draghi per lui: l'ultima chance prima della pernacchia, un salvagente per acquattarsi in attesa di tornare in campo.
E sembra già vederlo domani nel "Salone della lupa", attaccato ai braccioli della poltrona, mascherato da Cherubino di Mozart, "non so più cosa son, cosa faccio", trattenersi in maniera sgangherata davanti a Draghi che forse gli permetterà di travestirsi per tornare se stesso.
Certamente Draghi sa che c'è ancora e sempre la ruspa dietro il dito dell'inaudito: «Sull'immigrazione mi hanno messo addosso solo etichette».
Ma come? Un uomo si impegna nella vita, definisce la propria faccia con il ghigno e con il grugno che conquista la copertina di Time sotto il titolo "il nuovo volto dell'Europa", e poi per piacere a Mario Draghi rinnega il "prima gli italiani" e si mette persino a lodare, nientemeno, Lucia Azzolina e pure quel giustizialista di Bonafede?: «Vanno bene al governo, non ho pregiudizi verso di loro e verso nessuno». Viene quasi voglia di aiutare questo goffo Salvini da salotto a mettersi comodo, a indossare qualcosa di libero e selvaggio, magari sbaciucchiando i santi e le madonne. Solo quando gli sono arrivati addosso i raggi gamma della parola "Fornero" Salvini è tornato, sia pure per un momento, il terribile Hulk che non ci piace ma che conosciamo, il capitan Fracassa dei "pieni poteri". La Fornero infatti lo eccita più dell'Europa, più della Boldrini e solo un po' meno della capitana Carola Rackete che - ricordate? - più insultava e più seduceva una certa Italia in decomposizione: «sbruffoncella, fuorilegge, complice dei trafficanti, assassina, delinquente, criminale». Ecco invece il Salvini buono su Elsa Fornero: «È chiaro ed evidente che se uno mi mettesse la dottoressa Fornero ministra del lavoro sarebbe complicato».
E ha chiuso gli occhi, rapito dalla nostalgia per quel se stesso che mandava le squadre di energumeni a San Carlo Canavese a rumoreggiare davanti a una villetta chiusa.

Foto: jA Milano Matteo Salvini, leader della Lega, parla con i giornalisti davanti alla Regione MATTEO CORNER/ANSA kIl leader di ieri In alto, Matteo Salvini al Papeete Beach di Milano Marittima l'estate scorsa.
Sotto, Salvini durante una manifestazione della Lega Nord contro l'euro