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03/02/2021

Se non ora, quando?

MF - Dario Immordino

UN FARO SUL DEFICIT INFRASTRUTTURALE CHE GRAVA SULLA SICILIA
Nonostante le misure attuate nel tempo il gap rimane inalterato. C'è bisogno di 290 interventi per investimenti pari a 5 miliardi di euro. Le opportunità in arrivo dal Recovery e le prerogative dello Statuto regionale da fare valere
Per colmare il grave deficit infrastrutturale della Sicilia lo Statuto regionale impone allo Stato di versare annualmente un contributo di solidarietà destinato alla realizzazione di opere pubbliche nel territorio siciliano, e attribuisce alla Regione potestà legislativa esclusiva in materia di lavori pubblici, urbanistica e tutela del paesaggio. Recentemente una risoluzione del Parlamento europeo ha evidenziato la necessità di rimuovere la «condizione di svantaggio strutturale permanente» delle isole attraverso politiche pubbliche in grado di ridurre i costi del trasporto di persone e merci e promuovere investimenti nelle infrastrutture per sostenere la competitività del sistema produttivo locale. Anche la normativa sul federalismo fiscale impegna lo Stato a garantire il finanziamento degli interventi necessari a colmare il divario infrastrutturale della Sicilia rispetto al resto del territorio nazionale e gli squilibri economici e sociali derivanti dall'insularità che ostacolano lo sviluppo economico, comportano un deficit di servizi ed opportunità, impediscono il soddisfacimento dei diritti fondamentali. Un gap inalterato Ciò nonostante il gap siciliano resta praticamente inalterato, la maggior parte degli indici sulla dotazione infrastrutturale è nettamente peggiorata rispetto allo scorso decennio, il sistema perequativo che avrebbe dovuto colmare il divario infrastrutturale regionale si è rivelato inefficiente, la spesa pubblica per investimenti in Sicilia negli ultimi anni si è ridotta notevolmente, ed accreditate rilevazioni hanno individuato un fabbisogno insoddisfatto di circa 290 opere per un valore di circa 5 miliardi, e rivelato che la Sicilia detiene il primato delle infrastrutture incompiute (162, finanziate con 488 milioni già stanziati) e che nell'isola i tempi di realizzazione delle opere sono più lunghi della media nazionale (5,3 anni contro 4,4). Questa grave situazione deriva dal cosiddetto federalismo per abbandono, che ha privato la Sicilia di importanti risorse da destinare a investimenti infrastrutturali, dalla sostanziale rinuncia della Regione ad alcune fondamentali prerogative di autonomia speciale, e da una certa inefficienza nella programmazione e gestione delle risorse e delle procedure strumentali alla realizzazione delle infrastrutture. Gli accordi con lo Stato conclusi negli ultimi anni, ad esempio, si concentrano sull'attribuzione di risorse e sui vincoli di finanza pubblica, ma non fanno cenno agli interventi infrastrutturali, indispensabili per rimuove una delle principali cause del divario con il resto del Paese e delle difficoltà del tessuto economico sociale siciliano. Le risorse del Recovery Le risorse del Recovery fund e dei fondi strutturali 2021-2027 destinate alla Sicilia e le recenti disposizioni del cd decreto semplificazioni dovrebbero consentire la realizzazione di infrastrutture strategiche ed alleggerire gli oneri e gli adempimenti che ne ostacolano il completamento. Tuttavia queste risorse, per quanto ingenti, non sembrano in grado di colmare del tutto il deficit infrastrutturale ed i costi dell'insularità, che un recente rapporto commissionato dalla Regione ha quantificato in circa 6,5 miliardi; e la mappa attuale delle infrastrutture da finanziare con gli aiuti europei e con le risorse del sistema perequativo penalizza notevolmente la Sicilia. Di conseguenza si rivela indispensabile ottenere, nell'ambito del negoziato finanziario con lo Stato, l'attuazione delle norme costituzionali e delle disposizioni di attuazione che attribuiscono alla Sicilia il diritto di ricevere risorse adeguate a compensare gli svantaggi strutturali permanenti e i costi dell'insularità, ed impongono allo Stato la realizzazione di infrastrutture essenziali e di interventi riguardanti la rete stradale, autostradale e ferroviaria, fognaria, idrica, elettrica, di trasporto e distribuzione del gas, le strutture portuali e aeroportuali, i servizi di trasporto pubblico locale. Ciò posto, nelle more della definizione dei contenuti e delle procedure di attuazione del Piano di resilienza e del Recovery fund, bisogna garantire il proficuo utilizzo delle risorse attraverso riforme in grado di favorire la puntuale esecuzione delle opere pubbliche, rendendo più efficienti il sistema istituzionale, l'organizzazione burocratica, le attività di programmazione e le procedure amministrative. Semplificazioni troppo blande Al riguardo bisogna considerare che le misure introdotte dal decreto semplificazioni si limitano ad «alleggerire» e accelerare le procedure di scelta del contraente, ma hanno una durata limitata (incompatibile con la imprescindibile logica della programmazione tipica degli investimenti infrastrutturali) e scalfiscono poco la miriade di adempimenti e passaggi politico-burocratici che ingolfa i piani di investimenti pubblici, le regole contabili che rallentano o impediscono la spesa anche in relazione a risorse disponibili, le procedure autorizzatorie a monte della gara, le carenze della progettazione, e le forme di inefficienza nella programmazione delle opere e nella gestione delle risorse che costituiscono le cause principali dei tempi biblici per la realizzazione delle opere. Le prerogative della Regione Per colmare queste lacune è necessario che la Regione eserciti le prerogative di autonomia di cui dispone per adottare efficaci misure concernenti il finanziamento di interventi urgenti e immediatamente eseguibili, la prevenzione e il contrasto delle varie forme di irregolarità e criticità gestionali che impediscono di spendere le risorse stanziate in bilancio, la strutturazione di un sistema di incentivi e sanzioni in grado di diffondere l'adozione delle linee guida standardizzate per la valutazione degli investimenti pubblici, l'implementazione di efficaci strumenti di monitoraggio dello stato di avanzamento dei programmi di finanziamento e dei lavori, l'intensificazione del ricorso alle procedure semplificate, l'eliminazione delle sovrapposizioni e duplicazioni di competenze che rallentano le procedure pubbliche e moltiplicano gli oneri e gli adempimenti, lo snellimento dei procedimenti amministrativi accessori alle procedure di appalto (Via, Vas ecc.), l'attuazione effettiva degli strumenti di semplificazione vigenti e delle norme taglia oneri da parte delle strutture burocratiche attraverso un sistema di valutazione che renda dirigenti e dipendenti responsabili dei risultati raggiunti, il coordinamento tra le amministrazioni pubbliche titolari di competenze collaterali alle procedure di appalto (principalmente in materia urbanistica e ambientale), la tempestiva adozione degli accordi attuativi indispensabili per l'attivazione dei lavori previsti dagli accordi quadro già stipulati, la digitalizzazione delle procedure di appalto, la valorizzazione dei concorsi di progettazione e dei metodi e strumenti elettronici in grado di migliorare la qualità della progettazione (quali il Building Information Modeling), l'attuazione di programmi di professionalizzazione e specializzazione del personale pubblico che opera nel settore degli appalti, l'aggregazione delle numerose stazioni appaltanti al fine di accrescerne la competenza tecnica. 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Foto: Lo stretto di Messina