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09/12/2018

«Se l’amianto non lo trovi mettilo e poi lo togliamo»

Il Mattino

I CARABINIERI: «LE GARE SAPNA SONO SEMPLICI FORMALITà, BANDI ASSEGNATI IN LARGO ANTICIPO»
L'INCHIESTA
Leandro Del Gaudio
Chi è Carlo Savoia? Un imprenditore nei rifiuti in grado di scrivere nel chiuso del suo ufficio i capitoli dell'appalto che poi, mesi dopo, gli verrà conferito. Assieme alle sue persone di fiducia - tra cui la sua segretaria Anna Scognamiglio - riesce a definire «disciplinari» e «capitolati di gara» mesi prima di aggiudicarsi una gara. Casandrino, Sant'Arpino, Casalnuovo, Recale: stessa prassi, anzi, stessa «consolidata prassi criminosa», secondo quanto scrivono i carabinieri del Noe nel corso dell'ultima inchiesta sul traffico dei rifiuti in Campania. È lui, l'imprenditore Carlo Savoia, il target numero uno delle indagini della Procura di Gianni Melillo e dell'aggiunto Luigi Frunzio, a giudicare dalle poche pagine depositate dopo aver messo a segno sequestri in decine di comuni e stazioni appaltanti. Traffico di rifiuti e turbativa d'asta, dunque. Tanti omissis e qualche intercettazione choc, come quella in cui Savoia dice al suo collaboratore di mettere l'amianto nei terreni in cui le sue aziende sono pagate per rimuoverlo: è l'emergenza perfetta, che assicura appalti pilotati e soldi a morte di subito. Ma sono due le ipotesi investigative, all'ombra dell'infinita emergenza ambientale campana: con i comuni del Napoletano e del Casertano, Savoia riesce a dettare le regole, scrivendosi gli appalti nei propri uffici («guagliù mi raccomando, alla garetta di Recale ci tengo»); mentre quando entra in contatto con una realtà più grande e complessa come la Sapna (l'azienda che cura la raccolta rifiuti per l'area metropolitana napoletana), ha la certezza di essere vincitore degli appalti, tanto che il Noe commenta che «gli appalti della Sapna sono assegnati in largo anticipo» rispetto alla definizione della gara.
INTERCETTAZIONE CHOC
Sequestri, acquisizioni di carte alla Sapna e a Campania Ambiente (società regionale), decine di appalti sospetti, milioni di euro assegnati in questi anni per la differenziata, per le casette dell'acqua, per i viaggi della immondizia all'estero. E c'è un'intercettazione in particolare che rischia di segnare l'ultima inchiesta terremoto della Procura di Napoli sui business dei rifiuti e le tante facce dell'emergenza. Agli atti ancora la voce di Carlo Savoia, a proposito del capitolo più scottante, quello della rimozione dell'amianto e della bonifica di alcune aree metropolitane tra Napoli e Caserta. Appalti definiti da Campania servizi e ambiente per Lusciano e Quarto flegreo, ma anche per il mercato ortofrutticolo di Giugliano, gare che finiscono alla Xeco di Carlo Savoia. Qual è il punto che impressiona gli inquirenti? Carlo Savoia bacchetta il suo collaboratore Guido Guerra di essere stato troppo sbrigativo nella bonifica dell'amianto, «di non aver lucrato sui costi riconducibili alla bonifica». Anzi, a proposito della bonifica di Lusciano, «Savoia dice a Guido Guerra che se su alcuni siti non c'era l'amianto o non lo vedeva, doveva prendere un pezzo e ce lo metteva»; poi lo rimprovera «perché non ha imparato nulla». È la sintesi del Noe, che racconta l'ultima faccia dell'emergenza rifiuti in Campania: quella che spinge gli imprenditori a simulare o produrre l'emergenza, piazzando amianto «lì dove bisognava rimuoverlo». Tutto all'ombra di Campania Ambiente, tutto grazie ad appalti nel mirino della Dda. E anche la segretaria fa valere la sua esperienza, secondo la sintesi del Noe: «Anna dice che invece di portare l'amianto all'impianto lo doveva buttare lì in terra». Una vera e propria lavata di testa, quella captata dalle cimici del Noe negli uffici di Carlo Savoia, che si rivolge a sua volta ad Anna chiedendole di «far capire a Guerra come funziona... e ribadisce che doveva mettere lui l'amianto tolto da altre parti». Stessa strategia e stessa ramanzina per quanto riguarda il «mog» di Giugliano, il mercato ortofrutticolo destinato ad accogliere migliaia di utenti giornalieri: «Allora non ha capito niente - dice Savoia a Guerra, secondo la sintesi dei carabinieri - al Mog doveva stare un altro mese e che lo doveva riempire di inerti e ferro». E la fida Anna insiste sul punto: «Tu subito hai fatto». Parole che ora attendono la replica dei diretti interessati, a partire da una premessa: sequestri e informative di pg non sono una condanna, ma uno strumento di verifica delle ipotesi in campo. Tutti i soggetti coinvolti sapranno chiarire il senso delle parole intercettate e dimostrare la correttezza del lavoro svolto.
SAPNA
Ma un altro punto decisivo dell'inchiesta riguarda gli appalti della Sapna. Si indaga su una gara di quasi dieci milioni di euro, per il conferimento sul territorio europeo della frazione secca tritovagliata. Qual è il punto? Lo svela ancora (involontariamente) la voce di Savoia nell'ufficio Cite (consorzio di più imprese). Siamo a giugno del 2017, Carlo Savoia racconta a Carmine Gallo dei suoi spostamenti napoletani: «Io sono stato a Sapna, già vogliono iniziare hai capito! Vogliono fare la prestazione anticipata!». Un passaggio significativo - scrivono i carabinieri - a conferma che le procedure di verifica della commissione giudicatrice di Sapna riportate nei verbali del quattro e del sei luglio erano pure formalità: nei fatti il bando era stato assegnato in largo anticipo». Sembra tutto facile, tanto che lo stesso Carlo Savoia - dopo aver strappato l'accordo - chiede al suo interlocutore se hanno la forza di onorare l'appalto utile a liberare Napoli dalla monnezza: «Ma se poi dovessimo partire subito con due viaggi al giorno, riusciremmo a partire?».

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