scarica l'app
MENU
Chiudi
11/06/2020

Se fossi di sinistra mi andrei a nascondere

Libero - NICOLA APOLLONIO

I ministri non sanno cosa fare
■ Se fossi (e sottolineo "se") un seguace delle teorie e delle pratiche del Pd, o se fossi (e sottolineo due volte "se") un sostenitore delle sgangherate trovate dei Cinque Stelle, proverei una grande vergogna per l'immenso danno che queste due forze politiche stanno procurando al Paese. Mi sentirei corresponsabile (in quanto loro elettore, "se" lo fossi mai stato!) di una politica che sta portando l'Italia allo sfascio. E, visto che il re è ormai nudo, mi batterei il petto dieci, cento volte per aver dato retta a un manipolo di improvvisati giocolieri di strada dotati di tanta presunzione da volersi non solo paragonare, ma addirittura porsi al di sopra dei veri Padri della Patria. Una follia! Di Maio che al ministero degli Esteri diviene l'erede di Gaetano Martino, protagonista del "rilancio" europeo a metà degli anni '50; Conte che occupa la poltrona che fu di De Gasperi, Moro, Andreotti, Cossiga, Craxi e De Mita; in via Arenula, al ministero della Giustizia, Bonafede (ma forse non lo sa) insediato a ricoprire il ruolo che fu dei Gonella e dei Vassalli. E poi, e poi, e poi... Se fossi (e sottolineo "se") un fautore di Zingaretti o di Di Maio, campioni insieme al cartonato premier "Giuseppi" Conte nell'arte dell'incapacità a prevedere e valutare ogni singola situazione che riguardi il rilancio economico, dunque il lavoro, il sociale, gli investimenti industriali anziché i mille bonus a pioggia, il settore delle auto (pari al 10% del Pil) invece di sostenere il mercato delle bici e dei monopattini costruiti in Cina e in America, il sostegno all'agricoltura boccheggiante, bèh, uno scrupoloso esame di coscienza sui disastri già causati e quelli ancora in arrivo, io lo farei. Ci troviamo con un governo del "tutti contro tutti", come ha dichiarato giorni orsono la ministra salentina Teresa Bellanova, però nessuno mostra la benché minima intenzione di rompere le righe e affidare al presidente Mattarella la decisione di sciogliere le Camere e richiamare gli italiani alle urne. "Ma vulite pazzià!", avrebbe detto il grande Eduardo. E alla stessa modo rispondono pure i Democratici e i Cinquestelle, attaccati come sono al Potere e alla poltrona. Del resto, sono in molti, specie tra i pentastellati, a sapere che alla prossima tornata elettorale non verranno più rieletti, finendo per non potere più rimpinguare il proprio conto in banca, visto che un buona parte dei deputati e senatori grillini non hanno né arte né parte. Eccola la vera ragione di questa loro resistenza a non cedere alle tentazioni, per cui ogni giorno si allenano a fare il doppio salto mortale nel doppio cerchio di fuoco (come accade nelle Accademie militari alla fine del corso) pur di arrivare alla conclusione naturale della legislatura. CANNA DEL GAS Lo vediamo tutti: la casa Italia rischia di bruciare e loro si crogiolano a tenere insipide riunioni, finanche di notte, che non producono alcunché di costruttivo. Non provano nemmeno a riparare i danni fatti ieri, tipo la Cassa integrazione in deroga che ancora non arriva, ma si affannano a spargere parole al vento senza senso. C'è un Paese che è alla canna del gas, ma quei bellimbusti fanno finta di non accorgersene. Oppure se ne accorgono ma non sanno che pesci prendere. Già stiamo parlando di una setta di incapaci. Poveri noi! È bastato l'arrivo improvviso di quel maledetto "coronavirus" per trovarci con migliaia di bare che i camion militari trasportavano nei cimiteri del Nord, la zona sicuramente più martoriata. Gli ospedali intasati di ricoverati. E il Governo che faceva? Diffondeva informative spesso contrastanti, emetteva ordinanze una diversa dall'altra. Ma del futuro dell'Italia, di ciò che si sarebbe dovuto fare non appena il contagio si fosse arrestato o, quantomeno, posto sotto controllo, nessun Piano degno di questo nome. Col risultato, che è sotto gli occhi di tutti, di una comunità allo sbando. Aziende che chiudono. Imprenditori col fiato lungo. Un miliardo di fatturato già andato perso nel Distretto delle ceramiche di Sassuolo. Il Codice degli appalti voluto dai Cinquestelle che paralizza gli investimenti pubblici. Lo spettro di una patrimoniale. E hanno ancora la faccia tosta di starsene lì a bofonchiare mentre l'Italia rischia di andare in malora. Che Dio li abbia in gloria! ©