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13/01/2021

Screening a pagamento a scuola? Bocciato

QN - Il Giorno

MILANO di Simona Ballatore e Giulia Bonezzi Il sondaggio rivolto alle famiglie era stato lanciato a metà delle vacanze, il 28 dicembre: screening sul Covid-19, su base volontaria, per gli alunni delle elementari e medie dell'istituto comprensivo Diaz, in pieno centro, da gennaio alla fine dell'anno scolastico. A pagarlo, nel caso fosse stato approvato da almeno il 75% delle famiglie delle medie Beltrami e delle primarie Diaz e De Marchi, sarebbero stati i genitori: al massimo 190 euro ad alunno la spesa da mettere in conto, scritta nero su bianco nella circolare numero 105, con la possibilità di uno sconto in caso di adesione in massa. Avrebbe coperto il primo tampone "rapido" oro-faringeo (fatto da un'equipe di 6/8 infermieri a scuola) e test sierologici "pungidito" ripetuti (un numero imprecisato di volte). In caso di esito positivo del test dell'antigene, «gli alunni dovranno recarsi con i genitori nei punti prelievo cittadini per effettuare il secondo tampone di conferma, di tipo molecolare». Si presume nei punti prelievo dell'azienda che avrebbe fornito il servizio, dato che in Lombardia le regole sui test rapidi (e anche sierologici) extra-servizio sanitario regionale prevedono che il laboratorio privato provveda ai tamponi di controllo per i positivi, «senza costi aggiuntivi per l'utente», comunicando gli esiti al sistema di sorveglianza regionale, mentre i drive-through scolastici senza prenotazione sono riservati ad alunni e personale con sintomi Covid-simili o contatti stretti. Il Giorno ha provato a contattare più volte la preside per avere chiarimenti, ma al momento non ha ricevuto risposta. La proposta era stata annunciata anche nel corso dell'ultimo consiglio d'istituto a distanza, ed era stato presentato da alcuni genitori il nome di un'azienda privata che si sarebbe potuta occupare del piano. Dettaglio poi corretto nella circolare: «La scuola - aveva precisato la preside Fabiola De Paoli - nel caso si raggiungesse un adeguato numero di famiglie interessate, organizzerà una gara ad evidenza pubblica per individuare l'azienda alla quale affidare il servizio, secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, e curerà che tra i criteri di selezione vi sia: l'offerta di un congruo numero di gratuità per le famiglie con un basso Isee e la possibilità di rateizzo mensile». Gara pubblica, ma «il pagamento sarà effettuato dalle famiglie direttamente all'azienda». Al sondaggio hanno risposto solo 186 famiglie sulle oltre 1.300 delle tre scuole e, fra queste, solo il 31% ha risposto di avere intenzione di aderire. «Pertanto il progetto non si farà», ha annunciato la dirigente scolastica nell'ultima lettera ai genitori. Con precisazioni in risposta ai dubbi di quanti puntavano il dito contro lo screening affidato ai privati e alla possibile discriminazione degli alunni che non se lo sarebbero potuti permettere. L'ultima domanda del sondaggio chiedeva pure le motivazioni del "No". «L'esigenza di avviare tale azione è nata da alcuni genitori che hanno sottoposto alla dirigenza e alla commissione Covid una proposta di screening per sei mesi, predisposta da un'azienda privata specializzata - precisa nella lettera la preside -. L'idea di agire in questa direzione, stante l'attuale pandemia, è risultata compatibile con le esigenze di sicurezza perseguite dell'istituto». E, ancora, «il contatto con un'azienda privata non significa attribuzione di prerogative, ma mera assunzione di informazioni, previste anche dalla normativa sugli appalti, quando l'oggetto dell'operazione non rientra nelle competenze progettuali dell'Istituto». «Non ho mai emanato atti formali dirigenziali, né tantomeno non formali in merito all'eventuale progetto screening», sottolinea ancora la dirigente, ricordando che «un simile servizio, utile per prevenire o contenere eventuali focolai, andrebbe garantito dallo Stato a tutti gli studenti». In realtà (ma è notizia degli ultimi giorni) la Regione sta valutando la possibilità di screening con i tamponi rapidi alle superiori, però ripetuti a cadenze regolari per avere una reale utilità nel contenimento dei contagi. Mentre i test sierologici ripetuti secondo gli esperti hanno un senso solo nel quadro di studi scientifici sulla diffusione del virus in una determinata popolazione, che non era tra gli obiettivi presentati ai genitori della Diaz. «I test a pagamento nelle scuole sono una follia - commenta Massimiliano Sambruna, Cisl Scuola -. Capisco che sul tema tracciabilità ci sia ancora poca chiarezza, ma meglio attenersi ai protocolli e alle indicazioni del Cts, senza sostituirsi ai medici».© RIPRODUZIONE RISERVATA