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23/10/2018

Scontato il no Ue, modifiche allo studio*

Il Sole 24 Ore - Manuela Perrone Gianni Trovati

LA MANOVRA
La decisione della Commissione europea sui conti italiani del 2019 «sarà negativa» fanno sapere autorevoli fonti comunitarie, ma nessuno, né a Roma né a Bruxelles, vuole andare allo scontro. Il premier Conte e il ministro dell'Economia, Tria, hanno cercato di tranquillizzare i mercati e la Ue: «Nessuna modifica». Ma in serata prima un vertice Mef-Palazzo Chigi, poi cena premier-vice: sul tavolo i possibili correttivi e le nomine Consob e Rai. a pagina 3

ROMA

Il deficit 2019 al 2,4% continua a essere confermato, ma il programma appare meno granitico ogni giorno che passa. «È il nostro tetto massimo e siamo anche disponibili a valutarne un contenimento» in corsa, spiega in mattinata il premier Conte in un lungo confronto con la stampa estera. E «se il Pil dovesse ritornare ai livelli pre-crisi prima del previsto, il governo intende anticipare il percorso di rientro», assicura per iscritto il ministro dell'Economia Tria nella risposta alle obiezioni della Commissione. Non solo. La manovra può modificarsi anche «qualora i rapporti deficit/Pil e debito/Pil non dovessero evolvere in linea con quanto programmato», aggiunge Tria; perché in quel caso «il governo si impegna a intervenire adottando tutte le necessarie misure» per non sforare ulteriormente.

La giornata vede giocare in parallelo Palazzo Chigi e Mef. Con un vertice in serata tra Conte, Tria, i vicepremier e il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli (sul tavolo anche grandi opere e riforma del Codice appalti). E con una strategia che prova a prendere tempo cercando di tenere a bada i mercati a colpi di professioni di fede europeista e di rassicurazioni su possibili correzioni di rotta. La «ruota di scorta» evocata da Matteo Salvini. Le ipotesi si concentrano sulle due misure più pesanti, riforma delle pensioni e reddito di cittadinanza: con possibili avvii ritardati per ridurne i costi 2019 e impostazioni "sperimentali" per evitare ricadute fuori controllo nel 2020 e 2021.

«Il posto dell'Italia è in Europa e nell'area Euro», scrive Tria nella chiusura della lettera al vicepresidente della Commissione Ue Dombrovskis e al commissario Moscovici. «Non c'è alcuna possibilità di Italexit», scandisce Conte rievocando il «read my lips» di George Bush senior. Già oggi è attesa la controrisposta europea con la probabile richiesta di inviare un nuovo progetto di bilancio entro tre settimane: la prima volta dall'entrata in vigore del Fiscal Compact. «Se arriverà la bocciatura - dice Conte - ci siederemo intorno a un tavolo e valuteremo insieme», all'interno del «dialogo costruttivo e leale» ribadito da Tria.

Nasce da qui la ricerca di un complicato equilibrio fra la conferma ufficiale del programma di finanza pubblica e i messaggi rassicuranti a mercati e partner Ue. La prima è per Tria «una decisione difficile ma necessaria», perché la ricchezza italiana è ancora sotto ai livelli pre-crisi e «le condizioni degli strati più svantaggiati della società» sono «drammatiche». Ma queste considerazioni non sembrano bastare a convincere gli investitori. Lo spread, che in apertura sembrava non aver risentito del declassamento di Moody's, è invece risalito sopra i 300 punti base subito dopo la pubblicazione della lettera, per poi chiudere a quota 302,6. Più in basso rispetto a venerdì sera, ma il rendimento dei Btp a 10 anni continua a viaggiare a 3,5% mentre a Piazza Affari il listino è trascinato in negativo dal comparto bancario. «Il governo tiene sotto osservazione la situazione delle banche italiane», interviene Luigi Di Maio. E per venerdì prossimo è atteso il nuovo giudizio di Standard&Poor's.

Per tracciare la rotta definitiva della legge di bilancio, il cui testo difficilmente arriverà in Parlamento prima della fine della settimana, sono decisivi i prossimi 20 giorni di confronto con Bruxelles. Le possibilità di modifica si muovono in due direzioni. La prima guarda appunto al calendario. Lo slittamento di qualche mese per la riforma della Fornero e per l'avvio di pensioni e reddito di cittadinanza farebbe risparmiare miliardi, facendo scendere l'asticella sotto il 2,4% senza dover rinunciare esplicitamente alle promesse elettorali. Ma soprattutto al reddito di cittadinanza la manovra affida un effetto di rilancio dei consumi interni, e quindi del Pil 2019, che sarebbe attenuato da una partenza ritardata. La seconda mossa punta invece a correzioni in corsa sulla spesa, come conferma il monitoraggio trimestrale richiamato più volte dal ministro Savona. Entrambe le strategie vengono però minimizzate dai leader. Salvini mette le mani avanti da Milano: «Se per motivi tecnici mi dicono che la riforma delle pensioni entrerà in vigore il 10 febbraio, invece che il primo gennaio, non è un problema». «Per ora va tutto come previsto», taglia corto Di Maio che anzi rilancia l'ipotesi, costosa a medio termine, di bloccare anche l'adeguamento automatico dei parametri previdenziali alla speranza di vita.

Dopo il summit serale con Tria, Conte e i vice hanno proseguito a cena. Un "tagliando"a cui Di Maio arriva con la zavorra della delusione di Bolzano. In menu anche il confronto sulle nomine Rai (e Consob): in pole lo schema Tg1 al M5S e Tg2 alla Lega.

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