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05/02/2021

Scoglio M5s, la carta Conte Salvini apre a governo politico

Il Sole 24 Ore - Emilia Patta Manuela Perrone

CRISI DI GOVERNO
I partiti. Il Movimento spaccato, l'ingresso dell'ex premier potrebbe aiutare a ritrovare l'unità. Il Pd teme di restare schiacciato da u n esecutivo con Iv e Lega senza grillini Il leader della Lega mette sul tavolo anche la durata del governo: «Non può durare fino al 2023, si può votare dopo l'estate»
ROMA L'incarico a Mario Draghi piomba come u n tornado su partiti e schieramenti. L'anello debole per far partire il "governo del presidente" con numeri solidi è il M5S, orfano di Giusep pe Conte, spaccato in mille correnti ormai quasi inconciliabili e bersaglio di u n pressing fortissimo da parte del Pd perché non rompal'asse con gli alleati arrivando a non votare la fiducia a Draghi. «L'unica cosa che non possiamo permetterci - fanno notare dalla segreteria di Nicola Zingaretti - è ritrovarci congli alleati pentastellati all'opposizione e stretti nell'abbraccio conla destra sovranista di Salvini». Da qui la convocazione da parte dei dem di una riunione serale con le delegazioni del M5S e di Leu, le tre gambe su cui Zingaretti vuole far ripartire la strategia delle alleanze per costruire il futuro centrosinistra. Le divisioni nel M5S sono però talmente forti che persino il più governistadei pentastellati, Luigi Di Maio, alla fine è costretto a capitolare. In nome dell'unità, pone la condizione di u n «governo politico» come l'unica accettabile per tenere unito il Movimento. «Il nome di Draghi è troppo ingombrante», ragionano i big, nonostante molti, da Stefano Buffagni a Federico D'Incà, chiedano di sedersi al tavolo. Vito Crimi ripete il "no" in serata ai leader di Pd e Leu, dopo l'assemblea dei gruppi parlamentari. Se i Cinque Stelle dovessero davvero tirarsi fuori, però, si materializzerebbe l'incubo dei dem: una maggioranza rovesciata, con il sì di Iv e Fi e addirittura il possibile disco verde di Matteo Salvini. Un accerchiamento che metterebbe subito in discussione la stessaleadership di Zingaretti, con la minoranza di Base Riformista pronta ad accusarlo di aver sbagliato tutto scegliendo lalinea dello schiacciamento a oltranza sul nome di Conte. Da quila pressione sul M5S per costruire la maggioranza Ursula, da Iv a Forza Italia. «Credo che Conte indirizzerà i Cinque Stelle verso il sostegno a Draghi», è l'auspicio di Franceschini. L'atteggiamento dell'ex premier, però, è criptico. Se il Pd sta spingendo affinché entri nel governo Draghi, da Palazzo Chigi si smentisce che nel suo colloquio di iericon il presidente incaricato si sia parlato di u n suo possibile ruolo davicepremier o da ministro. Al tempo stesso, si smentisce anche che il portavoce di Conte abbia telefonato ai vertici M5S chiedendo di votare contro Draghi incambio di una ricandidatura garantita in una sua lista in caso di voto anticipato. Le smentite non fanno però cessare i sospetti e molti tra i dem (e tra i pentastellati più favorevoli a una soluzione «ragionevole») sono convinti che l'obiettivo di Conte sia proprio quello delle urne. Si spiegherebbero così il messaggio di Beppe Grillo ai suoi («Leali a Conte») e la difesa da parte del Guardasigilli uscente Alfonso Bonafede, che avvisa: «Dobbiamo continuare a essere compatti su Conte. Conlui il discorso non si chiude qui». Se vacilla il campo degli ex giallo rossi, non va meglio nel centrodestra, che alle consultazioni con Draghi andrà molto probabilmente diviso. Con Fi propensa all'appoggio pieno, Giorgia Meloni (Fdi) indecisa tra l'opposizione e l'astensione, solo se di tutto il centrodestra, e Salvini che raccontano tentato di seguire gli azzurri nel «sì» a patto che si tratti di u n governo politico. Ma ufficialmente il numero uno della Lega tiene aperta la strada delle urne anticipate. «Spero sia u n altro Parlamento a votare il successore di Mattarella», dice in serata a Otto e mezzo. «Se fai quello che devi fare si può votare entro luglio». Le posizioni rispetto a Draghi PD «Draghi è una personalità di grande prestigio apprezzata nel mondo, può portare l'Italia fuori dall'incertezza determinata dalla crisi di governo». Nicola Zingaretti non può che schierare il Pd dalla parte di Mario Draghi e quindi del Quirinale. Tuttavia è chiaro che il Pd, dopo aver legato così alungo la soluzione della crisi al nome di Conte, ha ora il problema del riposizionamento. «Credo che Conte indirizzerà il Mgs sul nome di Draghi - è il pronosticoauspicio di Dario Franceschini -. Mi appello ai Cinque stelle: sostenete Draghi con noi». Chiaro che se i penstastellati dovessero restare fuori dal governo per il Pd si concretizzerebbe l'incubo dell'abbraccio con la Lega di Matteo Salvini. «Posizione non sostenibile per noi», è il timore di Largo del Nazareno. Da qui il pressign sul Mgs. Mauna volta messo in sicurezza D I N C E R T I N O Zingaretti con Draghi e appello a M5s: restiamo uniti Draghi partirà la resa dei conti interna: la minoranza di Base riformista accusa Zingaretti di un eccessivo schiacciamento sul Mgs e su Conte e chiederà l'avvio del congresso anticipato (la scadenza naturale è allafine del 2022) puntando sul governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini. © RIPRODUZIONE RISERVATA

CINQUE STELLE

M5S spaccato su Draghi: «Serve u n governo politico»

Alt a un governo tecnico, sì a un governo politico. E voto su Rousseau. Alla fine di una giornata nera, l'unica mediazione tra i Cinque Stelle spaccati si trova nell'indicazione di questo sentiero strettissimo tra il brutale «no a Draghi» arrivato tra gli altri da Di Battista, Lezzi e Toninelli e l'invito a dialogare giunto da molti altri, tra cui il think tank "Parole guerriere". L'assemblea fiume dei gruppi si apre con il monito lasciato filtrare da Beppe Grillo, «leali a Conte», subito raccolto da Bonafede, con Fraccaro e Patuanelli tra i fedelissimi disposti a seguire il premier uscente fino alle urne. Ma non tutti sono sulla stessa linea. Buffagni si smarca: «Il profilo di Draghi è inattaccabile». D'Incà lancia l'amo: «È sempre importante sedersi a un tavolo». I malumori contro Vito Crimi si sprecano. Luigi Di Maio tace per ore, dilaniato. Alla fine sposa la linea del no: «Il punto non è attaccare o meno Draghi, il punto è che serve un governo politico». La figura dell'ex presidente Bce risulta troppo ingombrante persino per il più governista del MgS. © RIPRODUZIONE RISERVATA

LEGA

Salvini apre, ma vuole trattare su programma e voto

Matteo Salvini apre alla possibilità di un sostegno al governo Draghi ma vuole trattare su programma e data di ritorno alle urne. «Sappiamo che il Paese habisogno di risposte immediate quindi il Parlamento non può stare fermo per mesi - ha argomentato ieri il leader leghista -. Se il professor Draghi ci incontrerà e ci ascolterà andremo ad ascoltare, a capire, a proporre, a valutare. Noi a differenza della sinistra non abbiamo dei pregiudizi, simpatie o antipatie a seconda degli schieramenti». E quali sono le priorità per Salvini? «Le priorità sono il taglio delle tasse, il taglio dellaburocrazia, il piano vaccinale e la riforma della giustizia. Draghi se ci vuole ascoltare siamo pronti». E ancora Salvini cita la flat tax, l'azzeramento del codice degli appalti e il pieno coinvolgimento delle realtà più dinamiche. Quanto alla data del voto, Salvini pone una condizione: «Non si può votare fra due anni, nel 2023». © RIPRODUZIONE RISERVATA

ITALIA VIVA

Renzi festeggia: «Ora è il momento dei costruttori»

«Ora è il momento dei costruttori. Ora tutte le persone di buona volontà devono accogliere l'appello del Presidente Mattarella e sostenere il governo di Mario Draghi. Ora è il tempo della sobrietà. Zero polemiche. Viva l'Italia». Mentre gli ex alleati della maggioranza giallorossa che sosteneva il Conte 2 sono nel tormento e divisi (il Pd per governo Draghi e il Mgs che sembra orientato a restare all'opposizione), Matteo Renzi ostenta tranquillità. e in certo senso si gode lo spettacolo dell'abbraccio tra democratici e pentastellati che si scioglie tra le macerie. Da qui l'atteggiamento di understatement. E la non volontà di infilarsi nelle trattative sulle poltrone: «Matteo non farà il ministro», ripetono i suoi. Rilancia invece sui temi: vaccini, Pil, scuola. «Draghi è la persona giusta».

IL PARTITO DI BERLUSCONI

Fi pronta a dire sì dopo l'incontro con l'incaricato

«Andiamo alle consultazioni a sentire Mario Draghi quali idee ha e cosa propone. È una personalità di altissimo profilo. Valuteremo insieme come centrodestra cosa fare. Se siamo arrivati fino a qui e perché siamo rimasti uniti». Le parole di Silvio Berlusconi illustrano in modo chiaro laposizione di Forza Italia. Dove la popolarità di Mario Draghi è altissima. Nondimeno, gli azzurri vogliono dal premier incaricato qualche rassicurazione su programma, squadra e strategia, prima di dare il via libera definitivo. Il problema successivo sarà quello di come mantenere l'unità del centrodestra. Perché, se Giorgia Meloni può spingersi al massimo a considerare lapossibilità di un'astensione, dentro Fi questa eventualità appare piuttosto remota. Il gruppo sembra infatti compattamente schierato per il sì. © RIPRODUZIONE RISERVATA

TOTIANI E UDC

Ok dei centristi, pronti a costituire u n gruppo per Draghi

I centristi di centrodestra, al pari di Forza Italia, sono favorevoli alla fiducia nei confronti di un esecutivo Draghi. Talmente favorevoli da essere pronti a formare un nuovo gruppo parlamentare a sostegno dell'ex prsidente Bce che raccolga centristi in uscita sia dall'ex maggioranza che dall'ex opposizione, accomunati dalla volontà di appoggiare il governo di Mario Draghi. «Draghi mi sembra l'uomo giusto, non siamo di fronte a una riedizione di Monti, Draghi è un uomo saldamente ancorato alle istituzioni europee ma che nelle istituzioni europee ha saputo far valere la suavisione particolare» ha speigato ieri il leader di Cambiamo!, Giovanni Toti. Che si dice favorevole alla costituzione di un governo politico attorno alla figura di Draghi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

FRATELLI D'ITALIA

No di Meloni che propone l'astensione (se ci stanno tutti)

Giorgia Meloni, che era partita martedì sera dopo l'annuncio di Mattarella da una posizione di intransigente opposizione a Draghi, nel corso della giornata di ieri, constatato il diverso orientamento di Forza Italia e Lega, ha ripiegato su una più morbida apertura all'astensione purché su questa convergano anche gli altri alleati di centrodestra. Da un lato Meloni cerca di evitare di isolare Fratelli d'Italia e dall'altra tenta di limitare i voti di centrodestra in favore di Draghi. Ma funzionerà questa strategia? Se nella Lega la linea dell'astensione potrebbe passare con più facilità (ma l'ala nordista sarebbe pronta a valutare anche un sì), in Forza Italia sono già venuti allo scoperto molti mugugni contro la prospettiva di un'astensione. L'unità del centrodestra insomma, venuto meno il governo Conte, comincia a scricchiolare. => RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: IMAGOECONOMICA


Foto: Ex alleati . Luigi


Foto: Di Maio e Matteo


Foto: Salvini


Foto: vicepremier


Foto: all'epoca del


Foto: primo governo


Foto: Conte