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21/07/2020

Scavi, stop allo scempio Via i camerini fuorilegge

Metropolis

L'affare lavori | L'inchiesta Rimossi i container simbolo dello scandalo al Teatro Grande Intanto prosegue il processo per le fatture gonfiate da 8 milioni
Salvatore Piro POMPEI Teatro Grande degli Scavi, rimossi i container dello "scandalo". Si tratta degli 8 camerini per artisti - finiti nel 2010 sotto la lente d'ingrandimento della Procura di Torre Annunziata - e sistemati per dieci, lunghi anni, nell'area del Quadriportico alle spalle della scena del Teatro Grande. "Le strutture - ha detto il Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei Massimo Osanna - saranno reimpiegate per usi tecnici, nell'area logistica fuori le mura di Porta Vesuvio. E' questo un ulteriore passo avanti verso la riqualificazione completa degli Scavi". I lavori di risistemazione proseguiranno fino al termine di agosto. In effetti quegli 8 container - utilizzati come camerini fino all'ultimo spettacolo messo in scena l'estate scorsa - non sono mai piaciuti a nessuno. Soprintendente Osanna e magistrati compresi. I container rientravano infatti nel complessivo piano di lavori per il restauro del Teatro Grande, presentato nel 2009 dall'allora commis sario straordinario Marcello Fiori per ospitare spettacoli e rappresentazioni tra cui alcuni concerti del San Carlo di Napoli. Lavori conclusi nel 2009 e costati oltre 8 milioni di euro, anzichè i 449mila euro originariamente previsti. Per questo motivo - secondo la Procura di Torre Annunziata - potrebbero essere stati "gonfiati". "L'urgenza dei lavori al Teatro Grande era giustificata dalla concomitante apertura della stagione al San Carlo. Furono opere funzionali allo scopo e regolari". Questa l'ultima verità raccontata ai giudici da Marcello Fiori. Al termine dell'inchiesta aperta dai magistrati sul presunto scandalo del restauro al Teatro Grande, Fiori, ex commissario della Protezione Civile e vecchio responsabile dei club "Forza Silvio" a sostegno di Berlusconi, è finito infatti sotto processo. Un giudizio che è ancora in corso in primo grado. Dal 2008 al 2010, Marcello Fiori fu il direttore straordinario per l'emergenza Pompei. Era quella l'epoca dei commissari straordinari, che gestivano l'area archeologica in regime d'emergenza con la supervisione della Protezione Civile. Nel 2010, terminati i lavori, il Teatro Grande degli Scavi, dotato di 8 container ad uso "camerini", fu riaperto al pubblico con un concerto di Riccardo Muti. Subito dopo, però, scattarono i sigilli e l'inizio di un'inchiesta che portò a un sequestro conservativo della Corte dei Conti ai danni di Marcello Fiori per beni pari a circa 6 milioni. Al centro delle indagini finirono ipotetiche forniture-extra legate ai lavori realizzati per il restauro e per gli allestimenti scenici del Teatro Grande di Pompei. Lavori affidati alla "Caccavo srl", dit ta accusata di presunti illeciti amministrativi e la cui titolare, Annamaria Caccavo, è stata rinviata a giudizio insieme a Fiori. Secondo l'accusa, la ditta Caccavo avrebbe beneficiato di alcune deroghe non tutte consentite dalle norme sugli appalti. Deroghe derivate dai poteri straordinari, che Fiori avrebbe ottenuto attraverso la gestione commissariale. A processo sono finiti anche diversi tecnici e responsabili. Ovvero Antonio Costabile (ingegnere, progettista esterno per gli impianti elettrici); Luigi D'Amora (direttore); Lorenzo Guariniello (progettista esterno della struttura commissariale per le opere finalizzate al rilascio del certificato prevenzione incendi); Salvatore Palazzo e Vincenzo Prezioso (ingegnere, progettista esterno per le strutture); e la Caccavo srl, la ditta che eseguì le opere. Le accuse, a vario titolo, sono di truffa ai danni dello Stato, frode e abuso d'ufficio. Sul processo continua a incombere lo spettro della prescrizione. ©riproduzione riservata