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24/07/2021

Scatta la morsa antimafia per due aziende

QN - La Nazione

AREZZO di Sara Bracchini Collegamento accertato con la criminalità organizzata per due aziende della vallata e scattano le misure di interdizione antimafia. E' quello che emerge dai risultati investigativi delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze nel settore degli appalti dei lavori pubblici. A seguito degli approfondimenti istruttori svolti dalla Prefettura aretina con il supporto del Gruppo Interforze composto dalla Questura, dall'Arma dei Carabinieri, dalla Guardia di Finanza di Arezzo nonché dalla Direzione Investigativa Antimafia del capoluogo di regione, il Prefetto Maddalena De Luca ha emesso le due interdittive nei confronti di altrettante imprese del comprensorio del Valdarno aretino. Nello specifico, una opera nel campo di movimento terra, scavi, realizzazioni di edifici, lavori fluviali; l'altra nel comparto del noleggio di macchine, dei trasporti per conto proprio e di terzi, della commercializzazione di materiale inerte, della raccolta e trasporto di rifiuti. Torna così l'ombra della malavita organizzata in Valdarno. Il territorio da tempo è colpito da reati che possono essere preludio di fenomeni di infiltrazione delle organizzazioni criminali anche di stampo mafioso, principalmente per gestire e investire la grande massa di denaro sporco e di liquidità di cui dispongono. I provvedimenti adottati ieri dal Prefetto impediscono al soggetto privato di avere rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione o di essere titolare di licenze o altre autorizzazioni amministrative e «rispondono - si spiega - alla finalità di tutelare l'economia legale, l'ordine pubblico economico, la libera concorrenza tra le imprese». Ai reati come corruzione, usura, riciclaggio di denaro, gioco d'azzardo illecito, fenomeni di caporalato, smaltimento illecito di rifiuti industriali, traffico e spaccio di stupefacenti ai quali, come denuncia da anni il coordinamento locale dell'associazione Libera, si è aggiunta nello sfondo l'ombra della crisi pandemica che ha contribuito ad aumentare la sofferenza delle realtà imprenditoriali e ha portato ad un conseguente pericolo del ricorso a prestiti facili gestiti dalle mafie. Nel quinto report periodico dell'Organismo permanente di monitoraggio ed analisi sul rischio di infiltrazioni nell'economia del Ministero dell'Interno viene evidenziato un aumento nazionale del 9,7% del numero delle società colpite da misure interdittive antimafia nel periodo Covid rispetto all'anno precedente. E proprio i settori del movimento terra e del trasporto di rifiuti collegano la valle alla recente inchiesta della Procura fiorentina denominata Keu relativa allo smaltimento di scarti anche nocivi provenienti dalle lavorazioni conciarie. Gli ultimi accertamenti in ordine temporale risalgono al 29 di giugno quando i militari del Noe e i tecnici dell'Arpat si presentarono ai cancelli dell'impianto di frantumazione di inerti Lerose nella zona produttiva di Levane. In quel caso, al centro del sopralluogo, i controlli sugli scarichi della ditta, già sotto sequestro, compresi i pozzi e le vasche di raccolta. Secondo gli inquirenti nei 16.308 metri quadri dell'area contigua all'insediamento potrebbero essere depositate 9.337 tonnellate di rifiuti di cui 2930 pericolosi. L'inchiesta si era concentrata anche sul mondo degli appalti pubblici, in particolare per l'assegnazione diretta di opere per importi contenuti sotto soglia. © RIPRODUZIONE RISERVATA