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14/01/2021

Scandalo casa di riposo Interrogati i testimoni

L'Arena di Verona

VILLAFRANCA. A processo l'ex presidente Tumicelli e altri tre imputati
Affrontati i temi delle assegnazioni di gare d'appalto
«In vista dei lavori di ristrutturazione dell'ala sud della casa di riposo, gli incontri informali con gli altri consiglieri del Cda avvenivano settimanalmente, mentre venivamo convocati formalmente di media ogni 15 giorni perchè era stata evidenziata la complessità del bando. Era articolato e lo era anche il finanziamento dell'opera che comportava una doppia permuta oltre a un prestito con Cassa Depositi e Prestiti e un alto con Cariverona». All'epoca della presidenza di Davide Tumicelli alla Morelli Bugna, Cristiano Faccincani era membro del Cda e vicepresidente della casa di riposo di Villafranca. Lo era all'epoca alla quale si riferisce l'accusa che il pm Beatrice Zanotti muove, oltre che allo stesso Tumicelli, all'architetto Claudio Tezza e agli imprenditori Nicola Mazzi e Giuseppe Vallone. Ovvero di aver alterato il normale andamento della gara d'appalto per l'impianto di manutenzione della centrale termica e per il rifacimento dell'ala sud della casa di riposo. E ieri, ultima udienza dell'istruttoria, sono stati sentiti i testi citati dalla difesa di Tumicelli (gli avvocati Matteo Nicoli e Nicola Grani) e i consulenti nominati da Vallone (difesa Chiara Nascimbeni) e da Mazzi (difesa Nicola Avanzi).E se da un lato è emerso che l'appalto per la manutenzione dell'impianto affidato alla Mazzi venne regolarmente assegnato con un bando anche se era sotto soglia «perchè io personalmente», ha sostenuto Faccincani, «avevo sollevato perplessità su un'assegnazione diretta e poi l'intero Cda si espresse nel senso di fare una gara a invito», dall'altro i consulenti dei due imprenditori hanno illustrato che quello vinto da Vallone (ovvero la ristrutturazione dell'ala sud) non fosse un appalto vantaggioso poichè la permuta dei terreni (valutati 825mila euro) significava la mancanza, ab origine, di quella somma.«In pratica l'impresa avrebbe dovuto avere la disponibilità di quell'importo e sarebbe entrata in possesso dei terreni soltanto a fine lavori», ha sostenuto il consulente dell'imprenditore.E sulla stessa scia anche la valutazione dell'esperto nominato da Mazzi, ovvero per la manutenzione serviva «un appalto ponte» perchè si trattava di passare dal vecchio impianto a quello nuovo e la specificità dell'incarico (la Morelli Bugna doveva essere operativa) prevedeva l'avvicendamento tra chi si era occupato del vecchio impianto (e il cui incarico era in scadenza) e chi l'avrebbe gestito in futuro (e a tal fine sarebbe stato indetto un bando). Un cambio di tecnologia che, per la difesa, necessitava di un cambio di incarico.Anche per quanto riguarda la posizione dell'architetto Tezza, autore del progetto preliminare e di quello definitivo, cioè validato e pubblicato, a chiarire che non si occupò della fase esecutiva è stato il professionista che da tempo collabora con imprenditori e anche con Vallone.«Avevo bisogno di alcune delucidazioni e nel maggio 2016 contattai l'architetto perchè si trattava di un progetto delicato, gli anziani erano nella residenza. Mi trovai davanti un manutentore ma mi servivano dati tecnici. Noi ci occupiamo di studiare le offerte da un punto di vista tecnico, organizziamo anche assistenza di cantiere. Se serve facciamo anche l'analisi dei prezzi ma la ditta Vallone ha la sua struttura». E quell'aspetto non lo trattarono. Terminata l'istruttoria la requisitoria della dottoressa Zanotti sarà il 3 marzo.