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01/07/2021

Sblocco dei licenziamenti A rischio circa 5 mila addetti

Il Piccolo di Trieste - Maurizio Cescon

La Cgil rivede al ribasso le stime di aprile. Pezzetta: ma è lo stesso necessario estendere le garanzie
Maurizio Cescon / udineLa Cgil rivede, per fortuna, al ribasso le stime dei lavoratori a rischio licenziamento, dopo la fine del blocco, che scade oggi. In aprile, quando ancora l'uscita dal tunnel della pandemia era incerta e piena di incognite, il sindacato aveva ipotizzato una platea di 15 mila lavoratori "esposti" in Friuli Venezia Giulia. Oggi il segretario generale Villiam Pezzetta parla di una platea tra i 4 e i 5 mila addetti al massimo, nei settori industria, edilizia, utility e servizi a rete, questi ultimi legati a possibili modifiche del codice degli appalti. Certo ancora tanti, ma non l'esercito di disoccupati che si temeva solo un paio di mesi fa. Una previsione, quella della Cgil, che quasi collima con quella fatta dall'Osservatorio regionale sul mercato e le politiche del lavoro, che ipotizza una platea di lavoratori a rischio pari a 6 mila unità.La Cgil comunque ribadisce i capisaldi del suo "no" alla fine del blocco. «Il rilancio del Paese non può partire dal via libera ai licenziamenti». Il segretario regionale Villiam Pezzetta afferma ancora una volta la sua ferma contrarietà alla fine del blocco dei licenziamenti, con l'annessa richiesta, rinnovata per l'ultima volta ieri dal segretario generale Maurizio Landini al presidente del Consiglio Draghi, di estendere a tutti i settori le coperture (cassa integrazione per Covid e blocco dei licenziamenti) previste fino al 31 ottobre per i settori privi di cassa integrazione ordinaria. «Ci interessa poco - spiega Pezzetta - di discutere deroghe che avrebbero comunque portata estremamente marginale, soprattutto nella nostra regione, dove solo dell'1% degli occupati nel manifatturiero lavora nei settori per i quali si ipotizza una proroga della cassa integrazione, cioè moda, tessile e abbigliamento. Quella che stiamo vivendo è infatti una fase che, sia pure di ripresa rispetto a un annus horribilis come il 2020, resta condizionata da una forte incertezza, legata sia all'evoluzione del quadro pandemico che a fattori economici, come le tensioni e i rincari delle materie prime e dei componenti. Se è vero che alcuni comparti stanno subendo maggiormente e più a lungo gli effetti dell'emergenza sanitaria, è altrettanto evidente, vista la fragilità della ripresa in atto, l'esigenza di continuare a garantire protezioni e tutele valide per tutti i lavoratori e tutte le imprese, a maggior ragione nella realtà di un sistema produttivo e di un mercato del lavoro sempre più frammentati, che impongono il tema della riforma e dell'estensione degli ammortizzatori come una delle grandi priorità del Paese, parallelamente all'avvio e alla messa a regime del Pnrr. Piano che rappresenta un'occasione irripetibile per il rilancio e il rinnovamento del nostro sistema produttivo, specie se sapremo vincolare l'accesso ai fondi a obiettivi di crescita e qualificazione dell'occupazione». Quanto ai numeri, la Cgil Friuli Venezia Giulia aveva a più riprese indicato in circa 15 mila i posti "esposti" in assenza di ammortizzatori e blocco dei licenziamenti. «Detto che si tratta di una stima che risale alla scorsa primavera e che lo scenario è fortunatamente cambiato, consentendo una buona ripartenza dei settori più in sofferenza come turismo e commercio, crediamo che tra manifatturiero, servizi alle imprese e appalti si possa realisticamente stimare una platea di almeno 3, 4 mila lavoratori a rischio di licenziamento con il venir meno delle protezioni a partire da domani, 1° luglio. A confermarlo anche i quasi 26 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate tra gennaio e maggio, concentrate nel terziario ma con volumi ancora alti (11 milioni di ore, ndr) anche nel manifatturiero». Sono invece poco più di un migliaio, a fronte di una platea di circa 120 mila occupati dipendenti nell'industria e nell'edilizia, i lavoratori del comparto tessile, abbigliamento e moda che potrebbero beneficiare della ventilata estensione del blocco. Un settore questo ormai quasi marginale in regione, mentre fino a una ventina di anni fa aveva numeri più importanti, in fatto di aziende insediate e di lavoratori occupati. --© RIPRODUZIONE RISERVATA