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04/07/2019

Sbloccacantieri, per Varia una farsa: allunga i tempi e non tutela l’ambiente

Il Tirreno

imprese
Lucca. «Dalla recente pubblicazione del pacchetto di norme Sblocca-cantieri non aspettiamoci nulla di efficace per il rilancio del nostro settore». È drastico Stefano Varia, presidente di Ance Toscana Nord: a suo avviso il decreto varato dal governo dopo non poche sofferenze, «si presenta come un insieme di norme di compromesso che non porteranno all'attesa svolta». Per Ance i fronti critici sono due: opere pubbliche e ambiente. «Quanto alle opere pubbliche. dice Varia - non abbiamo misure semplificatorie ma un terzo correttivo al codice dei contratti pubblici che complica, o peggiora, un quadro normativo difficile da interpretare e applicare. Siamo critici sull'estensione alla soglia comunitaria (5,5 milioni) del criterio del minor prezzo, a scapito dell'utilizzo dell'offerta economicamente più vantaggiosa, finora obbligatoria sopra i 2 milioni, unico criterio che dà dignità alle aziende serie; critici anche sulla conferma di parte delle limitazioni al subappalto che continua a essere considerato strumento di malaffare invece che elemento di organizzazione del lavoro di impresa».«Senza dubbio - continua - vi sono anche previsioni positive ma nessuna potrà sbloccare le opere ferme in Italia. La criticità di fondo è che questa normativa neanche affronta la semplificazione delle procedure a monte della gara: mancano interventi sui processi autorizzativi dei progetti, su autorizzazioni ministeriali, mancano tempi per ogni fase decisionale e per il trasferimento delle risorse, per ridurre i tempi morti che raddoppiano i tempi per realizzare opere pubbliche. Mancano misure che azzerino la burocrazia difensiva, come la rivisitazione del reato di abuso di ufficio, affinché smetta di essere più conveniente il non fare rispetto al fare». «I cantieri si sbloccano intervenendo con decisione su questi temi - è il monito di Varia - fino ad allora qualsiasi normativa con intenti semplificatori sarà inefficace. Questo decreto non riuscirà nemmeno a velocizzare i tempi del faticoso iter burocratico degli assi viari, opera irrinunciabile che il territorio attende da decenni».Sul fronte ambientale Varia è ancora più preoccupato: «Gli effetti del decreto saranno devastanti. Per superare le criticità derivanti dall'infelice sentenza del Consiglio di Stato del 28 febbraio 2018 secondo cui le competenze autorizzative non spettano alla Regione ma al ministero, è stata introdotta una modifica al Codice ambientale secondo cui i criteri per il recupero dei rifiuti sono quelli del decreto ministeriale del 5 febbraio 1998. In epoca di economia circolare ci dicono di applicare una normativa di 20 anni fa, che cancella due decenni di progressi nelle tecnologie sul riciclo e nella definizione di nuovi prodotti, molti dei quali neanche esistevano nel '98. È semplificazione?».«Il rimedio - è assai peggiore del male che si voleva curare - conclude -. Sconcerta che chi fa leggi per sbloccare i cantieri, dimostri così scarsa conoscenza del settore del riciclo dei rifiuti, paralizzando attività e impianti industriali che avrebbero invece vantaggi ambientali, economici e occupazionali». --