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05/07/2019

«Sblocca cantieri, nessun vantaggio»

QN - La Nazione

«NESSUN vantaggio concreto per far partire le opere, e forte preoccupazione sul fronte ambientale». Ecco l'opinione di Ance Toscana Nord sul recente provvedimento governativo che mira a sbloccare i cantieri. Per Stefano Varia, presidente di Ance Toscana Nord, che fa parte di Confindustria, il decreto si presenta come un insieme di norme di compromesso che sostanzialmente non porteranno all'attesa svolta. Due i punti critici. «Sotto il primo aspetto - evidenzia Varia - non abbiamo misure di semplificazione ma un terzo «correttivo» al Codice dei contratti pubblici che complica, e in certi casi peggiora, un quadro normativo già fallimentare, difficile da interpretare e applicare. Il nostro giudizio è critico sull'estensione alla soglia comunitaria (5.5 milioni di euro) del criterio del minor prezzo con l'obbligo di calcolo dell'anomalia, a scapito dell'utilizzo dell'offerta economicamente più vantaggiosa, finora obbligatoria sopra i 2 milioni, che rappresenta l'unico criterio in grado di dare dignità alle aziende serie e strutturate; critico anche sulla conferma di parte delle limitazioni al subappalto che continua ad essere considerato strumento di malaffare invece che elemento di organizzazione del lavoro di impresa». Il decreto presenta anche elementi interessanti, ma non sufficienti, secondo i costruttori. «Vi sono anche previsioni positive - aggiunge Varia - ma nessuna di esse sarà in grado di raggiungere l'intento di sbloccare le opere ferme nel nostro Paese. Resta infatti la criticità di fondo che questa normativa neanche affronta ovvero la semplificazione delle procedure a monte della gara. Il decreto non interviene alla radice sulle grandi criticità che impediscono il rapido utilizzo delle risorse stanziate. Del tutto assenti, inoltre, misure per porre fine alla «burocrazia difensiva», come la rivisitazione del reato di abuso di ufficio». Per sbloccare i cantieri serve ben altro. «I cantieri si sbloccano intervenendo con decisione su questi temi - aggiunge - fino ad allora qualsiasi normativa che abbia intenti semplificatori in materia sarà del tutto inefficace». C'È POI la questione degli effetti sul settore ambientale. «E' stata introdotta - conclude Varia - una modifica al Codice ambientale secondo cui, in attesa dei decreti ministeriali in materia, i criteri da utilizzare in tema di recupero dei rifiuti sono quelli del DM 5/2/1998. Qualcuno si è reso conto della portata di questa previsione? In piena epoca di economia circolare, ci dicono di aspettare e nel frattempo di applicare una normativa di 20 anni fa, che cancella due decenni di progressi nelle tecnologie sul riciclo e nella definizione di nuove tipologie di prodotti. Per il nostro settore, ad esempio, non sono contemplate le terre e rocce da scavo e i processi di recupero di inerti da costruzione e demolizione. Questa è semplificazione?». Fabrizio Vincenti