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09/06/2019

Sblocca cantieri migliorabile ma l’accordo adesso va fatto

La Nuova Venezia - Presidente Ance Venezia ugo cavallin

L'accordo (faticosamente) raggiunto tra le due forze di maggioranza sul cosiddetto decreto sblocca-cantieri fa sperare che il tormentato settore degli appalti pubblici possa trovare almeno qualche risposta.Il compromesso raggiunto naturalmente non risolve tutti i problemi ma, se non ci saranno ulteriori sorprese nell'iter di conversione, consente almeno di migliorare un testo, che presentava non poche lacune importanti.Come costruttori abbiamo fortemente contestato l'idea, circolata negli ultimi giorni, di una generalizzata "sospensione" del Codice degli Appalti, anche se continuiamo a pensare che questo Codice sia inadeguato . Prima ancora che le singole norme e i singoli istituti, quello, che come categoria ci interessa, è arrivare a un processo decisionale snello, che trasformi rapidamente i finanziamenti in apertura di cantieri, nonché ad un sistema di aggiudicazione semplice e trasparente.Nella direzione dello snellimento va, per esempio, l'opportuno ripristino della soglia del milione di euro per gli affidamenti mediante procedura negoziata (sempre con gara ufficiosa) e che dovrebbe essere il taglio di appalti di più diretto interesse per le imprese del territorio veneziano.Rimangono però alcuni nodi irrisolti, primo tra tutti quello del subappalto, che in Italia continua ad essere demonizzato e quindi limitato come la fonte di ogni malaffare (corruzione, infiltrazioni mafiose, lavoro nero), nonostante la Comunità Europea abbia avviato una procedura contro il nostro Paese proprio per la sua normativa, che pone troppi vincoli al subappalto. Oggi la percentuale di lavori subappaltabili è stata diminuita dal 50% al 40%, come se questi dieci punti percentuali in meno dessero una maggiore garanzia.Sul punto vorremmo anche tranquillizzare gli amici del sindacato, che nelle scorse settimane avevano sollevato vibrate preoccupazioni contro lo sblocca-cantieri, dal quale sarebbero derivati «più corruzione, illegalità, sfruttamento, discrezionalità, meno qualità, sicurezza, occupazione, investimenti, sviluppo». Se solo avessero letto il testo del decreto, avrebbero visto che molte delle loro preoccupazioni non hanno il minimo fondamento normativo, compresa quella riguardante la presunta "cancellazione dell'Autorità Nazionale anticorruzione".Attendiamo ora la definitiva conversione in legge del decreto, sperando che le nuove norme servano a fare chiarezza e a dare quelle certezze, di cui imprese e pubbliche amministrazioni hanno grande bisogno. --Presidente Ance Venezia