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18/06/2020

Sarà sembrato molto azzurro il cielo sopra Oristan…

Il Secolo XIX - maurizio de giovanni

Sarà sembrato molto azzurro il cielo sopra Oristano, a Massimo Carminati. E sul volto smagrito e teso, nei pressi di un angolo della bocca, aleggiava il fantasma di un sorriso tutto da leggere: legittima felicità per la libertà ritrovata a margine di una piega della legge, probabilmente. Soddisfazione per il prossimo ritorno in una città che in qualche modo, infilandosi nelle maglie larghe di una corruzione imperante e di un balbettante sistema tra imprenditoria e politica, aveva posseduto; programmi per un futuro che forse nemmeno immaginava più di avere. Non è dato sapere cosa ci fosse tra le ragioni di quel mezzo sorriso, alle spalle di un rigoroso silenzio alle convulse domande dei reporter presenti. Fa impressione quel fantasma di un sorriso perché, a chi guarda attonito le immagini della riguadagnata libertà per decorrenza dei termini di custodia cautelare del Nero, il dubbio che ci sia il sentimento di una vittoria, del gusto di aver alla fine avuto ragione del sistema giudiziario resta. Gran brutta sensazione.La potenza di un filmato, di una fotografia è largamente superiore a un titolo sparato a piena pagina, o di una notizia salmodiata in un telegiornale. La camicia blu tirata da una parte dalla tracolla della borsa, aperta sul torace rinsecchito nel calore di una giornata di fine primavera sarda, l'orlo delle mutande bianche, le parole confidenziali scambiate con le guardie che lo accompagnavano all'auto che lo avrebbe portato via restituiscono il passo malfermo di un uomo che ha vinto. Non sta a chi scrive, né alla maggior parte delle persone che osservano quelle immagini, dire se sia giusto o sbagliato: se abbia senso disquisire sui termini, sulla differenza più o meno sottile che passa tra l'associazione a delinquere e quella di stampo mafioso; ma è innegabile che sia proprio in quella differenza che si colloca la riguadagnata libertà di Carminati, in attesa di un nuovo processo con nuove ragioni da una parte e dall'altra. Come è innegabile che il pensiero vada a tutti i mafiosi che hanno ritrovato la libertà proprio in questi giorni, a cavallo di un virus non contratto o grazie all'errato uso dell'e-mail, come ammesso per Pasquale Zagaria dai vertici dell'amministrazione penitenziaria.Il punto è se questo Paese possa o no permettersi la scarcerazione di criminali incalliti e geniali, che hanno creato e sfruttato per decenni un anti-Stato che sfruttava per esistere e prosperare proprio le carenze dello Stato, e la debolezza degli uomini preposti ad amministrarlo.Se sia accettabile o meno che personaggi che in via diretta o indiretta hanno distrutto un'economia servendosi del crimine, della corruzione, della paura o della violenza, a volte commissionando ma spesso ponendo direttamente in essere omicidi per rimuovere ostacoli, tornino a circolare liberamente all'interno delle città che hanno contribuito a indebolire, a infettare e a far morire, appropriandosi di risorse e appalti che avrebbero salvato imprese e posti di lavoro. La legge assicura garanzie, ed è giusto che lo faccia. Il processo non deve tralasciare nulla per avvicinare il più possibile la sentenza alla giustizia. Ma nel sorriso del padrone del mondo di mezzo, quando si è ritrovato libero sotto il cielo di Oristano, c'è il senso della vittoria del male sul bene, dell'ingiusto sul giusto. E noi, che non siamo per nostra fortuna magistrati né avvocati difensori, possiamo almeno formarci un'idea senza andare soggetti a cavilli tra mancate notifiche e terminologie da attribuire. E per via di Carminati, Zagaria e gli altri, sentire addosso il senso di una bruciante, ennesima sconfitta. --© RIPRODUZIONE RISERVATA