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03/06/2020

Santa Sede, da Francesco un codice unico per i contratti pubblici e appalti

Avvenire - MIMMO MUOLO

IN VATICANO
La nuova legge quadro varata dal Pontefice con un Motu proprio ha lo scopo, da un lato di razionalizzare le procedure, al fine di produrre risparmi di spesa, dall'altro di prevenire eventuali episodi di corruzione. «Nello stile del buon padre di famiglia»
Roma U n Codice degli appalti e dei contratti anche in Vaticano. Lo ha varato ieri il Papa con un motu proprio intitolato "Norme sulla trasparenza, il controllo e la concorrenza dei contratti pubblici della Santa Sede e dello della Città del Vaticano", dopo una preparazione durata quattro anni e l'apporto di numerosi esperti. La nuova legge si compone di 86 articoli, ai quali se ne aggiungono altri 12 per la tutela giurisdizionale nei casi di contenzioso, e ha un duplice obiettivo. Da un lato razionalizzare e unificare le procedure, al fine di produrre risparmi di spesa, dall'altro prevenire eventuali episodi di corruzione, come è stato più volte chiarito in passato. Di recente anche il prefetto della Segreteria per l'Economia, padre Juan Antonio Guerrero Alves, lo ha ribadito in un'intervista a Vatican News sullo stato delle finanze vaticane. Mentre già nel luglio del 2017 l'allora reggente del medesimo dicastero, monsignor Luigi Mistò, anticipava ad Avvenire la necessità di un Codice come quello varato ieri. Nel documento che accompagna il motu proprio il Papa ricorda che il nuovo corpus di norme si ispira in pratica alla "diligenza del buon padre di famiglia", principio generale di buona amministrazione, «richiesto in modo esplicito dalla legge canonica in relazione ai beni ecclesiastici». Per questo, aggiunge Francesco, «ho ritenuto di approvare un insieme di norme volte a favorire la trasparenza, il controllo e la concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici stipulati per conto della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Con esse - spiega il Pontefice - intendo fissare i principi generali e delineare una procedura unica in materia, attraverso un corpus normativo valido per i diversi Enti della Curia Romana, per le Istituzioni amministrativamente collegate alla Santa Sede, per il Governatorato dello Stato, nonché per le altre persone giuridiche canoniche pubbliche specificatamente individuate». Il Papa sottolinea anche i frutti che si attendono dal codice. «La promozione di un apporto concorrente e leale di operatori economici, unito alla trasparenza ed al controllo delle procedure di aggiudicazione dei contratti, consentirà una migliore gestione delle risorse che la Santa Sede amministra per conseguire i fini che della Chiesa sono propri, garantendo agli stessi operatori parità di trattamento e possibilità di partecipazione mediante un apposito albo degli operatori economici e specifiche procedure». L'operatività dell'intero sistema «costituirà, inoltre, ostacolo ad i ntese limitative e consentirà di ridurre in modo notevole il pericolo di corruzione di quanti sono chiamati alla responsabilità di governo» nella Santa Sede e nello Stato della Città del Vaticano». Fin dal primo articolo, infatti, si sancisce «la parità di trattamento e la non discriminazione degli offerenti, in particolare mediante misure in grado di contrastare gli accordi illeciti in materia di concorrenza e la corruzione». Mentre l'articolo 5 elenca i principi fondamentali che sono «l'eticità nell'orientamento delle scelte economiche e degli interlocutori su parametri di rispetto della Dottrina sociale della Chiesa» in modo da ottenere «economicità, efficacia ed efficienza, programmazione e razionalizzazione della spesa». Le nuove norme entreranno in vigore fra trenta giorni.

Foto: Una Guardia Svizzera in piazza San Pietro/ Ansa