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09/07/2019

Santa Croce, torna la guerra dell’acqua

Il Messaggero

LA VICENDA VA AVANTI DAL 2015 DOPO LA REVOCA DELLA CONCESSIONE: 75 DIPENDENTI SONO RIMASTI SENZA LAVORO
AVEZZANO
Alla gara regionale per l'assegnazione delle acque minerali delle sorgenti di Canistro hanno risposto la società Santa Croce di Camillo Colella, ex gestore, e le Acque minerali San Benedetto Spa che già opera nelle sorgenti di Popoli. Ma c'è stata subito una contestazione che rischia di bloccare di nuovo il bando: i legali della Santa Croce hanno contestato ai concorrenti che lo stabilimento non può essere realizzato sui terreni indicati nella scheda non essendo edificabili e non avendo, al 12 giugno 2019, il comune di Canistro adottata alcuna variante urbanistica.
REQUISITO CONTESTATO
Si tratta di un aspetto importante, secondo i legali della Santa Croce, poiché a quella data lo stabilimento per lo sfruttamento delle acque non poteva essere realizzato nell'area indicata dalla società San Benedetto e quindi viene meno uno dei requisiti fondamentali. La commissione, però, si è riservata di esaminare la contestazione della Santa Croce e decidere se ritenere valide le contestazioni dei legali o di accantonarle e continuare nell'esame della documentazione per l'assegnazione definitiva del bando che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.
Durante l'apertura delle buste si è verificato anche una protesta da parte di alcuni amministratori del comune di Canistro che erano presenti in Regione al momento dell'apertura delle buste. Insomma non c'è pace per la sorgente Sant'Antonio Sponga di Canistro che, dopo la revoca alla società Santa Croce da parte della Regione, continua a disperdere il prezioso liquido nel fiume Liri da circa tre anni. Intanto i lavoratori, circa 75, sono rimasti disoccupati e senza ammortizzatori sociali. Dopo la revoca, avvenuta nel 2015, l'ingegnere Camillo Colella, patron della Santa Croce, ha ingaggiato un duro contenzioso contro la Regione e il Comune, con ricorsi al Tar e al Tribunale di Avezzano, che di fatto ha bloccato la precedente gara. Tra l'altro, una sentenza del Tribunale amministrativo dell'Aquila ha riconosciuto che la Regione ha danneggiatola la società Santa Croce per aver revocato in anticipo la concessione della sorgente più piccola denominata Fiuggino e ora l'amministratore pretende circa 3 milioni e mezzo per i danni subiti.
IL BANDO
Intanto il bando che aveva aggiudicato, nel marzo 2017, alla Acque minerali per l'Italia, ex Norda, si è concluso con l'abbandono della società che ha minacciato richieste di risarcimento milionarie nei confronti della Regione. Il nuovo bando, pubblicato a inizio febbraio scorso prevede una concessione della durata di trent'anni, della sorgente Sant'Antonio Sponga, ma già si prospettano contenziosi che rischiano di bloccare definitivamente l'imbottigliamento di questa acqua minerale, che sgorga a 800 metri di altezza tra le quinte incontaminate dei monti Simbruini. In virtù delle sue caratteristiche salutari, l'acqua Santa Croce, era nota fin dall'epoca dei romani, come dimostrano dei ritrovamenti avvenuti nei pressi della fonte, di antiche anfore raffiguranti Igea, la dea della salute.
Manlio Biancone
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