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18/06/2019

Santa Croce chiede 3,5 milioni di danni

Il Centro

»sentenza del tar l'acqua contesa
Stangata sulla Regione Abruzzo. Colella accusa: «Per 90 giorni bloccato l'imbottigliamento dalla Sorgente Fiuggino»
di Roberto Raschiatore CANISTRO Per la società Sorgente Santa Croce spa la Regione Abruzzo ha fatto «un buco nell'acqua», impedendo per 90 giorni l'imbottigliamento dalla sorgente Fiuggino di Canistro, nella Valle Roveto. Mancato lavoro che equivale a mancato guadagno. Per un danno che supera i 3,5 milioni. Questo l'ammontare del risarcimento che la società dell'acqua dell'imprenditore molisano Camillo Colella ha chiesto alla Regione guidata da Marco Marsilio . Una bella grana, per un contenzioso che si trascina da anni, iniziato con la giunta D'Alfonso . C'È UNA SENTENZA. Quest'ennesimo capitolo della saga dell'acqua oligominerale più nota d'Abruzzo trae origine dalla sentenza del Tar del 31 dicembre 2018, che ha annullato la revoca della concessione precedentemente imposta dalla Regione. Adesso Colella chiede ai giudici amministravi dell'Aquila «l'immediata nomina di un commissario ad acta per costringere la Regione a risarcirlo dei danni subiti». LA PERIZIA: «ADDIO CLIENTI». L'ammontare del risarcimento è stato quantificato da una perizia di una trentina di pagine: l'interruzione dell'attività si è protratta per 90 giorni, dal 25 agosto al 23 novembre 2017. Periodo in cui Santa Croce non ha potuto godere dello sfruttamento della Fiuggino. In questa sorgente marsciana, la società aveva cominciato a imbottigliare l'acqua dopo la revoca, sempre da parte della Regione, della più grande sorgente Sant'Antonio Sponga, decisione quest'ultima impugnata e inserita in un altro serrato contenzioso. La perizia porta la firma dell'architetto Francesco Di Turi . Dall'analisi del professionista, la somma complessiva che la Regione dovrebbe sborsare ammonta a 3 milioni 554mila 276 euro. Di questi, 2 milioni 5.397 euro rappresentano la perdita di fatturato, calcolato sulla media delle vendite dell'anno prima, e presumendo che la società avrebbe venduto l'intera quantità prodotta. La capacità di prelievo della concessione Fiuggino è di un litro al secondo, pertanto la società non ha potuto imbottigliare quasi 8 milioni di litri di acqua minerale, sempre stando alla perizia. Ci sono poi i minori margini derivanti dalla perdita di avviamento nelle relazioni con la clientela in 1.403.534 euro. La perizia calcola infatti la perdita di 287 clienti nel periodo di sospensione, con un fatturato medio ciascuno di 12.032 euro: cifre che vanno moltiplicate per gli anni di accordo di fornitura. Infine. la minore capacità di attrazione di nuovi clienti viene calcolata in 145.345 euro. COSA DICE IL TAR. L'istanza risarcitoria è stata inoltrata il 3 maggio scorso dagli avvocati Claudio e Matteo Di Tonno , con studi a Pescara e Bologna. «Come scritto a chiare lettere dal Tar», precisa la società di Colella, «la Regione è stata condannata a procedere a fare una proposta di risarcimento alla Santa Croce, entro 60 giorni, a partire dalla notifica della sentenza del 4 gennaio scorso, ovvero entro il 5 marzo. Ma non lo ha fatto. Da qui la possibilità di nomina di un commissario ad acta da parte del Tar, secondo una nuova norma, attuata tra le prime volte in Italia, richiesta dai nostri legali». TRE ANNI DI LITI. Tre anni fa, Santa Croce si era vista revocare la concessione per la sorgente principale, la Sant'Antonio Sponga, che aveva portato al licenziamento di 75 addetti. Da allora l'acqua finisce nel fiume Liri ed è nato il lungo braccio di ferro. La sorgente era stata poi aggiudicata provvisoriamente nel marzo 2017 ad Acque minerali per l'Italia, ex Norda, che però aveva deciso di andarsene, minacciando anche richieste milionarie di risarcimento, visto che sostiene di non essere stata messa nelle condizioni di realizzare il nuovo stabilimento e avviare il piano industriale. La Regione ha indetto un nuovo bando che è scaduto giovedì scorso: concorreranno la Santa Croce e il Gruppo San Benedetto. MARSILIO IN ATTESA. Il presidente Marsilio intende visionare le carte con gli avvocati della Regione. E per ora preferisce non intervenire.

Foto: Una protesta dei dipendenti dell'azienda di Canistro dopo gli annunciati licenziamenti


Foto: L'imprenditore Camillo Colella proprietario del marchio Santa Croce