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31/05/2019

Sanatoria al 20 % fino a 100 mila euro Con la manovra l’ipotesi del tombale

Il Messaggero - Andrea Bassi

IL FOCUS
UN'OPERAZIONE SIMILE A QUELLA VARATA NEL 2002 DA GIULIO TREMONTI PER RECUPERARE 22-23 MILIARDI LA SCOMMESSA DEI LEGHISTI: PRENDERE TEMPO PER DARE MODO ALLA FLAT TAX DI SPINGERE IL PIL
ROMA Massimo Bitonci, sottosegretario leghista al ministero dell'Economia, nega che nei vertici degli ultimi giorni tra i Big del partito se ne sia parlato. Certo, ammette, la pace fiscale con le varie rottamazioni che si sono susseguite porterà nelle casse dello Stato 21 miliardi in cinque anni, ma per ora non si è parlato d'altro. Eppure la parola «condono» ha riecheggiato per tutta la giornata di ieri. La Lega sarebbe pronta a "resuscitare" la proposta di «dichiarazione integrativa speciale», una norma partorita lo scorso autunno, alla vigilia della manovra, da Armando Siri, e che prevedeva la possibilità di regolarizzare fino ad un massimo di 100.000 euro di maggior imponibile annuo, dal 2013 al 2017 ed entro il limite del 30% dell'importo regolarmente dichiarato, pagando un'imposta forfettaria del 20%. Allora non se n'era fatto niente. I Cinquestelle, che nel loro dna hanno la contrietà a qualsiasi tipo di condono, avevano cassato senza troppi complimenti la proposta leghista. L'idea adesso torna in auge. Alla Camera, dove è in discussione il decreto-crescita, qualcuno ha iniziato a ventilare la possibilità che in Commissione di materializzasse una qualche proposta leghista in questa direzione. Accanto a delle misure specifiche per le imprese in crisi, una sorta di «saldo e stralcio» delle pendenze con il Fisco. La tesi, insomma, è che a Montecitorio si possa replicare quello che sta accadendo nell'altro ramo del Parlamento, a Palazzo Madama, sul decreto sblocca-cantieri, dove la senatrice leghista Simona Pergreffi, ha presentato un pacchetto di norme del tutto indigeste per il Movimento. A cominciare dalla sospensione per due anni delle regole del codice degli appalti. Un'altra di quelle proposte che erano già state avanzate dalla Lega, ma finite subito nel cestino dei rifiuti per il deciso niet dei Cinque Stelle. Stavolta, nonostante lo staff della comunicazione del Movimento avesse fatto filtrare la contrarietà all'emendamento Pergreffi, la senatrice, con il sostegno diretto di Matteo Salvini, è andata dritta per la sua strada. I MECCANISMI Per il condono sotto forma di dichiarazione integrativa speciale, il film potrebbe essere lo stesso. Ma lo scopo diverso: iniziare a rompere gli argini in vista di una sanatoria più larga, addirittura "tombale" nella prossima legge di Bilancio. Il problema sostanziale che il governo deve affrontare è la manovra d'autunno. Prima ancora di poter ragionare di qualsiasi riduzione di tasse attraverso la «Flat tax» c'è la necessità di impedire che la pressione fiscale salga con l'aumento delle aliquote Iva, le famose «clausole di salvaguardia» imposte dall'Europa a garanzia del rispetto degli equilibri di bilancio. Per evitare che da gennaio del prossimo anno l'Iva aumenti, servono 23 miliardi di euro. L'utilità di un condono tombale è che darebbe la possibilità di rimandare di almeno un paio di anni l'aumento dell'imposta sul valore aggiunto. Il governo comprerebbe il tempo necessario alla «flat tax», all'aliquota unica al 15% sui redditi, di dispiegare i suoi effetti sulla crescita riportando automaticamente in conti in riga. La scommessa, insomma, potrebbe essere questa. Il condono tombale del 2002, quello firmato dall'allora ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, aveva generato maggiori entrate fiscali in quattro anni per 29 miliardi di euro, la maggior parte delle quali nella parte centrale del quadriennio, tra il 2003 e il 2004. Quell'operazione aveva avuto però, alcuni effetti collaterali indesiderati. La Corte di giustizia europea aveva bocciato la sanatoria sull'Iva, aprendo le porte delle imprese che avevano aderito al condono ai controlli della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Entrate (quelle imprese in pratica aderendo al condono si erano autodenunciate). Una materia, dunque, da trattare con le dovute cautele. Il vero punto, tuttavia, non è tecnico ma politico. Una maggioranza al cui interno ci fossero ancora i Cinquestelle, difficilmente potrebbe dare il via ad una sanatoria tombale. © RIPRODUZIONE RISERVATA