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13/02/2021

Salvini sposa lo sviluppo e mette i suoi paletti «Bene l’ambiente, però niente veti ideologici»

QN - Il Giorno

di Pierfrancesco De Robertis Senatore Salvini, ha votato anche Lei su Rousseau? «Guardi, porto rispetto per i tempi e i problemi degli altri ma è surreale che in piena emergenza 60 milioni di italiani abbiano atteso per giorni che Grillo decidesse che cosa fare». Ma non ha deciso Grillo, hanno deciso i militanti Cinquestelle. Almeno così dicono. «Hanno votato i militanti in base ai modi, e ai tempi e alle vignette decise da Grillo. Eppure il movimento si è spaccato: c'è da essere preoccupati, pensando al governo». Adesso siete al governo insieme, dovrà andarci d'accordo. «Per quanto mi riguarda il governo Draghi nasce con il motto 'patti chiari amicizia lunga'». Anche con la Lega. «Certo. Abbiamo alcune emergenze molto importanti da affrontare, che sono quella economica, sanitaria ed educativa sulle quali dobbiamo impegnarci tutti pancia a terra e senza inutili polemiche per il bene del Paese. Risolte queste, è evidente che le strade della Lega si dividono da Pd e dai Cinquestelle». Eppure Grillo non ha iniziato bene con voi. Quelle battuta sul vostro preteso non ambientalismo... «Sono battute che possono far ridere o no, ma che non dicono nulla. Su un tema peraltro serio, come quello della tutela dell'ambiente. Le regioni italiani dove si ricicla e si fa più raccolta differenziata sono quelle amministrate dalla Lega. Lombardia e Veneto fanno differenziata per il 72 e 74 per cento. Il Lazio (dove c'è la Roma male amministrata dalla Raggi) e la Campania di De Luca differenziano al 52. Lombardia e Veneto contro Lazio e Campania. Le piace vincere facile. «Non è una questione di nord contro sud. Anche in Sardegna, per esempio, la raccolta differenziata è al 70 per cento. Quindi Grillo pensi prima di tutto ai rifiuti della Raggi». Le piace l'idea di questo ministero della transizione ecologica che unirà, come pare, ambiente e Mise? «Raccoglieremno volentieri la sfida. Tutelare l'ambiente assecondando anche lo sviluppo è il tema dei prossimi 30 anni. L'importante è non farlo a colpi di no: no alla Tav, no al Tap, no alle olimpiadi». Proprio i no vi hanno diviso dai grillini nel primo Conte. Il tema si riproporrà? «Confidiamo in Draghi e nella sua idea di un'Italia che cresce e che lavora. Non mi nascondo però che qualche differenza di sensibilità esiste. Penso ai rifiuti. Nei programmi Cinquestelle si parla di discariche, noi guardiamo invece all'Europa dove i rifiuti vengono termovalorizzati e diventano risorsa economica». L'Europa è diventata il suo modello? «Le etichette sono superate. Europeismo, antieuropeismo vogliono dir poco». Forse la Lega era più europeista di quanto si pensava. «Ribadisco che non mi appassionano le etichette, ma confermo che noi abbiamo sempre voluto migliorare l'Europa e non distruggerla». Beh, insomma, qualche felpa no-euro è capitato di vedergliela addosso... «Vede, nei documenti fondativi della Comunità europea c'è scritto che l'Europa si occupa di benessere, di lavoro, di giovani. Non solo di vincoli e tagli. Io per esempio farei a cambio domani tra le normative europee sugli appalti azzerando il codice degli appalti italiani». Non teme che questo mutato atteggiamento verso la Ue disorienti i vostri elettori? «Chi vota Lega o è un nostro dirigente fa della concretezza la propria cifra distintiva. Se quindi riusciremo a riportare l'interesse nazionale sui tavoli europei tutti capiranno. Io l'ho fatto per l'immigrazione, la sicurezza, la lotta alle mafie». Sarete al governo con Pd e Leu. Non teme il partito delle tasse? «Abbiamo chiesto a Draghi due impegni: che non si aumentino tasse esistenti e che ci sia un inizio di taglio a partire dall'Irpef. Ci è stato detto di si». Pd e Leu non la penseranno così. «Senza Lega e Forza Italia il dibattito nel governo sarebbe stato dove iniziare a tassare, se la casa o i rispami. Questo è il valore aggiunto della nostra scelta di stare dentro». Parlarete di legge elettorale? «La legge elettorale non si toccherà. E' materia parlamentare, le emergenze in questo momento sono altre». Mercoledì ha visto Berlusconi. Come l'ha trovato? «Bene, tonico, motivato». Di che cosa avete parlato? «Di cantieri. E' la cosa che ci interessa di più. Bisogna sbloccarli prima possibile. Ogni miliardo di lavori porta fino a 15mila posti di lavoro. Nel governo Lega e Forza Italia si pongono come i portavoce dello sviluppo, della crescita e della velocità». Del cantiere del Ppe avete parlato? In Europa Forza Italia ha un certo peso. «No, ci siamo concentrati su altro. So che ogni tanto viene fuori questa storia della nostra adesione al Ppe, si fanno dei discorsi, ma per adesso il tema non si pone». © RIPRODUZIONE RISERVATA