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20/07/2021

Salvini “Sotto i 40 vaccini meno urgenti Green Pass allo stadio non per la pizza”

La Repubblica - Piero Colaprico

Intervista al leader della Lega
Meloni infuriata sulla Rai? Reazione a caldo, l'unità del centrodestra prima di tutto. Con Bernardo a Milano siamo in ottime mani Sul ddl Zan, Letta sa che lo scontro non conviene né a lui né a chi dice di voler difendere. E non penso di dover dire la mia anche su Orbán
Matteo Salvini, la variante Delta sta facendo rialzare nettamente i contagi. Lei ha detto di avere i genitori vaccinati, ma che non vuole vedere suo figlio diciottenne inseguito da una siringa. Come la mettiamo? «Io mi vaccinerò a breve, come libera scelta, e ho 48 anni. Ieri in Gran Bretagna c'erano 54 mila positivi, ma era stabile il numero dei morti. La variante Delta è contagiosa, rapida, non intasa però ospedali. Infatti in Inghilterra tolgono le restrizioni. Ho appena fatto una riunione in Zoom con Giorgetti, i capigruppo di Camera e Senato, Luca Coletto che segue la sanità, presidenti di Regioni ed enti locali. E la cabina di regia è questa: far di tutto per arrivare alla piena vaccinazione dai 60 anni in su».
E perché? «Perché i dati dicono che l'85 per cento dei deceduti ha più di 70 anni. E sotto i 60, il tasso di mortalità è inferiore allì'1 per cento.
Va insomma completata l'opera egregia del generale Figliuolo, ma non se ne parla di imporre obblighi, specie ai più giovani. Dall'inizio della pandemia, i morti tra i 10 e i 29 anni sono stati 85, vale a dire lo 0,1 per cento».
Niente vaccino per i giovani? «Mettiamo in sicurezza dai 60 in su, da 40 a 59 scelgano, per i giovani non serve. Per di più, se vogliamo il Green Pass per tutti, al momento finiremmo a ottobre, facendo saltare la stagione e le vacanze.
Sarebbe devastante. E inutile.
Ma sul Gren Pass che decisioni prenderà la Lega in Consiglio dei ministri? «Per andare a San Siro, con 50 mila, o a concerti da 40 mila il Green Pass ha senso, ma sui treni pendolari no, per mangiare la pizza no. Mettiamo in sicurezza genitori e nonni senza punire nipoti e figli. E presto cambieremo il criterio sui colori delle regioni. Su 8 mila posti in terapia intensiva, oggi ne sono occupati 156, in calo rispetto a ieri.
Usiamo il modello tedesco, niente Pass, ma buon senso, educazione, regole. In Francia l'hanno reso obbligatorio sia perché la campagna vaccinale aveva difficoltà, sia per il crollo di popolarità di Macron».
Parliamo di Milano. Nelle sue prime uscite, Luca Bernardo ha detto che continuerà a fare il medico, ne consegue che lavorerà a mezza giornata. Non è che avete sbagliato candidato? «No, abbiamo trovato una persona perbene e normale. Fa un lavoro importante, come il medico, e ci ha chiesto di non abbandonare alcuni pazienti, specie i più piccoli.
Adesso lo conoscono in pochissimi, ma per i nostri sondaggi è già testa a testa. Quando i milanesi lo conosceranno, noi saremo in ottime mani».
Scusi, ma l'ultima dichiarazione di Bernardo - «Milano è una città spenta che va riaccesa» - è francamente surreale...
«Milano è Milano e resta Milano a prescindere dai sindaci e dalla politica, possono cambiare partiti e coalizioni ma i milanesi sono più forti di tutti. Ammetto che Beppe Sala era partito alla grande, con tanti progetti, dagli scali ferroviari allo stadio, ma dopo cinque anni le sue promesse sono rimaste sulla carta e, a differenza di Gabriele Albertini e Giuliano Pisapia, ha deluso, almeno me e tanti altri. Ha avuto una maggioranza litigiosa, c'è stato il Covid che ha frenato tutti, ma di Sala resta poco».
Lo vedremo al voto. Quanto le dispiace Gabriele Albertini che s'è tirato indietro? «Da ottimista conto di ricoinvolgerlo, di riportarlo in squadra con un ruolo importante». Ultima domanda sul voto di ottobre a Milano: voi puntate sulla sicurezza, ma moltissime analisi sostengono che per i milanesi non è un grave problema. Davvero vi volete giocare la partita sulla politica della paura? «La sicurezza fa rima con la libertà.
Libertà di uscire, girare sui mezzi pubblci, andare al parco... Sì, lo so, ci sono in Italia città dove il problema è più grave, ma senza scomodare periferie, occupazioni abusive e baby gang, basta andare un pomeriggio qualsiasi a Porta Venezia, e in viale Vittorio Veneto, e siamo nel cuore di Milano, per capire che il tema c'è. Ma la sicurezza non è tra le priorità».
Cambio di rotta? «In cima ci sono la riconnessione del tessuto sociale, il lavoro e la lotta alla povertà. In coda al "Pane quotidiano" ho visto gente in giacca che poi va in ufficio».
Giorgia Meloni. L'esclusione di FdI dal cda della Rai l'ha fatta infuriare. Ora minaccia di andare da sola in Calabria e in altre città, a partire da Bologna...
«Ma no, è una reazione a caldo.
L'unità del centrodestra viene prima di tutto. Anche la Lega ha perso delle poltrone nei consigli d'amministrazione, ma non penso siano argomenti che mettano in forse la coalizione che si propone di governare il Paese. Faremo anzi di tutto per avere il massimo del pluralismo in Rai. Ne ho parlato con Draghi, è necessario avere nella tv pubblica ogni voce».
I maligni dicono che lei cita Draghi, che tanto non smentisce e non conferma.
«Con Draghi abbiamo parlato in settimana un'ora, di riforme, cartelle esattoriali, di salute e vaccinazioni. Però che la televisione pubblica sia pluralista è nell'interesse di tutti».
L'onorevole Meloni dice che chi la ostacola teme la sua crescita.
«Il mio avversario è a sinistra. Non ho nemici, ma avversari. E avversari-alleati, penso a Letta e Conte. Invece per me Berlusconi, Cesa, Lupi, Meloni sono alleati-alleati e spero stiano tutti in buona salute, anche perché dobbiamo lavorare insieme per cambiare il codice degli appalti, negare lo ius soli, rendere davvero equa Equitalia».
Enrico Letta, in un'intervista ieri a "Repubblica", apre a possibili aggiustamenti in Parlamento sulla riforma della giustizia, invocati anche dai 5S. Lei è d'accordo? «Mi fa piacere che Letta si ricordi che si possa cambiare legge in Parlamento, come il ddl Zan.
Quanto alla giustizia, non vorrei che fosse un'idea per rinviare sine die. Si sa che per i 5stelle la riforma Bonafede non si cambia. Ma a me non piace. Viceversa, il pacchetto Cartabia-Draghi va bene. Prima si approva e meglio è».
E i vostri referendum? «Coprono sei materie e se gli italiani continuano a firmare - e possono farlo anche a luglio, agosto e settembre - a primavera saranno oggetto di voto. Siamo già arrivati a quota 300 mila firme. E così aiutiamo anche la riforma di Draghi, la acceleriamo».
Legge Zan. Letta ha respinto il suo invito ad un incontro per mediare, a meno che lei non rinneghi le norme anti-Lgbtqi+ approvate in Ungheria. Perché non lo fa, scusi? «Vivo e lavoro in Italia, rispetto tutti, ma non penso di dover dir la mia su Orbán, fascisti su Marte e venusiani. Lo scontro non conviene né a lui né alle persone che dice di voler difendere. Se vuole andare allo scontro, lo avrà. A Milano si dice piuttost che nient l'è mei piuttost, meglio la mediazione che rimanere con nulla in mano».

Foto: Nelle piazze Matteo Salvini in tour coi gazebo per i referendum sulla giustizia


Foto: FACEBOOK/MATTEO SALVINI/ANSA


Foto: Il leader del Pd Enrico Letta